Se volete approfondire la vostra conoscenza di Francesco Guccini (o magari fare un regalo in vista del Natale), questo Fra la Via Emilia e il west di Paolo Talanca (Hoepli) è quel che fa per voi.
Nell’introduzione, l’autore avverte: «Quella che avete tra le mani non è una biografia di Francesco Guccini. Non è una biografia, nel senso che non vuole essere un esaustivo racconto di vita».
In effetti è così, non è una biografia in senso classico. È di più, ed è meglio. Scrive nella sua bella e dotta prefazione Gianni Mura, “un gucciniano della prima ora, avvinto e convinto ma monco”: «Talanca ha raccontato così in profondità Francesco (vita, opere, pensieri, canzoni, radici) da sconsigliare a chiunque da avventurarsi sullo stesso terreno».
Riassume bene il tutto il sottotitolo, Francesco Guccini: le radici, i luoghi, la poetica. Questo libro è un viaggio in nove tappe (più due “bonus track”) nei luoghi fondamentali della sua vita, Pàvana, Modena, Bologna, ancora Pàvana. Ma anche l’America, prima sognata e amata, poi visitata e odiata. E Bisanzio, che non è soltanto il titolo, come nota Paolo Jachia, del «brano più bello di quelli contenuti in Metropolis e uno dei più interessanti della sua produzione», ma è una sorta di luogo-simbolo, fondamentale nella poetica gucciniana.
«Bisanzio», osserva Talanca, «dà inizio a un Guccini differente. Il cantautore negli anni Ottanta comincia ad architettare storie ponendosi come osservatore esterno, magari partendo dalle letture copiose e da una tradizione di scrittori amati, oppure inventando personaggi di sana pianta, come nel caso di Autogrill o, più tardi, Samantha».
Nella seconda “bonus track”, Talanca si pone una domanda inusuale trattandosi di un musicista, quindi una persona: «Cos’è Francesco Guccini?» (proprio “cosa”, non “chi”). Domanda alla quale cerca di dare una risposta riportando dichiarazioni e scritti, alcuni recenti, altri piuttosto datati (quindi molto importanti come “testimonianze d’epoca”) di amici, musicisti, colleghi cantautori o giornalisti. Naturalmente la riposta non è univoca, ognuno ha il suo punto di vista, un aggettivo particolare, un ricordo. Scrive per esempio Vincenzo Mollica: «Guccini è l’unico cantautore che riesce a dialogare col il pubblico e rinverdire i fasti dell’avanspettacolo». E aggiunge Luciano Ligabue: «alla gente non basta starlo a sentire. La gente ci vuole parlare. E forse ha voglia di confidarsi con lui. Come faresti solo con il tuo barista di fiducia».
In definitiva, questa “non biografia” in realtà è un libro che scava in profondità nella vita e nella poetica di uno dei principali rappresentanti della nostra canzone d’autore, con disquisizioni talvolta piuttosto erudite e l’analisi delle sue canzoni più rappresentative. Ma non è “pesante”, alle approfondite analisi fanno da contrappeso una bella scrittura punteggiata da un gran numero di aneddoti davvero gustosi che rendono la lettura di Fra la Via Emilia e il west scorrevole e piacevole.

(Clicca qui per guardare il video dell’ultima canzone di Francesco Guccini Natale a Pavana)



































