The Irishman

Vita di killer e padre di famiglia irlandese nell'America dei bravi ragazzi. Risolto il mistero Hoffa...

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The Irishman
di Martin Scorsese
con Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel, Ray Romano, Bobby Cannavale
Voto: coraggioso

Ok. Ormai è per chi lo guarda in tv. La durata è apocalittica, ma non annoia, la storia è inedita ma sembra un gigantesco déjà vu perché è come un viaggio nel cinema di Scorsese. In apparenza quello di Mean Street, Toro Scatenato, Quei bravi ragazzi, Casinò eccetera. Ti sembra di averlo già visto. Italoamericani, storie di gangster, una spolverata di storia americana, malinconia alternata a violenza bruciante, tutti i personaggi con la lapide scritta in sovraimpressione sulle testa, con data e modo di morte. E finalmente un’ipotesi di dove sia finito il corpo (tutt’ora non ritrovato) del sindacalista Hoffa. Tutto vero e invece no: Scorsese è un ragazzino che gioca anche coi film religiosi e con gli effetti speciali, e mentre criticava il cinema giocattolo dei supereroi ha fatto un film sintetico con tre attori storici De Niro, Pesci e Pacino trasformati dai software ringiovanenti in personaggi plasticati di un videogame, o in attori rivisti e corretti da film di Zemeckis. Scorsese ha coraggio: ci vuole convincere che stiamo assistendo alla carriera di killer mediatore dell’Irishman De Niro, che passa da semidisoccupato a imbiancatore (che i muri non li imbianca, li sporca di sangue con esecuzioni velocissime a bruciapelo) e invecchia attraversando la storia americana delle famiglie mafiose senza avere una famiglia (è irlandese) per finire rottamato nel corpo e nello spirito come un pensionato qualsiasi. È un film sull’invecchiare dove nella prima mezz’ora non riesci a convincerti che i personaggi siano giovani. Sembrano meravigliosamente passati attraverso una plastica chirurgico/elettronica. Ci vuole fegato. Mentre criticava i film di effetti speciali Scorsese ne stava preparando uno anche più effettato. È il cinema classico che bypassa il cinema giovane anche negli effetti speciali. Lo scotto da pagare è una strana sensazione di sintetico e malinconico. Qualcosa di nuovo a cui tra qualche anno guarderemo con la tenerezza riservata ai pionieri.

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