La colonna sonora di questo Natale porta la firma dei Finley

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Sono tanti i riferimenti alle “tradizioni” natalizie che alla lunga un po’ stufano: da Kevin che perde l’aereo alla poltrona che non è sufficiente per due persone, passando per i dischi di Bublè. Insomma, fin dal titolo il nuovo singolo dei Finley mette in chiaro le cose: non sono proprio i tipi di persone che aspettano con impazienza il 25 dicembre, anzi non vedono l’ora che sia il 6 gennaio perché tutto torni alla normalità.

Un po’ di sano odio per l’atmosfera natalizia è quello che emerge da Santa Claustrofobia il singolo rilasciato il 25 novembre, ad un mese esatto dalla festa più amata (ma anche odiata) da tutti, e che certamente non potrà passare inosservato.

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Con l’ironia che li ha sempre contraddistinti e la voglia di non omologarsi, Pedro, Ka, Ivan e Dani hanno scelto di pubblicare un pezzo che mette insieme tutti i luoghi comuni e i cliché di una festa che col passare del tempo sta sempre più perdendo il suo fascino.

Arrivate da un’estate di concerti, senza contare il vostro programma in radio. Quando avete trovato il tempo per scrivere?
In realtà il brano l’ho scritto in spiaggia l’estate scorsa, che forse non era il contesto più giusto, ma avevo questa idea in testa che mi ronzava da un po’. C’era questo gioco di parole che volevo usare e divertirmi un po’ scrivendo un brano che ribaltasse la canonicità dei cliché legati al Natale. Ho provato a mettere in campo tutta la mia fantasia per mettere insieme questo pezzo che sarà la colonna sonora di quei Grinch che odiano il Natale proprio come me.

Far uscire ad un mese esatto da Natale una canzone come Santa Claustrofobia è una mezza provocazione. Che vi ha fatto di male Babbo Natale?
Niente di personale contro Babbo Natale. Abbiamo semplicemente spostato il focus dai luoghi comuni che il Natale porta con sé in quanto periodo di gioia e condivisione, mostrando un punto di vista diverso e alternativo che potesse rappresentare quella parte di società che non vive questo periodo nell’attesa del Natale che secondo me è una cosa un po’ triste. Non vediamo l’ora di portarla sul palco per tutti quelli che vivono questa festa come noi, un po’ come hooligans.

Diciamo che in questo brano vestite un po’ i panni del Grinch, anche se bisogna ammettere che anche quello è diventato una sorta di cliché del Natale…
In realtà il personaggio che mi ha dato l’idea per questo brano è Ebenezer Scrooge del “Canto di Natale”. Immaginarlo chiuso in casa sulla poltrona pronto a sparare contro chiunque si fosse presentato in casa è stata la molla che è scattata nella mia testa Io una delle prime volte l’ho visto nella versione Disney interpretato da Paperon de’ Paperoni ed è il personaggio che ho cercato di raffigurare. Poi ho utilizzato delle “immagini forti” per sottolineare il fastidio.

Ma nel “Canto di Natale” di Dickens c’è il lieto fine…
Ovvio, ma in tre minuti di canzone non ci stava una evoluzione del genere, sarebbe stato troppo ribaltare così il punto di vista. Quindi nel nostro pezzo non c’è il lieto fine.

Questo nuovo pezzo ha un suono elettronico che si avvicina molto a quello di Armstrong l’album di inediti uscito l’anno scorso. Che lavoro c’è dietro?
Il lavoro è quello di Alex Trecarichi che ha curato la produzione di Armstrong e di Odio il DJ. Questo brano suona così perché lui dosa bene strumenti ed elettronica, conferendogli un sound complesso. In questo modo il pezzo suona più contemporaneo, sarebbe stato troppo facile usare un suono graffiante utilizzando gli strumenti classici. Quando lo suoneremo dal vivo, penseremo a come renderlo con gli strumenti.

Con il nuovo singolo avete annunciato anche un tour (si può dire?) “natalizio”: cosa potete anticipare su queste date?
Sicuramente cambieranno un po’ di cose. Anche a partire dalla scaletta: reinseriremo qualche brano molto atteso che non suoniamo da anni e ci saranno un bel po’ di novità rispetto al tour estivo. Diciamo che cerchiamo sempre di cambiare gli equilibri della scaletta per dosare i momenti tra brani nuovi e pezzi “storici”.

La parte del live è sempre stata quella più importante per la vostra carriera che avete scelto di celebrare con We are Finley uscito a maggio. Come avete scelto i brani?
Non è stato facile. Abbiamo dato la precedenza a quelli che possiamo definire i nostri “grandi successi” e poi ci abbiamo inserito i brani che hanno dato in un certo senso una svolta alla carriera. Abbiamo cercato di fare una panoramica degli ultimi anni, dando una certa importanza agli ultimi anni di concerti da cui vengono la maggior parte delle tracce live. Siamo riusciti a mettere tutte le nostre caratteristiche nel disco, cosa non semplice, in modo che si vedesse quasi quello che sono i nostri live. Volevamo che si riuscisse a capire cosa si prova a venire ad un nostro concerto e ci siamo riusciti.

Discorso a parte per San Diego che invece è un singolo nuovo di zecca, scritto per un’occasione speciale.
Un’occasione più che speciale, che è la nascita del mio primogenito. È stata una canzone terapeutica che mi ha aiutato ad affrontare la paternità in modo più sereno, se serenità si può parlare. Diciamo che mi ha aiutato a capire che volevo essere padre. Non è stato un persorso semplice, è stato bel cambiamento senza dubbio e la canzone mi ha aiutato a psicanalizzarmi ed è stato un modo per coronare la mia gioia. Gioia che ho condiviso con gli zii e a cui si è aggiunta quella di Ka perché è nata anche sua figlia, Lavinia. È stato un bel modo di festeggiare questo 2019 pieno di novità e di gioie professionali e personali.

Come è cambiato il rapporto col vostro pubblico da che avete iniziato ad oggi?
È cambiato perché le distanze si sono assottigliate. Quando abbiamo iniziato eravamo visti come ragazzi irraggiungibili e inarrivabili. C’era una distanza maggiore col pubblico, anche perché il divario di età si sentiva di più, oltre alla sovraesposizione mediatica a cui eravamo sottoposti. Ora è tutto molto più semplice, anche grazie ai social. È un rapporto che è cresciuto, come un’amicizia: più hai modo di frequentarti meglio conosci chi ti sta di fronte. C’è stata una bella evoluzione. Quello che è rimasto è il saldo legame con la nostra gente che ci sostiene qualsiasi cosa facciamo, c’è un patto di fiducia molto importante

E voi, quanto siete cambiati?
Siamo cambiati parecchio. Fisicamente diciamo che ancora teniamo botta bene. Abbiamo fatto uscire il primo disco a 20 anni, eravamo ragazzi di provincia. Venivamo dalla provincia e questo non facilita il percorso di maturità. Adesso è tutto più veloce e più precoce, i 20 anni di allora sono forse i 16 di oggi. C’è da dire che abbiamo fatto grandissime esperienze e non basterebbe una vita per raccontare tutto. Forse adesso c’è molto più entusiasmo rispetto a prima, quando le cose che arrivavano “venivano dal cielo”. Ora che è tutto un po’ più difficile, ti godi più il risultato e anche quando non lo raggiungi sei contento del percorso che fai, sei più consapevole.

Avete detto che questi saranno gli ultimi appuntamenti per un po’ di tempo. E nel frattempo?
Non lo so. In realtà anche questo brano è uscito a sorpresa perché l’idea era quella di fermarci anche adesso per recuperare un po’ di energie. Poi però ho presentato ai ragazzi il brano e sono impazziti e quindi abbiamo deciso di pubblicarlo subito con tutti gli annessi e connessi. Ma abbiamo bisogno di fermarci. Abbiamo bisogno di non avere addosso la frenesia di fare le cose di fretta. Anche perché non abbiamo autori quindi abbiamo bisogno di creare, sperimentare e sbagliare per portare novità sul palco. La fretta è una cattiva consigliera e ti porta a presentare al pubblico qualcosa di già visto magari in una veste un po’ diversa. Ci vorrà del tempo, per adesso siamo scarichi e abbiamo bisogno di un po’ di tempo per lavorare su cose nuove.

Questo il calendario delle prossime date:

6 dicembre – BOVOLONE (VR), Palasport Le Muse / Ingresso gratuito
7 dicembre – PRATO, Capanno17
13 dicembre – TORINO, SPAZIO211
27 dicembre – MEZZAGO (MB), Bloom
28 dicembre – MODENA, OFF

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Cristina Scarasciullo
22 anni e una grande passione per la musica, in particolare per quella italiana. Scrivere è sempre stata una necessità fin da piccolissima, così dopo la maturità scientifica ha scelto di proseguire gli studi nell'ambito della comunicazione, per coltivare il sogno di diventare giornalista. Oltre alla musica ama lo sport, il cinema e i viaggi.

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