Il ritorno di ELL3: fra elettronica e strumenti tradizionali ecco “Lotus”

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ELL3

Lotus è il nuovo Ep di ELL3, nome d’arte di Flaminia Gallo, e da qualche giorno è disponibile su Spotify e su tutti i digital store.

Il disco esce a distanza di due anni dal precedente lavoro Camouflage ed è il risultato di un lungo periodo di ascolti, di jam e collaborazioni. Due anni mossi da una continua ricerca che ha portato più volte ELL3 a cambiare direzione fino ad arrivare alla stesura di questi cinque primi brani cuciti insieme con cura e passione.

L’Ep è stato anticipato da due singoli: Easy (clicca qui) e HLNG. Hey ma è il nuovo singolo, gli altri due brani si intitolano Damn e My body on you. Abbiamo intervistato ELL3 per farci raccontare il suo nuovo lavoro.

ELL3

Hai da poco pubblicato Lotus, il tuo nuovo Ep. In cosa si differenzia rispetto a Camouflage, il tuo precedente lavoro?
Sono due lavori completamente diversi. Ho lavorato a questo Ep con un altro produttore, Davide Zanierato aka Dave. È il frutto di due anni di studio, di ricerca e probabilmente di messa a fuoco su quello a cui vorrei veramente arrivare. In Camouflage probabilmente c’era un primo schizzo di quello che volevo fosse la mia musica. Ora sento che il disegno comincia ad aver tratti più definiti, che tutto mi rappresenta maggiormente.  

Il tuo è un lavoro molto curato musicalmente. Fra elettronica e strumenti tradizionali, hai trovato il sound che cercavi?
Grazie! Lo sto trovando e lo devo anche al mio produttore. Provenendo dalla musica classica mi sono resa conto che spesso, anche a livello vocale, rimanevo chiusa dentro alcuni limiti che non mi permettevano di esprimermi come avrei voluto.

Perché la scelta di cantare in inglese?
Questa è una domanda ricorrente. Credo sia dovuto al patrimonio musicale con il quale sono cresciuta. Sicuramente ho ascoltato e ascolto la musica italiana, soprattutto Battisti, Mia Martini, Mina, ma diciamo che ricordo la mia infanzia con Sinatra, Ella Fitzgerald, Barbra Streisand, Bill Withers, Stevie Wonder, Marvin Gaye… Se ascolto un disco mi viene spontaneo metterne uno dei Radiohead o in questo preciso periodo di Fka Twigs. Non mi viene naturale scrivere in italiano sul genere di musica che faccio. Questo però non vuol dire che magari un giorno non possa uscire qualcosa che non sia in inglese.

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Come nascono i tuoi testi?
Dipende… Mi piace molto scrivere, mi libera dai pensieri che spesso sovraffollano la mia testa, è una sorta di terapia. Ho il mio piccolo quaderno sul quale mi appunto frasi, riflessioni, sogni, o cose che mi succedono durante la giornata. Posso dire però che preferisco scrivere la sera, perlomeno è il momento in cui mi capita più spesso. La notte ha il potere di amplificare ogni mio senso. Sono più sensibile a tutto ciò che mi circonda, ha una magia che mi fa percepire ogni cosa come possibile, con una patina di romanticismo.  

Il tuo nuovo singolo è Hey ma. Al di là dell’aspetto promozionale, sembra di capire che sia una canzone alla quale sei particolarmente legata. È così?
Si, è uno dei brani a cui sono più legata. L’ho scritto per mia madre, con la quale ho un legame molto forte. Sono cresciuta principalmente con lei. Mi ha insegnato a essere una donna forte e indipendente, ma mai cinica. A vedere le cose con oggettività senza rinunciare alla dolcezza e alla poesia.

Sei nata in una famiglia di musicisti, quanto ha influito questo sulla tua formazione e sul tuo percorso artistico?
Tantissimo, nel bene e nel male. Mi sono abbeverata di musica da quando ancora ero in pancia di mia madre. Mio padre è un cantante lirico e mia madre una pianista. Quando mi preparavano per andare all’asilo in sottofondo c’erano le Sinfonie di Mozart. Fino a pochi anni fa credevo sarebbe stato quello il mio destino. Ho studiato canto con mio padre, mi vedevo in un teatro nel ruolo de la Carmen di Bizet. Poi mi sono resa conto che avevo bisogno di qualcosa che appartenesse solo a me, di un mio mondo. Ed eccoci arrivati qui!

Un artista per te imprescindibile?
Adesso ti rispondo Thom Yorke. Non riesco a smettere di ascoltare l’ultimo disco Anima da quando è uscito. Vederlo live a Collisioni mi ha letteralmente sconvolta. Ero ipnotizzata. Credo che a livello musicale, estetico sia geniale.  

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Tu sei di Torino, una città che, vista da fuori, dà l’idea di essere molto viva musicalmente. È ancora così?
Lo è. Amo la città in cui vivo, nonostante stia attraversando un momento un po’ turbolento sotto alcuni aspetti. C’è molto fermento, musicale e artistico in generale.

Hai concerti in programma?
Il prossimo concerto sarà il 18 dicembre ad Off Topic a Torino. A gennaio saremo a Milano, Bologna e poi seguitemi sulla mia pagina Facebook o Instagram, così vi tenete aggiornati su tutti i nostri movimenti.

Come ti immagini nel 2030?
Non ne ho la più pallida idea. Sono in un momento in cui persino il domani è un grosso punto interrogativo…. Figuriamoci immaginarmi nel 2030!!!!

Il video di HLNG:

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

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