Cantando sotto la pioggia, a Milano

0
Singin' in the Rain

Nonostante il primo musical italiano sia andato in scena quasi 70 anni fa (Attanasio cavallo vanesio con Renato Rascel, 1952), e anche se nel corso degli anni siano stati diversi i musical di grande successo (in particolare quelli firmati dalla coppia Garinei e Giovannini), questo è un genere che da noi fino a non molto tempo fa era negletto.

Poi, col terzo millennio, se ne sono iniziati a produrre parecchi anche in Italia. Ma ancora oggi non tutti sono di un buon livello qualitativo. Bisogna quindi stare attenti ad alcune “indicazioni”. Una che ha una validità quasi assoluta è la firma, come regista o in altro ruolo, di Chiara Noschese. E nel caso della versione italiana di Singin’ in the Rain, attualmente in scena al Teatro Nazionale di Milano, firma appunto la regia (così come firma quella di Balliamo sul mondo, musical basato sulle canzoni di Ligabue, fino a marzo in tour nazionale).

La storia, pur con qualche piccola variante, è sempre quella, mutuata dal film diretto nel 1952 da Stanley Donen e Gene Kellly e mirabilmente interpretata dallo stesso Gene Kelly e Debbie Reynolds.  1927, Hollywood sta vivendo la rivoluzione del passaggio al sonoro. I divi del muto devono reinventarsi. Don Lockwood (Giuseppe Verzicco) e Lina Lamont (Martina Lunghi) sono una coppia collaudatissima e di gran successo. Il problema è che lei ha una voce gracchiante ed è pure piuttosto scemotta. A salvare la situazione arriva Kathy Selden (Gea Andreotti), che doppia Lina ed evita al loro primo film sonoro un tonfo clamoroso.

Singin' in the Rain
@Luca Vantusso

La versione messa in scena da Chiara Noschese è brillante, spiritosa, capace di strappare applausi a scena aperta e una lunga ovazione finale, regalando oltre due ore di sano divertimento. I costumi (di Ivan Stefanutti) e le scenografie (di Lele Moreschi) riproducono perfettamente l’atmosfera degli anni Venti: la scelta di cambiare i quadri a scena aperta è coinvolgente e regala dinamicità alla storia.

Belle le luci (di Francesco Vignati), ottima la traduzione e gli adattamenti di testo e liriche (di Franco Travaglio e Gianfranco Verdoni), davvero ben studiate ed eseguite le coreografie (di Fabrizio Angelini). Una menzione la meritano anche Simone Manfredini e Andrea Calandrini, rispettivamente responsabile della supervisione e della direzione musicale. Del resto un musical è un’opera collettiva, e per la sua riuscita tutto deve girare al meglio.

Singin' in the Rain
@Luca Vantusso

Ovviamente gran parte del merito va al cast, selezionato con cura da Chiara Noschese e formato da ottimi professionisti che già si erano distinti in altri show. Bravissimi i due protagonisti, ma una nota di merito va a all’istrionico Mauro Simione (già visto in Pinocchio e A Chorus Line, qui interpreta il ruolo di Cosmo) e a Martina Lunghi. Perché è vero che basta fare un giro sui social per rendersi conto che ormai siamo circondati da un’idiozia dilagante, ma poi bisogna essere bravi per interpretare in teatro (molto bene, per altro) la parte della tonta. Per di più con quella voce che fa morire dal ridere (per dirla tutta, uno esce da teatro e si domanda: ma quale sarà la sua voce vera?).

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Singin’ in the Rain resta in scena al Teatro Nazionale fino all’11 gennaio. 

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome