“Non fare stronzate, non morire” Leggere con dolore e tristezza. La storia di Vic Chesnutt

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Sono davvero un malato della lettura, soprattutto delle vicende di quelli che fanno il mio mestiere. Potrei leggere qualsivoglia storia riguardante musicisti. All’estero mi capita di saccheggiare i negozi di libri che vendono libri a prezzi stracciati e una delle ultime volte sono tornato a casa con la autobiografia di Gary Kemp, sì, proprio il chitarrista e autore degli Spandau Ballet e devo dire che per due sterline è stata una ottima lettura, piena di consigli interessanti e vicende strane e collegate.

Ora, grazie alla neonata e coraggiosa casa editrice Jimenez , ecco che mi sono trovato a leggere un libro scritto da Kristin Hersch, musicista e songwriter nonchè amica di Vic Chesnutt.

Il libro si chiama “Non Fare Stronzate, Non Morire, Un Addio a Vic Chesnutt.”

Storia dolente, coinvolgente, triste di una tristezza vitale, incentrata su una vicenda umana avvincente e coraggiosa, virtuosa, che si addentra con dolorosa profondità nelle motivazioni del fare musica, del proporre canzoni originali in un mondo che non le ascolta.

In America non è che siano messi molto meglio che da noi se non che, perlomeno là, chi esce dall’ambiente indie come i R.E.M. rimane coerente col suo passato e aiuta quelli che vede essere come loro, lo fa producendo i loro lavori, proprio come ha fatto Michael Stipe con Vic Chesnutt.

“Amico, stronzo, angelo, mutante”, il cantautore Vic Chesnutt “è arrivato e ha fatto in modo che le persone disgustose e disturbate ci sembrassero … non so, più belle, credo”. Un tetraplegico che sapeva suonare solo pochi, semplici accordi alla chitarra, Chesnutt ha inciso diciassette album osannati dalla critica, prima della morte avvenuta nel 2009. Nel 2006, NPR lo ha inserito nella top five dei dieci più grandi songwriter viventi, insieme a Bob Dylan, Tom Waits, Paul McCartney e Bruce Springsteen. Le canzoni di Vic Chesnutt sono state interpretate da molti artisti importanti, tra cui Madonna, Smashing Pumpkins, R.E.M., Sparklehorse, Fugazi e Neutral Milk Hotel.

Kristin Hersh è stata in tour con Chesnutt per quasi un decennio, e sono diventati amici, legando grazie all’amore per le canzoni e alla reciproca lotta contro i problemi di salute mentale. In Non fare stronzate, non morire, l’autrice descrive i tanti (apparentemente) piccoli momenti che hanno condiviso, le chiacchierate in libertà, e la sua tragica morte. Più memoir che biografia, questo libro di Kristin Hersh, scritto in seconda persona rivolgendosi direttamente al suo amico, esplora le origini del dolore e della creatività di Chesnutt, scavando più a fondo di quanto avrebbe mai potuto fare un resoconto convenzionale della vita e dell’opera dell’artista. Chesnutt era una perso-na difficile da comprendere e spesso difficile da frequentare, eppure, per come ce lo fa vedere Kristin Hersh, era anche perfidamente divertente e terribilmente percettivo. Questo intimo memoir, considerato uno dei libri (sul) rock più belli degli ultimi vent’anni, è una lettura essenziale per chiunque abbia amato Vic Chesnutt, la sua mu-sica, la sua forza, la sua debolezza, la sua assoluta unicità.

Il libro racconta da dentro la vita del musicista e questo lo renderà una lettura necessaria a chi nutre i suoi grandi sogni e li segue.

Grazie alla Jimenez.

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