Giò Alajmo racconta la vita e i sogni di Guido Toffoletti

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Guido Toffoletti

Sono passati vent’anni dalla tragica scomparsa di Guido Toffoletti, il musicista veneziano considerato uno dei pionieri del blues italiano. Il giornalista Giò Alajmo ne ricostruisce la storia attraverso testimonianze, aneddoti, fatti e ricordi. Il libro si intitola Bluesman – La favola interrotta di Guido Toffoletti, musicista veneziano (Media & Books Editore, 224 pagg., 18 euro). È un tributo fatto di testimonianze dirette o di compagni di viaggio e amici veri, ma anche la narrazione di un mondo che ai ventenni di oggi è completamente sconosciuto e che non può essere assolutamente dimenticato.

Guido ha fatto della sua vita un omaggio alla sua grande passione per la musica attraversando l’ultimo quarto musicale del Novecento e diventandone uno dei protagonisti. Era sotto il palco del Piper ai tempi del beat, ospite fisso come al Big Club di Mestre, roadie per i Renegades e poi per Joe Strummer dei futuri Clash, poi i tv con Claudio Ambrosini e la sua prima opera beat. L’incontro a Londra con Alexis Korner, venerato padre del blues inglese, lo galvanizzò al punto da creare una propria band e incidere nel 1976 il primo disco blues di un musicista italiano.

La sua Blues Society fu scuola per numerosi giovani musicisti locali, veneti e friulani, chiamati a suonare e a incidere con i grandi del blues internazionale che riusciva di volta in volta a coinvolgere. Grande conoscitore della storia della musica blues inglese, appassionato di Elvis Presley e dei Beatles, amico dei Rolling Stones, Guido era anche un romantico solitario, un amico che sapeva creare con tutti rapporti che sembravano unici, era un burlone e un eterno Peter Pan che aveva inseguito i suoi sogni fino a toccarli. La sua storia si interruppe tragicamente, il 22 agosto 1999, travolto da una macchina mentre correva in bici in piena notte. Aveva soltanto 48 anni.

Racconta Giò Alajmo: «Guido Toffoletti aveva inseguito i suoi sogni fino a toccarli. Era il figlio ribelle di un giornalista veneziano, era caparbio, appassionato. Sin da bambino sognava Elvis e i Beatles, la fama, il successo, scegliendo però la via più impervia, quella del blues che in Italia era un percorso inesplorato. Lui, Fabio Treves, Roberto Ciotti, ciascuno a modo suo, ciascuno con le proprie capacità, hanno segnato una strada percorsa poi da molti altri, ma Guido soprattutto ha realizzato un ponte fra i giovani musicisti italiani, compresi Alex Britti e Tolo Marton, e i maestri anglosassoni e americani, ottenendo il rispetto e la collaborazione di questi ultimi. Frequentandolo negli anni mi sono trovato nelle situazioni più improbabili, a prendere il té con Keith Richards, o nel camerino di Bob Dylan, in studio con Mick Taylor, in teatro con i Led Zeppelin, o a casa di Alexis Korner.

Chitarrista, cantante, compositore, spesso contrastato e discusso, ha raccolto nei suoi dischi soluzioni blues inedite e originali, mescolando i contributi di giovani musicisti locali e maestri internazionali, e il suo linguaggio musicale era quello dei suoi maestri, molto critici invece dello stile dei suoi detrattori. Era un burlone, romantico e solitario, capace di scherzi terribili e sofisticate vendette. La sua morte assurda, travolto in bici da un’auto di notte, ha lasciato molti dubbi irrisolti come si conviene ai miti. Lo ha colto prima dei cinquant’anni che temeva, impedendogli di arrivare al nuovo secolo che probabilmente non gli apparteneva. Anche se qualcosa, come sempre, probabilmente si sarebbe inventato».

Guido Toffoletti

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