Dio è donna e si chiama Petrunya

Ragazza macedone in cerimonia macho-religiosa fa esplodere le contraddizioni

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Dio è donna e si chiama Petrunya
di Teona Strugar Mitevska
con Zorica Nusheva, Labina Mitevska, Simeon Moni Damevski, Suad Begovski, Stefan Vujisic.
Voto: folle ma geniale

Certo che Dio è donna, anche la regista si chiama Teona (a occhio e croce sta per Dea). L’idea del film è folle e non è facile capire se ogni tanto bisogna sorridere dell’ironia corrosiva di questa storia o immalinconirsi per quello che si vede: un popolo in depressione non solo economica, una Macedonia prossima al deserto, una protagonista infelice e sovrappeso in una famiglia tristissima, che esce per trovare lavoro e raccoglie insulti e molestie sessuali, e ai bordi di una strana follia balcanica anticipa un’orda di credenti da curva sud che combattono per recuperare da un fiume gelido un crocifisso lanciato da un pope. È una antica cerimonia locale. La nostra eroina spezza la continuità maschile. Si tuffa nel fiume e il crocifisso lo prende lei, e reclama semplicemente che lei ce l’ha fatta e loro no. Apriti cielo! L’onore di maschi macedoni è infranto, la polizia deve darle rifugio o arrestarla, non è chiaro perché perché non è chiaro il suo misfatto. Non è chiaro neanche al pope che deve mediare tra le autorità e gli uligani invasati perché la ragazza rischia il linciaggio. Il messaggio sì è chiaro, il film duro ma a modo suo geniale. Se resistete.

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