Galeffi. «Ho tatuato la copertina di un Cd di Cremonini sulla pelle»

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Galeffi

Ore 16.15, squilla il telefono, guardo lo schermo ed il numero che appare ha come prefisso 02. Milano. Rispondo ed ecco, dall’altra parte della cornetta (o dello smartphone) la voce di Marco, nato sotto il segno del Sagittario il 24 Novembre del 1991. Marco di nome e Cantagalli di cognome (ma tutti i suoi brani, dalla prima opera lanciata su YouTube, Camilla, agli ultimi singoli, passando per Scudetto li ha firmati come Galeffi). Quel nome d’arte sul quale Marco ha costruito un personaggio capace di far innamorare la Maciste Dischi, il pubblico itPop, gli spettatori del Primo Maggio Romano e me che oggi ho avuto modo di intervistarlo.

Ciao Marco, innanzitutto piacere. Per prima cosa volevo chiederti cosa è cambiato, dagli inizi con Camilla, al cd, ai tour e oggi alla preparazione del secondo disco?
Credo sia cambiato tutto e non sia cambiato niente. Io sono sempre io, lo stesso Marco che, prima componeva le canzoni per sé stesso, davanti al pianoforte, solo che ora c’è qualcun altro ad ascoltarle.

Il salto verso il successo è arrivato con Maciste, una vera fabbrica di talenti. Te, i Canova, Fulminacci, Gazzelle. Qual è il rapporto tra gli interpreti di questo riuscito progetto di scouting artistico?
I rapporti con gli altri sono ottimi e, naturalmente, aiuta moltissimo l’essere quasi tutti romani, ad eccezione dei Canova. Vivere nella stessa città ci permette di vederci, incontrarci e confrontarci spesso, costruendo un ottimo rapporto umano.

Ascoltando il tuo ultimo singolo Cercasi Amore ho notato molte affinità con Cremonini, cosa che avevo già riscontrato in altre tracce. Quanto è stato importante l’ex frontman dei Lùnapop nella tua formazione artistica?
Beh (ride), ti dico solo che ho un tatuaggio di un suo cd. Cremonini per me è un mito ed un punto di riferimento, quindi sì, c’è molto di lui nella mia formazione artistica.

Da una parte Cercasi Amore e dall’altra America, un brano che, sulle prime, sembra ricordare Temporale di Ghemon. Canzoni diverse fra loro e diverse rispetto alle precedenti. Come mai questo cambio di rotta?
Perché credo che un artista, per rimanere tale, debba evolversi. Io non volevo restare incollato all’idea di essere il Galeffi di “Scudetto” e, per questo, ho provato a cercare nuovi suoni e a sperimentare cose nuove, cambiando le mie prospettive.

Scudetto è stato un successo, e il tour a seguire altrettanto. Ora, però, piuttosto che chiederti i momenti più belli di quell’anno e mezzo calcando i palchi d’Italia, vorrei conoscere i retroscena più brutti, quei momenti del tour che ti hanno fatto “incazzare”.
Questa domanda non me l’hanno mai fatta quindi devo pensarci… Probabilmente a Caserta, quando una minoranza di spettatori decise di rovinare il concerto a me e, soprattutto, agli altri spettatori, iniziando a disturbare. Quella credo sia stata l’unica volta in cui ho preso il microfono a metà spettacolo minacciando di andarmene qualora quel gruppetto di facinorosi non avesse smesso di compromettere l’andamento dello show. Per fortuna furono allontanati e riuscii a chiudere il live in serenità, per rispetto di chi aveva fatto chilometri per venire ad ascoltarmi.

Domanda finale che può sembrare scontata. Cosa puoi dire al Marco di domani e cosa al Galeffi?
A Marco posso solo dire di restare quello che è, perché si è fatto da solo, senza regali ed ha ottenuto successi che, fino ad alcuni anni fa, sembravano un miraggio. A Galeffi chiedo solo di adattarsi alle esigenze di Marco, perché il personaggio non deve mai sormontare la persona.

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