Pinocchio

Il racconto dei racconti di Pinocchio secondo Garrone

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Pinocchio
di Matteo Garrone
con Federico Ielapi, Roberto Benigni, Gigi Proietti, Rocco Papaleo, Massimo Ceccherini.
Voto: legnoso

Quel bambino nato da un cioccco di legno è per natura restìo alle regole: molla la scuola, si fa intrigare da gatti e volpi, cerca di scappare con una compagnia di burattini infelici, si fa truffare, arrestare e rilasciare in balìa di una legge quantomeno fantasiosa, tira martellate ai grilli parlanti buoni consiglieri ed è braccato tutto il tempo da una fata madre fino a che non affonda nel ventre di una balena e ne esce per decidersi a crescere e a lavorare. La metafora è tutto. È un burattino. È la storia di un italiano. Viene un dubbio: Pinocchio è meglio leggerlo e immaginarselo o vederlo disegnato o al cinema? E se è meglio vederlo, è meglio vederlo con Benigli che fa il burattino e il regista o che fa Geppetto diretto da Garrone? E Garrone, quale interesse nutre nei confronti di Pinocchio? La filologia? O vuole farne un altro Racconto dei racconti? In tal caso a quale illustratore si è rifatto? All’immaginifico Mazzanti che vestiva gli animali come Grandville o a Chiostri più attento al quotidiano della Toscana dell’epoca? A tutti e due, diremmo, e soprattutto a Pellizza da Volpedo e a se stesso: questo Pinocchio racconta le avventure di un bambino testa di legno in un Quarto Stato abitato da poveri e da mostri alla Garrone. Ormai l’han detto tutti ma l’abbiamo pensato anche noi durante il film: è legnoso, è lento, e sembra raccontato dal grillo parlante. A quali bambini parlerà? A quelli cresciuti?

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