La Dea Fortuna

È l'amore che fa la famiglia. Anche nonostante la famiglia

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La Dea Fortuna
di Ferzan Ozpetek
con Stefano Accorsi, Edoardo Leo, Jasmine Trinca, Sara Ciocca, Edoardo Brandi, Barbara Alberti
Voto: aperto

Accorsi traduttore e Leo idraulico sono una coppia agli sgoccioli, si tradiscono, patiscono i tradimenti, non si sopportano più e sembrano vivere in una Roma dove gli amici, le coppie e le case non hanno porte: un grande incasinata famiglia aperta. In cui irrompono l’amica Trinca (che lavora al tempio della Fortuna Primigenia) con i due figli senza padri, da affidare per un po’ a qualcuno perché deve entrare in ospedale a capire da dove arrivano le sue emicranie. In un’armonia già pericolante per la crisi della coppia entra l’elemento dirompente della malattia, della morte e della responsabilità. Come in tutti i melodrammi i segnali di tempesta sono sempre la tempesta, e non importa se la famiglia è tradizionale o no: la cura dei cuccioli funziona nell’amore, non importa di che sesso e per che sesso. Come nei melò d’antan e nelle fiabe c’è anche una strega (Barbara Alberti, che paura) che minaccia la felicità dei bambini, la nonna, che aveva dedicato la sua vita a togliere ossigeno alla vita della figlia e ora medita di farlo anche alla vita dei nipoti. La coppia, per la salvezza dei cuccioli, scopre un nuovo modo di stare in coppia. Ozpetek usa la sua consueta tribù, i suoi temi e i suoi tempi al meglio, tra dramma e opera buffa, e parla dell’amore veramente aperto, quello che accoglie. Difficile. Bravo.

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