Checco Zalone su “Tolo Tolo”: «Racconto l’italiano che non avverte ciò che sta accadendo attorno a lui»

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checco zalone

Esce domani Tolo Tolo, il nuovo attesissimo film di Checco Zalone. Il comico pugliese ha parlato del suo film nel corso del programma di RTL 102.5 Non Stop News. Riportiamo l’intervista.

Questo italiano un po’ cialtrone di cui si parla in Tolo Tolo, ci fai un quadro?
L’italiano di oggi concentrato su sé stesso, che veste grandi griffe, che non avverte ciò che sta accadendo intorno a lui e si trova intorno agli immigrati a fare il viaggio con loro. Volevo poi ringraziarvi per quando sottolineate che Immigrato fa canticchiare la gente, perché ci si concentra solo sui temi, sul testo, sul razzismo o meno e nessuno ha detto che la canzone è orecchiabile e radiofonica. Ora Toto Cutugno e Celentano mi denunciano per plagio, quello è il tipo di canzone che mi ha cresciuto.

Tu hai preso di petto il tema dei temi e non hai fatto il filmino con cui ci facciamo due risate e mettiamo la polvere sotto il tappeto, invece sei andato durissimo consapevole che magari farai arrabbiare qualcuno.
Anche negli altri film qualcuno si è arrabbiato, ormai ci convivo. Non puoi fare qualcosa che lasci indifferenti, sarebbe stato peggio se avesse lasciato indifferenti. Il tema è caldo, non è un film di impegno civile ma sono andato a parlare di questo argomento con il mio sguardo e la mia visione che non sto a commentare perché trovo terribile autorecensirsi. Se potete andate a vederlo e andate stroncatemi voi.

Hai fotografato prima l’italiano del posto fisso, ora questo. Davvero vedi gli italiani solo così?
No, tra le migliaia di recensioni già venute fuori ne ho letto una che mi ha quasi commosso che parla di umanità. Il personaggio di questo film è rozzo, concentrato su stesso, incapace di vedere oltre, però conserva l’umanità e penso venga fuori un italiano mai privato dalla sua umanità.

Tu vieni da un record assurdo con Quo Vado?. Te ne freghi o meno?
No, sarei ipocrita a dire che me ne frego, sono ansiosissimo. Non penso di ripetermi perché fu davvero un incasso assurdo, ma quantomeno di avvicinarmi, ma lo dico per il mio produttore che è povero ed è lì a Cortina che non può pagare il conto al ristorante. Sta attendendo, non ha ancora pagato. Vi prego, andate al cinema per lui.

Secondo te in questo momento, il ‘mostro italiano’ chi è?
In alcuni momenti siamo noi stessi, ci buttiamo a dare giudizi, siamo lì a criticare, prendiamo parte senza spesso averne coscienza per partito preso. Il problema è che non ci siamo partiti ed a volte siamo un po’ spesso noi stessi i mostri, ma mostri umani. C’è quell’ego che ci porta a dover dare sempre il nostro giudizio, dover elogiare o stroncare senza pensarci prima, perché tutto va veloce, perché bisogna esserci. Ho messo in scena la vanità dell’uomo, uno dei mostri di oggi.

Che rapporto hai con i social?
Non li uso. Delle volte vado a vedere cosa dicono di me perché c’è quella quota di vanità ma non ne faccio uso pubblico perché sono abbastanza pericolosi. Spesso mi viene voglia di scrivere la mia opinione ma poi la cambio e quindi dico ‘se poi cambio idea’? Quindi ho paura, non mi esprimo mai, non per strategia ma perché penso che quello che ho da dire possa risultare non interessante.

L’intervista integrale:

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