Brunori Sas è l’artista del mese di gennaio su Spettakolo.it

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A chi gli chiede come mai abbia scelto Brunori Sas come nome d’arte, Dario Brunori risponde con la solita scanzonata ironia e fornisce due motivazioni semiserie: la prima è che ha deciso di dichiarare sin da subito che la sua è un’arte a scopo di lucro. La seconda è che quello è sempre stato il nome dell’azienda di famiglia, un posto che sa di casa e che si occupava di produrre mattoni. Lo ha scelto, dice, perché le sue canzoni, in fondo, sono un po’ delle “mattonate”.

Calabrese di nascita, 42 anni compiuti e orgogliosamente legato alla sua terra e alla sua famiglia che non dimentica mai di citare nei suoi testi. Negli anni abbiamo sentito riferimenti a sua madre (Mammarella Sas è ormai un personaggio pubblico), suo padre, la sua compagna, suo fratello e persino “nonno Michele e mio nipote Francesco”. Ha vissuto in Toscana durante gli anni dell’Università, prima a Siena e poi a Firenze, e oggi si divide fra San Fili, il suo paesino di origine, e i navigli milanesi.

È stato definito uno dei cantautori migliori presenti oggi nel panorama musicale italiano, forse perché negli anni è stato capace più di altri di raccontare sempre con estrema chiarezza e un po’ di poesia La verità.

Nelle sue canzoni hanno trovato spazio le dediche romantiche, le riflessioni sociali, le “denunce” politiche, gli artifici musicali ma soprattutto si è fatta largo l’autentica descrizione di una normalità semplice a cui Dario non si è mai sottratto.

Ha raccolto i pensieri, le storie che ha incrociato lungo la sua strada e le tracce di una vita vissuta per diventare portavoce delle incertezze di una generazione, delle paure che caratterizzano questa nostra epoca complessa e delle problematiche tipiche di un tempo di transizione in cui tutto cambia per non cambiare mai. E la cosa che sorprende e piace è che ha saputo guardare a tutto questo con occhio sincero e disincantato ma mai rassegnato, riuscendo a condire ogni nota e parola di una piccola ma concreta speranza.

Di Brunori Sas si potrebbe facilmente dire che è il cantautore delle dicotomie: i suoi testi oscillano tra profondità e leggerezza, tra ironia e saggezza, tra cinismo e tenerezza, tra tradizione e contemporanea innovazione. È lui quello capace di cantare in uno stesso concerto del bello e del brutto, di raccontare all’interno del medesimo album di sogno e realtà, di diventare contemporaneamente interprete — a distanza di pochi versi — dell’amara consapevolezza di un presente che arranca e di una incondizionata fiducia nel futuro.

Quattro sono gli album che il cantautore cosentino ha già all’attivo. La sostanziale fedeltà al suo stile e la capacità di crescere e cambiare come artista senza stravolgere sé stesso, rendono i lavori brunoriani quattro fili di uno stesso gomitolo che partono da una comune visione del mondo ma vanno in direzioni diverse.

Vol. 1 (2009) è stato un album autobiografico, una raccolta di cartoline nostalgiche e sbiadite per riattraversare il passato tramite i ricordi. Poveri Cristi (2011) risale al periodo toscano e si è invece servito delle storie di personaggi realisticamente immaginari in cerca di amore, fortuna e cambiamenti per raccontare ieri, oggi e magari anche domani. Il cammino di Santiago in taxi (2014) è forse l’album più intimista scritto fino a ora, un’autoanalisi del ruolo di uomo e di artista, un flusso di coscienza tracciato tra musica e parole.

A casa tutto bene (2017) invece, è stato l’album del grande successo, quello che ha consacrato Brunori Sas e lo ha reso noto al grande pubblico facendolo quasi evadere dal ruolo di artista indie costruito a suon di concerti di provincia. È stato scritto dopo un vero ritorno a casa, a San Fili appunto, che, a quanto dichiarato da Dario in una vecchia intervista, non nasconde scelte radical chic da antidivo: «È vero, sì, che sto in collina, che dalla mia finestra posso ammirare un panorama strepitoso, che non ho problemi di parcheggio e ansie metropolitane — ha detto — ma di certo non faccio l’orto, non gioco a carte con i vecchietti del paese, non produco vino e non faccio lunghe passeggiate tra gli alberi di castagno. Semplicemente sto a casa e ci sto bene». Il quarto album è stato il lavoro della maturità che ha reso evidente la capacità che ha Dario Brunori di raccontare il mondo attraverso un ottimismo prudentemente nascosto. Un album dove la casa è diventato un luogo simbolico e ideale di protezione e distacco. Una sorta di campana di vetro, che offre la giusta prospettiva per affrontare la paura di ciò che c’è fuori, riuscendo a rimanere comunque un po’ al riparo.

A oggi cresce l’attesa per Cip!, il quinto album di inediti che arriverà negli store a partire dal 10 gennaio, anticipato nei mesi scorsi da due singoli che non hanno deluso le altissime aspettative nei confronti del cantastorie metropolitano. Al di là dell’Amore, brano socialmente impegnato e amato dalle radio (scelto, tra l’altro, dalla redazione di Spettakolo.it come canzone del 2019) e Per due che come noi, ballad romantica e strappalacrime che ha conquistato anche i cuori più cinici.

Tra uscita del nuovo album e tour instore di promozione (qui le date del Parla con Dario), il mese di gennaio sarà un concentrato di impegni ed emozioni per Brunori Sas, il primo capitolo di un anno che ci auguriamo possa essere pieno di successi. Averlo scelto come primo artista del mese nel 2020 è anche il nostro speciale in bocca al lupo.

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