Sorry We Missed You

Ken Loach vi racconta la consegna dei pacchi a domicilio nel postcapitalismo

0

Sorry We Missed You
di Ken Loach
con Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor, Ross Brewster.
Voto: duro

Sorry We Missed You è la formula di cortesia con cui ti avvertono che non ti hanno trovato per la consegna di un pacco a domicilio. Tra le righe significa: adesso sono nei guai io. Nel senso del lavoratore ultimo anello della catena. Dietro la consegna di un pacco a domicilio c’è  l’essenza della nuovissima economia che con le formule liberatorie della modernità più avanzata ha riportato i rapporti di lavoro al più arretrato degli sfruttamenti pre-sindacali. Siamo tornati nell’Inghilterra di Dickens e ma all’orizzonte non si prospettano miglioramenti. Con la consueta stringatezza Ken Loach e il suo sceneggiatore Paul Laverty raccontano la storia di una famiglia tipo di Newcastle massacrata dalla crisi. Pochi soldi, una ragazzina a scuola, un figlio scazzato alle superiori, la madre a fare la badante volante per assistenza agli anziani e il padre che vende la macchina per acquistare gli strumenti per il lavoro: cioè prendere quasi a strozzinaggio un furgone per diventare imprenditore di se stesso (la formula aggiornata della modernità per raccontare diversamente un disoccupato) e lavorare  per un appaltatore che paga se reggi un ritmo ossessivo e ti multa se un qualsiasi problema di rallenta. In pratica si tratta di trasformare la velocità di un servizio internet, schiacci il tasto e via, in lavoro umano senza soste, sempre meno pagato e sempre più oberato di complicazioni. Il povero corriere di pacchi si troverà in più lo scontro con l’adolescente di famiglia che va ad aggiungersi alla somma dei suoi guai biblici. Anche la famiglia scricchiola. Dopo Io, Daniel Blake, che era sempre ambientato a Newcastle, e raccontava del rapporto tra lo stato burocratico e i suoi sudditi (sudditi, sì, più che cittadini), Ken Loach con il suo sceneggiatore Paul Laverty (sintetico e crudele) aggiunge un capitolo alla sua enciclopedia cinematografica dello sfruttamento in Occidente.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome