Hammamet

Ultimi giorni di Bettino Craxi

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Hammamet
di Gianni Amelio
con Pierfrancesco Favino, Livia Rossi, Luca Filippi, Silvia Cohen, Alberto Paradossi.
Voto: interessante

Ultimi giorni e morte di Bettino Craxi, ad Hammamet, Tunisia, il 19 gennaio 2020, devastato da diabete, gotta, tumore al rene, processi, rabbia, malinconia. In esilio? Latitante? Contumace? Dipende dal punto di vista. Il film di Amelio ha un prologo con Craxi che parla dalla piramide di Panseca al congresso del PSI del 1989 e viene avvertito da un compagno (tesoriere) che è in arrivo la bufera di Mani Pulite, e un epilogo onirico con Craxi accasciato su sedia a rotelle nella stessa piramide, tra due guitti che fanno umorismo basso sulla tragedia. Perché la tragedia c’è. Era l’uomo a capo del partito dell’illegalità? Era l’unico capo di partito ad ammettere che l’illegalità dei finanziamenti è la condizione per vivere nella democrazia? Era l’unico modernizzatore pericoloso per gli Usa dopo la fine della Guerra Fredda? Era l’ultimo ostacolo o quello che ha aperto le porte allo sfascio che è seguito? Tutte le tesi sfiorano il film, che non ne sposa una e, com’è giusto per una speculazione su una figura storica (e non un docu), non usa veri nomi, mette alla figlia Stefania il nome di Anita (Garibaldi?), affida al nipotino che gioca in spiaggia con i soldatini dei marine e dei carabinieri la sfida di Sigonella (quando Craxi disse no agli Usa che volevano consegnasse un terrorista), aggiunge la presenza del figlio di un suicida come potenziale angelo vendicatore che poi diventa il testimone (con videocamera) che alla fine sa tutto quello che il film non dice. Verità politiche o rivelazioni a parte, il film è lento, a tratti affascinante, a tratti criptico, se lo si guarda come un film su Napoleone a Sant’Elena (o Garibaldi a Caprera) è riuscito e insieme oscuro, se si vuole la Verità (se esiste) bisognerà rivolgersi ad altro e i finali sono troppi. Nota: Favino, a parte qualche secondo senza occhiali, è Craxi, non solo per l’eccellente trucco prostetico, ma per la voce, i toni, le posture, le pause, anche un po’ le rabbie. Una prova di bravura.

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