Renato Zero live a Milano. Si sta facendo notte ed è una notte carica di bellezza

1
Renato Zero
@Silvia Saponaro

Spengiamo il congegno e accendiamo la memoria. Dice proprio così, “spengiamo”, facendo subito sfoggio di calore stradarolo, Renato Zero nel messaggio-audio filodiffuso al MediolanumForum prima di salire sul palco per quella che sarà la prima delle sue tre date milanesi (si replica stasera, domenica 12 gennaio, e si chiude in gloria martedì 14) oltreché l’effettivo ritorno nella city di un artista che — toh! — lo scorso ottobre ha centrato un ennesimo, grande album (Zero Il Folle) nell’ambito di una carriera, a suo modo, indescrivibile.

E sarà proprio questa ritrovata, inattesa “follia” il leitmotiv di un concerto lunghissimo, ma non noioso e tanto meno estenuante, in cui gli estratti dell’ultimo disco rappresenteranno una cifra quasi imbarazzante (ben dodici tra canzoni intere, estratti e il toccante video di Zero Il Folle trasmesso nei bis) rispetto agli standard attuali della concorrenza, italiana o straniera che sia. Quando solitamente si suonano due o tre brani nuovi (se va bene) del disco che si sta portando in tournée prima di andare giù belli pesanti con la sbornia della nostalgia. Uomo, no!

Ma anche Zero no. Lui sono circa trent’anni che si è reinventato cantautore di quelli seri, alla Fabrizio De André/Ivano Fossati tanto per intenderci (presente un capolavoro tipo La pace sia con te?), e quindi il materiale targato 2019 deve rivaleggiare — se non addirittura superare — il consueto canzoniere storico.

Canzoniere che in quel di Milano, se parliamo di hit definitive che tutti conoscono (non appassionati di Zero compresi), ha presentato la giustificazione scolastica per restarsene a margine oppure direttamente a casa.

Renato Zero
@Renata Roattino

Veniamo alla lista. Triangolo? Eseguita alla Manhattan Transfer dal Coro che accompagna Renato sullo sfondo e a cui il frontman concede in tale occasione l’onore del proscenio. Madame idem: ci pensa sempre il Coro. Il carrozzone? Cantata dal pubblico e schiacciata in un brillante medley vintage assieme a Vivo, Uomo, no!e Non sparare. La strepitosa Spalle al muro? Meglio sostituirla con Si sta facendo notte, vale a dire uno dei momenti più intensi dello show. I migliori anni della nostra vita? Suonata come base strumentale per accompagnare i sorcini all’uscita o ai vari banchi del merchandise (bellissime le t-shirt, en passant). Amico? Non scherziamo, dai. Mi vendo? Per cortesia.

E allora? Allora sorge un leggero sospetto, avallato dallo stesso Renato (a proposito: vocalmente superbo stasera) che non perde tempo dall’inizio delle danze per ricordare ai diecimila e passa del MediolanumForum che proprio quest’anno (30 settembre prossimo) arriveranno i suoi primi, meravigliosi settant’anni; e hai visto mai che di passato, celebrazione, nostalgia e relative bombe discografiche non si parlerà in quell’occasione… Zero70, suona già bene fin dal titolo, no?

Stanotte, invece, è tempo di stretta attualità e quindi vai con tre ore filate di spettacolo. Vai con l’esorbitante cifra di 31 brani in scaletta, 3 medley belli corposi, un’orchestra virtuale proiettata sul mega-schermo (La Grande Orchestra del Cinema diretta da Renato Serio), dai connotati “morriconiani” e intenta a tramutare lo scatolone di Assago ne La Scala. Più una band dove svetta il pianoforte di Stefano Senesi o il drumming del fedele Lele Melotti che, nel finale di Cercami, si ingegna da gran batterista qual è.  Oppure il chitarrista Fabrizio Leo (Phil Palmer purtroppo non partecipa a questo tour) che si scatena, quasi alla Eddie Van Halen, in diversi brani. Anomali e tellurici sono infatti Mai più da soli, La culla è vuota e Via dei Martiri che prediligono soluzioni hard rock al consueto pop sinfonico di Renatone.

In mezzo a tutta questa baraonda, ovviamente, ci sta lui: l’istrione Zero con i suoi tanti cambi d’abito (uno più stravagante dell’altro per degli outfit davvero degni di un novello Sun Ra), con la sua voce mai doma e brunita, con la sua voglia di raccontare (senza però pontificare troppo…) riguardo ad adozioni complicate, il crollo nazionale delle nascite, la stupidità dei social network, gli schifosi femminicidi, le tante buche in quel di Roma, Milano fondata dai meridionali (e non dagli startupper barbuti…) , i pruriti sessuali che in quest’epoca ahimé latitano, la violenza esasperata delle serie TV, la tolleranza verso il diverso (applausi scroscianti), l’amore, questo amore (dopo amore) che chissà dov’è finito.

Renato Zero
@Renata Roattino

E poi gli highlight del concerto, tanti, diversificati, memorabili. Una trascinante Emergenza noia cantata con sicurezza da stadio, la world music che colora di sole Sogni di latta, il flamenco suadente di Dimmi chi dorme accanto a me, il mellifluo sax anni ’80 di Questi anni miei o gli esotismi assortiti di Quanto ti amo, probabilmente un futuro evergreen.

L’apoteosi avviene verso la fine: prima una Quattro passi nel blu, carica di pathos e di “cari estinti” che scorrono implacabili sullo schermo (Volete una macabra classifica? Enormi boati alla comparsa dei nomi di Lucio Battisti, Mango, Pino Daniele, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Luciano Pavarotti, Giorgio Faletti, Fabrizio Frizzi ecc.) e poi l’omaggio a Pier Paolo Pasolini, mai retorico (a differenza dei personaggi storici sciorinati in Rivoluzione) in quella Casal de’ Pazzi che stava su Quando Non Sei Più Di Nessuno (1993), alias il punto zero (minuscolo) dello Zero (maiuscolo) che va avanti ancora oggi.

Si chiude con Il cielo cantata anche dal Folle e non solo dai suoi sorcini (a differenza, invece, de Il carrozzone) e l’inaspettata Più su incisa — pensate un po’ — nel lontano 1974. Sarà che stasera siamo a Milano e quel pezzo in particolare è firmato proprio dal milanesissimo Dario Baldan Bembo; però va aggiunto che Più su chiudeva anche Icaro (1981), ovvero uno dei dischi dal vivo più struggenti dell’intera musica italiana.

Così come struggente è anche il plotone degli zerofolli che si sgola a cantare quest’ultima perla in scaletta. Un pubblico forse meno giovane e cool delle attuali Sardine, eppure così vero, caloroso, fedele e smaccatamente italiano. «Non dimenticatemi, eh?», chiosa il signor Fiacchini — deposta finalmente la maschera di Zero — prima di sparire per l’ultima volta dietro un sipario bianco e correre spedito in hotel. Magna tranquillo, Renato…

@Silvia Saponaro

La scaletta di Renato Zero [email protected], 11 gennaio 2020 (prima serata):

1) Il mercante di stelle
2) Medley uno: Per non essere così / Niente trucco stasera / Artisti / L’equilibrista
3) Mai più da soli
4) Viaggia
5) Cercami
6) Emergenza noia
7) Sogni di latta
8) Che fretta c’è
9) Dimmi chi dorme accanto a me
10) Questi anni miei
11) La culla è vuota
12) Medley due: Magari / Ho dato / Mentre aspetto che ritorni/ Ed io ti seguirò / La tua idea / Nei giardini che nessuno sa
13) Figli tuoi
14) Madame (eseguita dal Coro)
15) Chi
16) Via dei Martiri

INTERVALLO

17) Medley tre: Vivo/ Uomo, no!/ Non sparare/ Il carrozzone
18) Ufficio reclami
19) Triangolo (eseguita dal Coro)
20) Si sta facendo notte
21) Rivoluzione
22) Quanto ti amo
23) Tutti sospesi
24) Quattro passi nel blu
25) La vetrina
26) Amico assoluto

Bis:
27) Casal de’ Pazzi
28) Zero Il Folle (video)
29) Il cielo

Secondo bis:
30) Più su
31) I migliori anni della nostra vita (strumentale)

@Renata Roattino

1 COMMENTO

  1. Molto bello e centrato.
    Non sono convinto di una cosa, che Piú Su sia stata scritta nel 1974. A quel tempo Baldan Bembo non era nello staff degli autori di Renato. E il pezzo parla piú a composizioni presenti in Tregua (1980) che Invenzioni o No! Mamma No!.
    Peró tengo la porta aperta a un mio errore.
    E, ripeto, pezzo ottimo.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome