Dardust: «Scrivendo le nuove canzoni ho sperimentato il Sublime, ossia Estasi e Paura»

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Dardust

Dario  Faini, in arte Dardust, è uno degli autori e compositori più attivi e di successo del nuovo panorama musicale italiano. Vent’anni di attività, un disco di platino dopo l’altro e successi incredibili come Soldi con Mahmood, Riccione con TheGiornalistiAssenzio con J-Ax e Fedez. Quest’anno sarà per la nona volta a Sanremo come autore, la seconda da produttore (insieme al rapper Rancore e al suo brano intitolato Eden).

Noi di Spettakolo lo abbiamo raggiunto telefonicamente per fare una chiacchierata con lui sui successi di ieri e quelli che sicuramente arriveranno in futuro.

Dario, tu nasci ad Ascoli Piceno nel 1976. Come si cresce in una piccola città di provincia e si diventa, poi, uno degli autori e produttori di maggior successo in Italia?
Si cresce ascoltando musica e incamerando idee. Come hai detto tu, Ascoli è una realtà piccola e chiusa, di conseguenza la permanenza lì è stata uno studio minuzioso di tutto quello che, una volta fuori, avrei voluto essere. Certo, Ascoli è comunque casa mia e, appena possibile, è un piacere tornare “a casa”.

Da Ascoli a Londra, Berlino e Reykjavik. Cosa rappresentano per te queste tre città?
Rappresentano la mia crescita musicale e umana. Tre step importanti della mia vita e tre realtà nelle quali vivono gli artisti che più mi hanno rappresentato, da Bowie a Bjork.

Il tuo nome d’arte, Dardust, in parte, è un omaggio a Ziggy Stardust. Cos’ha significato per te David Bowie?
Per me lui è un incredibile punto di riferimento, la dimostrazione che bisogna sempre evolversi.

In 20 anni di carriera hai collaborato con gli artisti più disparati; dal pop dei TheGiornalisti ed Emma, al rap con Fedez, alla trap con Sfera e Mahmood, alla musica d’autore con Cristiano De André. Come sei riuscito a mettere la tua impronta in generi e realtà così differenti?
Non saprei risponderti (ride, n.d.a.). Credo sia tutta una questione di momento, di cosa riesci a creare in quel preciso istante con quel determinato artista.

Sarà per te la nona volta a Sanremo come autore, questa volta con Elodie e Rancore. Con quest’ultimo anche in veste di produttore. Com’è stata la collaborazione con lui?
Eccezionale. Rancore rappresenta il “me rapper”. È davvero un grandissimo artista.

Nella tua carriera hai collezionato molti premi ma, dimmi, cosa hai provato quando hai ricevuto il primo disco d’oro?
Sinceramente non ricordo. Sono abituato a focalizzarmi sugli step successivi e non mi sono mai goduto appieno i successi perché, in verità, ho sempre pensato a come andare avanti e arrivare al passo successivo. Sicuramente il punto più alto e l’emozione più forte è stata la vittoria dello scorso anno come coautore di “Soldi”, a Sanremo, ma anche in quel caso ho pensato a cosa vorrò fare da domani per superarmi.

Anticipato dal singolo Rükenfigur, uscito qualche giorno fa, il 17 gennaio uscirà il nuovo album di Dardust, S.A.D. Storm and Drugs.

A proposito del suo nuovo lavoro, Dardust spiega: «Rückenfigur è l’immagine ritratta di una persona vista di spalle mentre contempla il panorama di fronte. Nei quadri di Caspar David Friedrich, lo spettatore è invitato a mettersi nella posizione del Rückenfigur per sperimentare il Sublime, ossia Estasi e Paura. Mentre scrivevo l’album ero esattamente in questa posizione, come in un quadro di Friedrich, di fronte a una tempesta personale molto forte. Quella tempesta ha fortemente rafforzato la mia personalità come artista e persona, allargando la mia prospettiva e permettendomi di abbattere molti limiti, come quelli del genere neoclassico, dove il piano intimista lascia spazio a dei beat fortemente in contrasto. Non esiste più un flow unitario dall’inizio alla fine del pezzo, mi piace creare nuovi scenari improvvisi e inaspettati che catturano l’attenzione e ti portano dentro un mondo nuovo, in un’esperienza di ascolto più attivo e non passivo di sottofondo come spesso accade in questo genere. Tutto diventa protagonista in questa esperienza ed è questa la mia sfida più grande. L’ascoltatore come queste figure ritratte di spalle nei quadri di Friedrich diventa protagonista attivo e non può sottrarsi all’esperienza ma viverla in maniera totalizzante essendo essa stessa protagonista del quadro».

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