Le Lingue: l’indie, le grida e i regali (intervista)

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Due semplici parole, chiare, concise come i nomi del loro primo album e dei singoli che anticipano il secondo. Due sole parole, dicevamo: Le Lingue. Una band nata nel capoluogo di regione abruzzese e che, adesso, insieme ad ArtistFirst, PioggiaRossa Dischi e Metatron, vuole conquistare tutti i palchi d’Italia.

Partiamo dal principio, dall’uscita di Umani, il primo singolo che anticipa il vostro album. Cosa rappresenta per voi il significato di umanità?
Umanità è tutto, è amicizia, è consapevolezza della realtà, della solitudine e della nostalgia.
Il brano più che di umanità nel senso stretto del termine vuole essere una riflessione intima, che si concentra sulle piccole cose che fanno la differenza in un pensiero, in una situazione, in un ricordo.

Cosa vi differenzia, al di là delle influenze musicali e del cambio di nome, da quel che eravate con l’uscita di Neve?
Sicuramente rispetto a “Neve” ci sentiamo un po’ più “grandi”, che non sempre è un aspetto prettamente positivo, ma comunque necessario.
Le canzoni sono nate in modo diverso, figlio di un confronto più approfondito tra noi.
Ogni percorso è fatto di scale, e la musica viaggia su una linea del tempo dilatata, infatti adesso ci appresteremo a suonare in giro il nostro nuovo disco e contemporaneamente porteremo avanti un nuovo lavoro di scrittura che ci vedrà diversi, cambiati, più maturi.
Le nuove influenze, così come le idee, sono fondamentali.
Non si può rimanere arginati al “chitarra e voce”, sperimentare è importante anche per saper tornare, eventualmente, verso il proprio nido natale quando è necessario.

Il 26 dicembre avete pubblicato il secondo singolo, Regali. La descrizione che avete dato è quella di un grido contro il consumismo. Si è schiavi della società dei consumi o c’è un modo per uscirne? Credete che il panorama musicale sia totalmente assoggettato al consumismo?
Schiavi lo siamo tutti, chi più e chi meno, chi cerca di nasconderlo e chi sfacciatamente gode sotto le frustate delle mode e del tempo che non si afferra più.
Probabilmente il segreto è nella gestione, nella paranoia di ritrovare sempre un pezzettino di purezza nel nostro corpo e nella nostra anima quando ci si specchia completamente nudi.
Stracciare ogni tanto le regole, non essere programmati come computer, innaffiare i propri fiori non per farli essere i più belli per tutti, ma per te, solo ed esclusivamente per te.
Forse già questa sarebbe una piccola rivoluzione.
La musica è purezza, chi la gestisce spesso la ferisce e la traveste da mostro del consumismo.
Ma non è mai colpa della musica, piuttosto di chi pensa di poterla domare.

Cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo album?
La sincerità, tutta la nostra sincerità.
La voglia di suonare, di sudare, di fare l’amore con le canzoni.
L’esigenza di sentirsi vivi per cinquanta minuti.
La convinzione di avere tanto da dire.

Le Lingue rappresentano una delle realtà più interessanti del panorama indipendente abruzzese ma, dopo oramai anni di esperienza nel campo, ha ancora senso, per voi, parlare di musica indipendente nelle accezioni che conosciamo?
Secondo noi no, soprattutto se questo deve creare un mondo parallelo dove bisogna stare a determinate regole per essere “indie”.
Non esiste come genere musicale, non esiste come rivoluzione della società.
Bisognerebbe catalogare meno la musica e ascoltarla di più, senza dover per forza appartenere a generi, senza dover stare per forza entro determinati confini.

Un saluto dalle Lingue, ci vediamo presto sui palchi.
Siamo soli, siamo Umani.

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