Peter Gomez ci presenta ‘Sono le Venti’: “Il giornalismo deve rialzare la schiena”

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Peter Gomez

Presentato a Milano ‘Sono Le Venti’, il nuovo programma di Peter Gomez (direttore della versione on line de Il Fatto Quotidiano) che debutterà questo lunedì 20 gennaio alle 20:00 sul Nove. 20 gennaio 2020 alle 20: chissà cosa ne pensano i Maya. O il Paolo Rossi (numero di maglia: 20) di Spagna ’82.

La striscia quotidiana dedicata ai tempi più caldi dell’informazione (non solo politica, ma anche economia, sport e costume) andrà in onda dal lunedì al venerdì per una durata di mezz’ora a puntata. Direttore artistico è quel Duccio Forzano (già regista per Fabio Fazio, Fiorello e innumerevoli festival di Sanremo) che ha ideato una scenografia davvero tecnologica, molto all’americana (nel senso di infotainment su Fox, CBS e ABC) e che cala Gomez, privo del pubblico in studio, in una dimensione visuale più simile ad un videoclip dei Muse che ad un freddo salotto mediatico.

Deus ex machina è la Loft Produzioni che per lo stesso canale realizza anche ‘La Confessione’, brillante programma condotto sempre da Gomez in cui svariati VIP italiani si trovano ad affrontare la cosa più fuori moda in quest’epoca di fake news a raffica e di politically correct ansiogeno: domande giornalistiche dure e pure, basate su di uno scrupoloso lavoro d’archivio.

Di seguito, l’intervista a Peter Gomez realizzata a margine della conferenza-stampa sulla base delle nostre consuete e impellenti curiosità; o banale sete d’informazione.

Peter, ti sei immaginato chi potrebbero essere i competitor di ‘Sono le Venti’? I telegiornali classici di Rai 1 e Canale 5 forse? Oppure il TG La7 di Enrico Mentana dove i fatti e le opinioni (dell’anchorman milanese) spesso si sovrappongono…?
Ovviamente i nostri avversari mediatici saranno quei programmi che vanno in onda alle otto di sera, telegiornali compresi. Ed è ancora più ovvio che se ora ti dicessi che il mio obbiettivo è quello di battere, in termini di audience, sia il TG 1 che il TG 5 probabilmente dovrebbero chiamare la neuro… Però, insomma, in quella fascia quotidiana ci siamo anche noi e quindi diamoci da fare fin dalla prima puntata.

Pensi che esista una sorta di area sguarnita (composta da un’audience inedita) per ‘Sono le Venti’? E non mi hai ancora risposto su Mentana…
L’area non so se sia sguarnita o meno e, comunque, Mentana resta un maestro. Ho mille svantaggi nei confronti del direttore del TG de La7, ma anche una piccola “arma” a mia disposizione…

Quale?
Con gli anni sono diventato un giornalista “cross-mediale” — penso che si dica così, no? — tra carta stampata, web, libri e un pochino di TV. Enrico Mentana ha una redazione dietro di lui fatta di tanti e bravi professionisti adulti dell’informazione. Noi di ‘Sono le Venti’ abbiamo redattori altrettanto bravi, ma giovani visto che sono tutti quanti sui trent’anni circa. Insomma, dobbiamo farci un po’ le ossa.

Parliamo un attimo di te: un Gomez ventitreenne — nel cuore degli anni ’80 — si occupava già di inchieste di mafia per l’allora ‘Il Giornale’ di Indro Montanelli. Detto così fa molto storia (incredibile) d’altri tempi. Fa molto storytelling…
Sì, ma visto che si vive una volta sola, giochiamocela bene questa vita. E andiamo avanti con dei nuovi progetti visto che, noi giornalisti, facciamo il lavoro più bello del mondo. Però, in questo momento, abbiamo anche un problema bello grosso…

Ci pagano da fame?
(ride) No, io intendevo che il popolo italiano ci detesta in maniera esorbitante. Subito dopo la classe politica veniamo noi giornalisti e io mi sono chiesto il perché.

Ti sei dato anche una risposta?
Il motivo credo risieda nei talk show politici che ci hanno ampiamente banalizzato e screditato. Ogni volta che appare il nostro faccione in TV, il pubblico ci vede come macchiette pronte a schierarsi per questo o quell’altro leader, tipo i tifosi al bar che tifano per la propria squadra di calcio. Bisogna rompere questo stato delle cose! Questa caricatura di noi stessi a cui ci hanno ridotti e, in alcuni casi, ci siamo ridotti. 

A proposito. Tu, parlando del recente film Hammamet di Gianni Amelio (dedicato all’ultimo periodo di vita di Bettino Craxi), hai avuto un clamoroso battibecco social con suo figlio Bobo. Tu citavi delle semplici sentenze e lui ti ha intimato che ti avrebbe portato di fronte a un giudice per ciò che avevi scritto. Scusami, ma lo trovo un po’ paradossale visto che dalla magistratura c’eri passato per primo tu raccogliendo quelle suddette informazioni, spero sacrosante…
Ok, ma con i politici è sempre andata così. E per “sempre” intendo, nel mio caso, da quando ho iniziato a fare questo mestiere (Gomez ha esordito all’Arena di Verona nei primi anni ’80. NDR). Nel corso della mia carriera sono stato etichettato come “fascista”, “comunista”, “dipietrista”, “renziano” ecc. Il fatto è che la politica ragiona in questa maniera assurda: ritiene che le persone facciano le cose (o scrivano gli articoli…) esclusivamente per ottenere un loro tornaconto personale. Ma nel mondo reale le cose funzionano in maniera leggermente diversa. Non tutti agiscono così, giornalisti compresi. Qualcuno sì, ma la stragrande maggioranza no. 

Torniamo al tuo modo di fare giornalismo televisivo: Spettakolo si occupa per un buon 80% di musica e la musica ha sempre fatto parte del tuo DNA, mi pare. Disco della vita?
(riflette) Mi piacciono i Daft Punk, ma vorrei andare sul classico. Quindi ti dico The Wall dei Pink Floyd.

Nelle varie puntate de ‘La Confessione’ hai avuto ospiti Fedez, Gué Pequeno, Gigi D’Alessio, Manuel Agnelli, Antonello Venditti…
Già. Manuel, visto che l’hai citato, non è mio amico, ma stimandolo per la sua musica è come se lo fosse. Con lui ci parlerei di tutto (politica, calcio, donne ecc.) di fronte ad una birra. Inevitabile che l’intervista funzioni con un tipo così. E pure con gli altri, beninteso.

Quindi è facile intervistare un cantante? C’è questo luogo comune che li vede un po’ “democristiani”. Restii a esporsi per non inimicarsi certe fette di pubblico…
Non tutti, dai… E poi io cerco quelli più impavidi. Gli posso chiedere del disco, ok, ma quello che mi interessa realmente è sapere della loro vita. Il loro pensiero.

Fedez, ad esempio, si è fidato di te ed è venuta fuori una intervista-bomba. Con l’aggiunta in extremis di uno scoop…
Fedez è intelligente e ha capito, come altri, che ‘La Confessione’ ti dà tutto il tempo per elaborare le domande e rispondere senza ansia di sforare. A ‘Sono le Venti’ — te lo anticipo già — ci saranno meno domande e più ritmo. Quindi sono alla ricerca di personaggi musicali e non più adatti al botta&risposta che, credimi, è una faccenda complicatissima dentro un tempo televisivo. Speriamo bene… (sorride)

Ti sento un po’ ansioso. Sbaglio?
Non è che sia tranquillissimo, ecco. Non sono al mio ventottesimo programma televisivo di fila e mi serviranno almeno quindici puntate di rodaggio. Ora, per esempio, arrivo in redazione alle otto del mattino per andare in diretta dodici ore più tardi affinché sia tutto a puntino. Il mio sogno è presentarmi alle cinque del pomeriggio e trovare il format rodato. Ci arriveremo.

Ti piacerebbe avere ospite in studio uno come Vasco Rossi?
Scherzi?  Per lui farei pazzie esattamente come per Marcello Dell’Utri. Ovviamente a Vasco chiederei delle cose e a Dell’Utri delle altre, ci mancherebbe! (ride) Indro Montanelli diceva che, pur di intervistare Stalin almeno una volta nella sua vita, ci sarebbe andato pure a letto. La trovo una battuta perfetta perché noi giornalisti, pur restando nel lecito, dobbiamo tentare in ogni maniera di avere quella benedetta intervista con quel personaggio inavvicinabile.

Ultima domanda: me lo dai uno scoop anche a me? Stai scrivendo un nuovo libro?
Sono anni che sto scrivendo, assieme a Lirio Abbate (il vice-direttore de ‘L’Espresso’. NDR), un saggio sui coinvolgimenti della politica nelle stragi di mafia. Un libro molto importante per Lirio e per me. Prima o poi lo manderemo in stampa.

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