Sanremo 2020: abbiamo ascoltato in anteprima le canzoni in gara

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Sanremo 2020

Ho ascoltato in anteprima le canzoni in gara a Sanremo 2020, prima edizione del Festival “targato” Amadeus. Dico subito che non è un ascolto ottimale: 24 canzoni mandate a loop, una dietro l’altra, senza interruzioni, in un ambiente asettico.

A fine ascolto, Amadeus ha raccontato che complessivamente gli sono state proposte circa 210 brani, e che secondo lui sarebbero stati almeno 30, 35 quelli meritevoli di essere proposti sul palco dell’Ariston. «Almeno per 4 o 5 canzoni, ho sofferto molto non poterle ammettere»

Lungi da me l’idea di mettere in discussione l’opinione del direttore artistico, ma a mio modesto parere la qualità media non è eccezionale, proprio come ormai avviene da parecchi anni a questa parte. Ovviamente è una questione di gusti, perché come sempre c’è un mix per accontentare un po’ tutti.

Come dicevo prima, questo ascolto non può essere considerato né esaustivo, né definitivo, però è comunque un modo per farsi un’idea di massima. Ecco quindi la mia “first impression”. Giudizio che chiaramente mi riservo di modificare dopo un ascolto più approfondito.

Le canzoni in gara a Sanremo 2020

Me ne frego di Achille Lauro – Un po’ di autotune nell’intro, tanto per non perdere il vizio. Poi parte un pezzo studiato per far muovere il piedino. Ritmica potente, sostenuta da una chitarra cattiva. Siamo in zona rock anni ’80, quasi una replica di Rolls Royce ma, almeno al primo ascolto, meno incisiva. Non certo memorabile il testo: “Me ne frego / dimmi una bugia me la bevo / Sì sono ubriaco ed annego / O si me ne frego davvero / prenditi gioco di me che ci credo / st’amore è panna montata al veleno“.

Il sole ad Est di Alberto Urso – Classico brano classicheggiante: strofa, ponte, inciso con qualche vocalizzo sul finale. Chiaramente rivolto a un tipo di pubblico che apprezza il genere. E non ci sarebbe da stupirsi se finisse sul podio. Avete presente quel vecchio adagio, “perché Sanremo è Sanremo”?

Sincero di Bugo e Morgan – L’attacco che non ti aspetti: tutta la prima strofa, piuttosto lunga, la canta Morgan. Bugo arriva soltanto dopo. Poi i due si amalgamano alla perfezione. Bel pezzo, basato su un tappeto di tastiere incalzante e una ritmica squadrata. Non so al pubblico di Sanremo, ma a chi ama la buona musica piacerà. “Volevo fare il cantante / delle canzoni inglesi / così nessuno capiva che dicevo / Vestirmi male e andare sempre in crisi / e invece faccio sorrisi ad ogni scemo. / Sono sincero me l’ahi chiesto tu / ma non ti piace più / non ti piace più”.

Rosso di rabbia di Anastasio – Il titolo già dice molto e il testo è potente, uno dei migliori: “E voi volete sapere dei miei fantasmi? / C’ho 21 anni posso ancora permettermi di incazzarmi / le parole sono le mie sole armi fino al sole voglio sollevarmi. / Io vorrei farlo e non posso, non è roba da poco, / strillare mentre questi mi fanno le foto. / Come ti senti? Disinnescato”. Non aspettatevi il classico rap, è un brano rock blues con un’impronta chitarristica notevole: il finale è tutto incentrato sulle chitarre, come si faceva molti anni prima che Anastasio venisse al mondo.

Fai rumore di Diodato – Parte molto lento con qualche accordo suonato al piano, poi va su in un crescendo continuo ed esplode in una potente melodia come quella a cui il cantante di Che vita meravigliosa ci ha abituato. Finale ad effetto.

Andromeda di Elodie – E vai di autotune! Il ritornello danzereccio probabilmente trasformerà questo brano in una hit radiofonica. Del resto le credenziali ci sono: musica di Mahmood e Dardust (quest’ultimo ha anche firmato la produzione). Però Soldi aveva una forza ben diversa! In questo brano, Elodie cita l’immensa Nina Simone, ma lei era e resta irraggiunbibile.

Baciami adesso di Enrico Nigiotti – Una ballad molto intensa che parla di un amore finito da un mese. “Ci ringhiamo da lontano / come i cani, / e ci pensiamo ancora più vicini”, canta Nigiotti. Che come sempre propone canzoni interessanti, anche se questa non è la sua migliore.

Musica e il resto scompare di Elettra Lamborghini – Amadeus introduce la canzone con un “e adesso il ritmo e l’energia di…”. Sì, ok, ritmo ed energia ci sono. Ma tolta una bella chitarra spagnoleggiante cosa resta? Volete sapere cosa dice la prima strofa? “Mi piace la musica fino al mattino / faccio un casino lo stesso / ma non bevo vino / ridi cretino / la vita è corta per l’aperitivo”. Non essendo il sottoscritto Paganini, posso replicare: sì, ok!

Viceversa di Francesco Gabbani – Il testo (scritto a quatto mani con Pacifico) è interessante: una riflessione sul vero significato dell’amore (in senso lato), col rifiuto dell’individualismo esasperato che caratterizza questi tempi. Le parole sono contenute in una musica dall’andamento lento, certo meno accattivante di quella che caratterizzava i grandi successi di Gabbani.

Come mia madre di Giordana Angi – Il titolo è molto esplicativo: Giordana punta sull’emozione con una sorta di lettera alla madre. Musicalmente la struttura è classica: il pezzo parte piano, poi si apre.  “Ti chiedo scusa se non ti ho mai detto / quanto ti voglio bene / tu che hai trovato / sempre un posto / dove nascondere le mie paure / È che l’orgoglio a volte / è un mostro”.

Nell’estasi o nel fango di Michele Zarrillo – Una ballad costruita con mestiere. Un tentativo di fotografare la nostra epoca, cantato con tutte le tonalità disponibili, da quelle più basse al falsetto. Però alla fine non resta molto.

No grazie di Junior Cally – Tra tutti, è il brano più politico. Il rapper romano dice un forte no all’apatia degli artisti e va diretto al punto con una strofa che farà discutere parecchio: “Spero si capisca / che odio il razzista / che pensa al Paese / ma è meglio il mojito / e pure il liberista di centro-sinistra / che perde partite / e rifonda il partito”. Bisogna tradurre in Salvini e Renzi? La canzone è basata su una ritmica potente e alla fine, oltre alla mente, coinvolge anche il corpo, facendo muovere a tempo il piedino.

Voglio parlarti adesso di Paolo Jannacci – L’amore di un padre verso la figlia raccontato in modo poetico. Una ballad caratterizzata prevalentemente da un piano sostenuto da una grande orchestra. “Voglio parlarti adesso / solo per dirti che / nessuno può da questo cielo / in giù volerti bene più di me / Voglio parlarti adesso / prima che un giorno / il mondo porti via / i tuoi sorrisi grandi / i giochi tra le porte / e quell’idea che tu / resti un po’ mia”.

Finalmente io di Irene Grandi – E vai col rock! Come noto il testo è di Vasco Rossi, Roberto Casini e Andrea Righi, ma è stato cucito addosso alla perfezione a Irene. Infatti pare un brano autobiografico. Bella la sua voce graffiata e potente la base ritmica, con un basso in grande evidenza. “Perdo le chiavi di casa / e perdo quasi ogni partita / gli amori miei buttati alla rinfusa / non mi ricordo mai dove li metto / gettati con la lista della spesa / nell’ultimo cassetto / disordinata come una risata / e anche più viva della vita / innamorata della libertà / ho perso ogni pazienza / e ogni fragilità”. E poi ancora: “Se non ti ho mai detto sì / se vuoi fare sesso / facciamolo adesso / qui” (oh yeahhh!)

Dov’è de Le Vibrazioni – Una ballad rock. La cosa più interessante è la voce di Sarcina, matura al pnto giusto. Per il resto necessità di un secondo ascolto.

Eden di Rancore – Uno dei testi migliori, ricco di riferimenti: “L’11 settembre ti ho riconosciuto / tu quando dici, grande mela / è un codice muto. / Tu vuoi nemici, sempre, / se la strega è in Iraq / Biancaneve è con i sette nani / e dorme in Siria / passo ma non chiudo! / Cosa ci hai venduto? / Quella mela che è caduta in testa / ad Isaac Newton / rotolando sopra un iPad oro / per la nuova era / giù nel sottosuolo / o dopo l’atmosfera”. Bel pezzo.

Gigante di Piero Pelù – Piero è un nonno rock e a quasi 58 anni (li copie il 10 febbraio) va al Festival come “esordiente” portando un pezzo dedicato al nipotino. È il Pelù che t’aspetti, niente di sorprendente né in positivo né in negativo. “Tu sei il mio Gesù la luce sul nulla, il mio piccolo Buddha. / È come una giostra la mente / tu sei il re di tutto e di niente… gigante”.

Ringo Starr dei Pinguini Tattici Nucleari – Una delle proposte più fresche. Canzone caratterizzata da suoni urban, a tratti quasi bandistici, impreziositi dall’uso dei fiati. Il ritornello e tondo e allegro, molto acchiappante. “Ma questa sera ho solo voglia di ballare, di perdere la testa/ e non pensare più. / Che la mia vita non è niente di speciale e forse alla fine c’hai ragione tu. / In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr / Uooh oooh”. Potrebbero diventare Lo Stato Sociale del 2020.

Tikibombom di Levante – Premessa indispensabile, considerato il titolo (che si scrive tutto attaccato, hanno specificato): non è un brano trap-latin. Levante si rivolge agli “animali stanchi che non seguono il branco”, anime in pena, gli ultimi della fila. “Hey tu, anima indifesa / conti tutte le volte in cui ti sei arresa / stesa al filo teso / delle altre opinioni / ti agiti nel vento / di chi non ha emozioni. / Mai più, è meglio soli / che accompagnati / da anime senza sogni pronte a portarti con sé, giù con sé. / Laggiù, tra cani e porci, figli di un dio minore / pronti a colpirci / per portarci giù con sé”.

Il confronto di Marco Masini – Marco si guarda allo specchio e scrive un brano molto autobiografico, anche se in realtà racconta storie che potrebbero riguardare molti. “E sei stato un bugiardo / non hai avuto coraggio / quasi sempre imperfetto ma qualche volta saggio. / E sei stato per qualcuno, un marito mancato / e sei diventato padre, ma non è capitato. / E sei stato sul campo, sempre dietro a un pallone / e ora sei qui sulla porta, a tirarti un rigore / come un eterno bambino, dentro gli anni di un uomo /  (…) / la vita è un flipper e infatti ci giochiamo”.

Niente (resilienza 74) di Rita Pavone – Siccome parlar male di Rita Pavone ormai è un po’ come sparare alla Croce Rossa, confesso che speravo davvero che avesse un bel pezzo in modo da poterne dire tutto il bene possibile. Purtroppo non è così. Una canzone dal sapore danzereccio che lascia davvero poco.

Lo sappiamo entrambi di Riki – Un pezzo piuttosto datato cantato da un ragazzo di 28 anni. Quasi certamente avrà un buon successo, ma non credo che resterà negli annali.

Ho amato tutto di Tosca – Gran pezzo scritto da Pietro Cantarelli (a lungo collaboratore di Ivano Fossati) per una grande interprete qual è Tosca, anche se per troppi ancora misconosciuta, nonostante i suoi esordi risalgano ai primi anni ’90 e nel suo curriculum ci sia una vittoria al Festival (nel ’96, in coppia con Ron) e varie Targhe Tenco. Un brano molto intenso, d’atmosfera, impreziosito dai ricami vocali della cantante romana.

Carioca di Raphael Gualazzi – Caratterizzato da sonorità urban e da un grande piano suonato in stile cubano (tecnicamente si dice “montuno”), con una sezione di fiati che spinge parecchio, questa canzone mette addosso una gran voglia di ballare. E pare stupirsi lo stesso Gualazzi: “Carioca / Carioca / ma chi l’avrebbe detto”.

I MIEI PREFERITI (in ordine casuale): Tosca, Bugo e Morgan, Irene Grandi, Rancore, Anastasio.
ALTRI 6 CHE MI PIACCIONO (sempre in ordine casuale): Levante, Paolo Jannacci, Marco Masini, Diodato, Pinguini Tattici Nucleari, Junior Cally.

Sanremo 2020

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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