Richard Jewell
di Clint Eastwood
con Sam Rockwell, Kathy Bates, Jon Hamm, Olivia Wilde, Paul Walter Hauser, Dexter Tillis.
Voto. Eastwood ultima maniera
Sei un maschio americano grasso, bianco, vivi con la mamma, collezioni armi, cerchi sempre di mettere insieme il tuo bisogno di ordine, il senso del dovere e l’ammirazione per le divise e le forze di polizia. Se trovi uno zaino con una bomba e fai chiamare gli artificieri ed eviti una strage sei un eroe. Ma rientri anche nel profilo FBI di quel tipo di psicopatico che le bombe le mette e poi le fa trovare per avere il famoso quarto d’ora di celebrità. A Richard Jewell, ex poliziotto troppo grasso, troppo zelante, troppo ingenuo, ingaggiato nella sicurezza per le Olimpiadi di Atlanta, Georgia, nel 1976, capitò di passare da eroe a sospettato gettato in pasto all’opinione pubblica. Perché? Perché c’era in giro una giornalista, come avrebbe detto Henry Miller, con la morale di una cozza. Perché c’era in giro un agente FBI che cercava un colpevole qualunque. E perché l’opinione pubblica ha sempre fame di colpevoli. L’ultimo Eastwood alle soglie dei 90 anni è davvero sull’ordinary people, come il pilota Sully, i soldati di Ore 15:17 attacco al treno e l’anziano corriere della droga di The Mule. L’America sembra il pubblico di un programma tv della domenica pomeriggio, i giornalisti sono cialtroni, persino gli agenti FBI tentano di farti firmare confessioni pericolose fingendo di girare un documentario. Potrebbe essere sfiducia definitiva nel sistema, l’ennesimo film del singolo contro la massa pesante, un anelito alla libertà o una serie di ritrattini di persone con difetti troppo esemplari per essere veri. A modo suo è sempre un metodo. Ci piace? Chissà.







































