Bugo: «A Sanremo con Morgan per divertirci e divertire»

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Bugo
@Paolo De Francesco

Ne siamo certi: Bugo e Morgan saranno una delle “sorprese” di Sanremo. L’altro giorno abbiamo pubblicato un post di Morgan in cui spiega perché ha deciso di partecipare al Festival cantando assieme a Bugo Sincero. Oggi riproponiamo integralmente l’articolo che Bugo qualche giorno fa ha postato sui suoi social per raccontare come è nato questo duetto.

di Bugo

Mi chiamo Cristian. Ma da quando ero bambino tutti mi chiamano Bugo, dal mio cognome Bugatti. Non definisco Bugo un nome d’arte, perché non è inventato. È un diminutivo “amichevole”, e per questo motivo quando ho iniziato a fare musica mi sembrava naturale utilizzare il nome Bugo, semplice naturale amichevole facile. Dopo 20 anni di carriera (il mio primo album è del 2000), ho deciso di partecipare con Morgan a Sanremo per ragioni sia sentimentali che artistiche.

Marco è un amico. Vi sembra poco l’amicizia vera? Per me no. Ci conosciamo da tanti anni, dal 2003 per la precisione, e come amico mi sembra fantastico per la prima volta affrontare il palco dell’Ariston con una persona a cui voglio bene. I sentimenti non si comandano, per questa ragione non so dirvi perché Marco è un amico. Lo “sento” e questo mi basta. Ovviamente da buoni amici quali siamo ci confrontiamo, abbiamo anche litigato, abbiamo sorriso (scherziamo moltissimo insieme) e ci siamo raccontati risvolti personali e privati che teniamo solo per noi. So che con lui posso superare tutto, e mi basta veramente averlo al mio fianco per sentire un’energia per cui tutto si rimette al suo posto, il mondo è un luogo fantastico e posso sentirmi al massimo della potenzialità. Per me essere con lui a Sanremo è un tributo SINCERO alla nostra amicizia. Sarà quindi il festival dell’amicizia.

Ma veniamo al mio pensiero di Morgan artista. Morgan per me rappresenta un modello artistico di riferimento da tanti anni. Gli innumerevoli scambi tra me e lui sui Duran Duran, il suo modo di suonare il basso e la passione appunto per John Taylor. E il suo tuffo nel mondo della canzone italiana degli anni 60, un patrimonio che io adoro (tra Celentano e Tenco) e che anche grazie a Marco ho approfondito. Ricordo anche bene quando l’ho visto la prima volta dal vivo, coi Bluvertigo alla fine degli anni 90. Non ci conoscevamo ancora e fui colpito da quella scioltezza di stare sul palco.

Poi anni dopo andai a vedere un suo concerto di presentazione di Canzoni dell’appartamento e non dimenticherò mai che ha iniziato il concerto con Lontano lontano di Luigi Tenco. E poi il suono, sentite come suonano le sue canzoni? Io ho la fortuna di poter ascoltare anche alcuni suoi provini e vi assicuro che già in quelli che sono semplici appunti si possono scorgere molte sue caratteristiche: il pulsare del basso, sempre chiaro mai confuso, il suono della batteria, le chitarre e ovviamente i sintetizzatori. Un massimalismo sonoro che è la cifra di Morgan. Ma state attenti, che lui riesce anche a spiazzarci voce e pianoforte. Questa è per me la sua grandezza: l’eterogeneità del musicista, compositore, cantante.

Avete capito? Tra stima artistica e amicizia cosa posso volere di più? Sono fortunato lo so, a presentarmi con lui. E non vedo l’ora di poter essere insieme a lui su quel palco che è storia della musica italiana.

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