Quando vedo Alexia salire sul palco del Blue Note di Milano, la mia prima impressione è che sia ancora il 1996. È cambiata pochissimo, negli anni, la cantante ligure di Summer is crazy: minuta, un fisico invidiabile, i lineamenti del viso da eterna ragazzina. Da figlia degli anni Ottanta cresciuta nei Novanta, per me vederla esibirsi è una grande emozione, non solo per il fatto che i suoi brani cosiddetti “eurodance” hanno accompagnato parte della mia infanzia e adolescenza, ma anche perché negli anni Duemila (durante la sua seconda vita musicale) ho scoperto che quella piccola donna aveva una voce straordinaria, potentissima, funky-soul. Che ho subito amato.
Ed è proprio in questa veste che Alessia Aquilani entra in scena, accompagnata da una band che la supporta con una forte presenza strumentale. Sembra visibilmente emozionata: «Negli ultimi tempi, per alcuni motivi personali, ho dovuto prendermi una pausa dalla musica, ma adesso è proprio con la musica che sento la necessità di raccontarvi di me», esordisce dopo la prima canzone, la ballata vincitrice di Sanremo 2003 Per dire di no.
Nel corso dello show, Alexia non tralascia nulla e “mixa” in maniera naturale le sue tante anime. Lascia spazio ai brani in italiano, attraverso i quali mette a nudo il suo lato più intimo. Canzoni come Fragile fermo immagine, Quell’altra, Beata gioventù, il nuovo singolo Come la vita in genere sono l’occasione per parlare al pubblico dell’esplorazione delle proprie insicurezze e fragilità, sia come donna che come artista. Ma raccontare di sé vuol dire anche ricordare l’inizio del proprio amore per la musica, le voci che hanno ispirato il proprio percorso artistico. Non sorprende il fatto che Alexia voglia cominciare con Aretha Franklin, della quale esegue Think e (You make me feel like) A Natural woman. Pelle d’oca. Gli omaggi della cantante di La Spezia proseguono con Mia Martini (Almeno tu nell’universo) e Lady Gaga (Million Reasons), fino ad arrivare ad una scelta più inaspettata e spiazzante come Creep dei Radiohead. Un’altra grande emozione.
Mentre le cover continuano, non posso fare a meno di pensare due cose: la prima è che forse un’artista come Alexia meriterebbe più di far ascoltare le proprie canzoni piuttosto che quelle di altri, per quanto indimenticabili; la seconda è che è sbalorditivo come questa donna riesca a cantare praticamente qualsiasi cosa, senza sbavature o esitazioni di alcun tipo.
La terza anima che Alexia mostra durante lo show è quella che l’ha fatta diventare una star anche a livello internazionale: i brani in inglese diventati delle hit durante gli anni Novanta, tuttora amatissimi, vengono eseguiti con nuovi arrangiamenti strumentali, senza perdere per questo la loro componente “ballerina”. Molto piacevoli e fresche la versione reggae (!) di Uh la la la e la sempreverde Happy, fino allo scatenato medley che include, tra le altre, Me and you, Summer is crazy, Think about the way, It’s a rainy day: «Per queste canzoni ho ricevuto molte critiche, ero definita un progetto da studio — racconta lei — Ma poi, alla fine, sono state rivalutate».
Impossibile non chiudere con Dimmi come, la canzone che fu l’inizio dell’era dell’italiano e del funky/soul. Il brano fa alzare, ballare e battere le mani a tutto il Blue Note, che dedica infine ad Alexia una meritatissima standing ovation.





































