Rassegna Luis Buňuel – Dal surrealismo al periodo messicano

Dal 1 al 4 febbraio 2020 al MIC- Museo Interattivo Cinema Milano la retrospettiva sul regista spagnolo aperta dal film d’animazione Buňuel nel labirinto delle tartarughe

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Il ciclo propone sette film realizzati dal 1928 al 1961

Tratta dalla graphic novel di Fermín Solín, Buñuel in the Labyrinth of the Turtles (sabato 1 febbraio ore 20.00), il film di apertura della rassegna, tratta di una storia vera cominciata con un colpo di fortuna. Dopo l’amara delusione lasciata dall’esito infausto del suo film L’âge d’or, il cineasta Luis Buñuel prende le distanze dal suo amico e collaboratore Salvador Dalì per cercare altre strade. La fortunata vincita alla lotteria dell’amico scultore Ramón Acín permette a Buñuel di partire per un nuovo progetto: documentare la vita a Las Hurdes, una delle zone più povere della Spagna, al confine con il Portogallo, lasciandosi alle spalle il Surrealismo per una ricerca più legata al reale. Grazie a una suggestiva combinazione tra animazione ed estratti tratti dall’opera filmica originale, si delinea un viaggio affascinante e drammatico da cui emerge un momento chiave della vita del cineasta, in bilico tra la ricerca di una sua libertà espressiva e i nodi irrisolti di un passato più e meno recente. Sarà infatti dal documentario Las Hurdes del 1933 (proiettato subito dopo), che il regista prenderà nettamente le distanze dal Surrealismo per un cinema più legato al realismo e alla denuncia sociale. L’opera denuncia l’arretratezza di una regione priva di strade e di elettricità, devastata dalla povertà e dalla diffusione di malattie. Il mediometraggio crudo e drammaticamente neorealista, censurato dalla Repubblica spagnola per la sua schiettezza, verrà in seguito usato come strumento di propaganda contro il regime franchista. La fama artistica  di Don Luis è iniziata qualche anno prima. Il 28 novembre 1930 in una sala pubblica parigina viene proiettato con regolare visto di censura L’âge d’or (martedì 11 febbraio ore 17.30), scritto e diretto da Luis Buňuel in collaborazione con Salvator Dalì, prodotto per merito di un mecenate, amico degli artisti, il visconte Charles de Noailles. Dopo pochi giorni si scatena il finimondo. Gruppi di benpensanti reazionari, al grido di Morte agli ebrei, manifestano il loro violento dissenso contro quello che definiscono un esempio di cinema giudeo-bolscevico, invocando l’intervento repressivo del prefetto di polizia Chiappe, per ripristinare “l’ordine borghese” infranto. Il film, secondo opera del regista, è un considerato un vero e proprio manifesto del cinema surrealista per i personaggi e le situazioni rappresentate in una critica corrosiva alla religione, alla repressione sessuale e alle convenzioni borghesi. L’anno prima il diabolico Luis aveva firmato la sua prima opera Un chien andalou (giovedì 7 ore 18.30), un racconto realizzato attraverso associazioni di immagini oniriche molto ardite per l’epoca, tra le quali il celebre taglio dell’occhio con un rasoio. Dopo aver aderito alla Repubblica Spagnola contro l’insurrezione franchista, Buňuel emigra negli Usa, prima a New York al Museo d’Arta Moderna e poi a Hollywood, nel modesto ruolo di supervisore dei doppiaggi dei film della Warner destinati al mercato estero. Del tutto casualmente il cineasta nel 1946 ha l’occasione di tornare dietro la cinepresa in Messico, sua futura patria d’adozione, dirigendo due film commerciali, ma di grande successo prima di imporsi a livello internazionale nel 1951 con I figli della violenza (martedì 4 ore 17.00) presentato al Festival di Cannes. Il suo è un ritratto sociologico al vetriolo dell’infanzia abbandonata nella periferia di Città del Messico. Nel 1952 è la volta prima di Salita in cielo (mercoledì 12 ore 15.00), commedia fiabesca che deve molto al surrealismo e poi dello splendido Lui- El (mercoledì 5 ore 17.00), capolavoro sulla paranoia borghese utilizzato come testo di studio dalla scuola di Psicologia dell’Ospedale parigino di Sant’Anna. Nel 1955 gira Estasi di un delitto (giovedì 7 ore 15.00), considerato dalla stesso Buňuel una sorta di diversivo nella sua filmografia, non privo comunque di forte senso dello humour. Nel 1958 arriva sugli schermi Nazarín (martedì 4 ore 15.00), ambientato in Messico nel primo Novecento sotto il dittatore Porfirio Diaz. Nazarín è un sacerdote che vive tra i poveri, praticando fino all’eroismo, la lezione evangelica. L’opera è premiata con il Prix International al Festival di Cannes del 1959. Nel 1961 i suoi strali si abbattono ancora sul clericalismo inconsistente con Viridiana (venerdì 8 ore 15.00), feroce attacco sulla religione che gli procura un mare di guai. Il film fa scandalo in particolare per la rappresentazione di una moderna Ultima Cena, i cui commensali sono mendicanti. L’opera vince ex equo la Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1961.

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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