FADI: mi oriento con il mare e arrivo fino a Sanremo

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Un mix di west Africa e Romagna, un timbro di voce black inconfondibile, graffiante e caldo intrecciato all’accento romagnolo che si fa più intenso in ogni zeta che pronuncia: è FADI, all’anagrafe Thomas O. Fadimiluyi. Ed è uno dei giovani protagonisti che calcheranno il palco dell’Ariston tra le nuove proposte del 2020.

Per il giovane cantautore italo-nigeriano l’anno appena iniziato sarà ricco di appuntamenti. Sanremo infatti non è l’unico impegno: ad aprile partirà per un tour nei club in cui farà ascoltare i brani tratti dal suo album di esordio, uscito in digitale il 31 gennaio. Un disco, il suo, musicalmente eterogeneo e complesso. Capace di raccontare con musica e parole l’intreccio di influenze e tradizioni che in FADI trovano una perfetta sintesi. Un album che traccia la storia di Thomas anche attraverso il racconto di altre storie. Un lavoro che parla della paura di non essere abbastanza e del sentirsi in qualche modo perso. Ma anche della capacità di ritrovarsi, utilizzando come bussola il mare della Romagna.

Abbiamo intervistato FADI a pochi giorni dal debutto sul palco della settantesima edizione del Festival di Sanremo. La chiacchierata con lui è piacevolissima, si sente nelle sue parole la spontaneità di un ragazzo che fa ancora i conti con questa immensa opportunità che è Sanremo, uno che si reputa onorato di poter salire su quel palco e forse è ancora un po’ incredulo. Thomas è capace di scrivere con estrema semplicità dei versi molto profondi raccontando di «una vita passata in sala d’attesa» e di dire, con la stessa spontanea semplicità, cose tipo «Credevo di esser lento, di aver bisogno di tempo per carburare. Ho capito che non è così: non sono lento, è che ogni volta ho un sacco di tendine aperte. Ne penso troppe, tutte insieme!». Di seguito, la nostra intervista.

Innanzitutto chi è FADI? Come ti descriveresti se dovessi usare solo tre parole?
Se vuoi ti rispondo alla maniera di Valeria Rossi e ti dico: sole, cuore e amore (ride). Scherzi a parte, tre parole forse non bastano, ma FADI è un ragazzo “normale” della riviera romagnola, figlio di un appassionato di motori originario della Nigeria e di un’albergatrice di Riccione. È uno a cui piacciono le cose semplici come le mangiate con gli amici o vendere i lupini al mare. Ed è anche uno che cerca di capire un po’ tutti i giorni chi è.

Sei anche un giovanissimo cantautore e nei tuoi testi spesso parli del mare. In Se ne va scrivi “La testa al cielo e il cuore a mare” e in Canzone leggera canti addirittura di “orientarsi con il mare”. Un’espressione bellissima. È una sensazione che vivi e hai vissuto sulla tua pelle quella di orientarti con il mare?
Beh, sì. Io ho sempre vissuto a pochi metri dal mare. Forse il “mio” mare, quello della riviera romagnola, non è il più bello che c’è qui in Italia perché soprattutto al Sud ci sono dei posti con un’acqua pazzesca. Ma questo è il mio, appunto, e proprio il fatto che ci sia, per me, è fondamentale. Se vado verso Nord ce l’ho sulla destra, verso Sud sulla sinistra e materialmente mi oriento così. Forse chi è nato in montagna lo fa con i monti ed è una cosa naturale, ma quando vedo il mare io mi sento a casa. È un punto di riferimento.

Rimanendo su Canzone leggera che è forse — tra tutti i pezzi del disco — quello che colpisce di più, scrivi di voglia di leggerezza. E anche della volontà e della necessità di non sentirsi imperfetto e sbagliato. Ci racconti questa canzone?
Penso che capiti a tutti ogni tanto di non sentirsi proprio perfetti, è una sensazione che fa parte dei limiti che ognuno ha. Una paura. Io ad esempio, e lo canto anche in un’altra canzone del disco, in Nigeria non sono abbastanza nero per essere “nero” e in Italia non sono abbastanza bianco per essere “bianco”. Quindi a volte può capitare che, nonostante tutto l’impegno che ci metti, non ti senti abbastanza. Ma non dovrebbe essere così: ci vorrebbe più leggerezza, appunto, e semplicità nelle cose. Senza trucchi e inganni, ché se ne vedono troppi: vai bene così come sei. Ognuno ha le sue beghe, si sa, ma forse dovremmo smetterla di chiederci se siamo al nostro posto. Per fortuna poi, come ti ho già detto, anche in questo caso torno a orientarmi, stavolta metaforicamente, con il mare.

L’altra canzone a cui hai appena fatto riferimento — quella in cui dici di non essere abbastanza bianco o abbastanza nero — è Owo, un brano molto particolare. In questo pezzo canti anche “sembra l’Africa ma siamo in Riviera”. È un pezzo che riassume un po’ tutto quello che sei. Tutto ciò che ha influenzato il tuo percorso musicale ma anche di vita.
Sì, questo pezzo parla proprio di me. E, tra l’altro, è nato da un aneddoto particolare. Ero in Nigeria con la mia famiglia una decina di anni fa, ci sono stato una sola volta e spero di poterci tornare quanto prima. Io e mio fratello volevamo divertirci un po’ con i kart e mio fratello mi ha suggerito di chiedere i soldi al babbo. Io ho provato a chiedergli di “sponsorizzarci” un po’, solo che owo è una parola che cambia di significato a seconda di dove metti l’accento. Ho sbagliato e mio padre invece di darmi dei soldi mi ha dato la mano! Sono partito da questa cosa qui, ma è una canzone dove ci sono tante cose, significa tanto e racconta luoghi e pezzi della mia storia.

Questo disco oltre che parlare di te però racconta anche di altri, già a partire dalla copertina dove ci sei tu che ti circondi di tante persone. E poi ci sono Luca o Andrea nei testi delle canzoni. Ti piace raccontare, con la tua musica, anche le storie degli altri?
Mi piace raccontare storie di altri dove anche io posso in qualche modo identificarmi. Quando in una storia sento che siamo andati di pari passo e mi confronto con la persona che la vive, mi viene voglia di raccontarla. Così racconto di me e delle cose che riguardano un altro ma mi colpiscono in qualche modo.

Passiamo a Due noi, il brano che porterai a Sanremo in cui si incontrano una carrellata di immagini. Com’è nata questa canzone?
È nata tra Riccione, la città del mare, e Bologna dove ho studiato. Racconta di Parara e Toni e soprattutto di Andrea. È un po’ l’Andrea di De André che si è perso e non sa tornare, che in questo pezzo ho ricollegato a Dalla che invece scriveva che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino. Io mi ci sono sempre rivisto un po’ in quell’Andrea lì e mi sono sempre sentito come lui: un po’ perso. Mi è venuto di scriverlo così, senza nemmeno pensarci troppo. Invece quando canto “in piedi, per le strade di Bologna”, quell’in piedi, mi riporta al mio carrozziere di fiducia, a Bologna, appunto. Una volta mi ha detto: “FADI, arrivato alla mia età non do per scontato niente, il fatto che la mattina mi metto in piedi non è così scontato. E ringrazio perché continuo a farlo ogni giorno”. Lui è un lavoratore vero, uno di quelli che hanno più di settant’anni e continuano a tribolare sul lavoro e lo fanno con una gran passione e cura nel dettaglio. E quando mi ha raccontato questa cosa qui, mi ha tanto colpito. Mi è rimasto davvero impresso. E allora questo in piedi, questo rialzarsi, è importante e ho voluto che ci fosse nella mia canzone. È un pensiero che mi avvicina tanto a lui, forse non sono solo un “patacca” e a volte sono più maturo di quello che penso di essere (sorride).

Come stai vivendo questi giorni pre-Festival e cosa ti aspetti da Sanremo?
Sanremo è un palco super importante e io sono già contento solo di esserci arrivato. Sono onorato di passarci su. E poi ho fatto le prove e con l’orchestra ed è stato pazzesco, è davvero come essere totalmente avvolto dalla musica. Bellissimo. Sto cercando di trovare il modo di commutare il più possibile le energie che mi arrivano dall’esterno in sensazioni positive. Non so dirti davvero come mi sto preparando, ma sto pensando soprattutto alla performance, a tirare fuori il meglio. Ad andare a ricaptare quelle emozioni che hanno fatto venir fuori la canzone la prima volta, per poi farle sentire e provare alla gente che mi ascolterà.

La tracklist dell’album di FADI:

  • Cardine
  • Due Noi
  • Owo
  • Canzone Leggera
  • Fluido (Vola Bel)
  • Rimini
  • Pugni
  • Se ne va

Le date del tour finora confermate:

  • 10 Aprile – Covo club (Bologna)
  • 11 Aprile – Le Mura (Roma)
  • 17 Aprile – Off Topic (Torino)
  • 18 Aprile – Circolo Ohibò (Milano)

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