Sanremo 70. Le nostre pagelle delle 24 canzoni in gara

0
Sanremo 70

Classico appuntamento del lunedì, a Sanremo. Quando fanno le prove generali aperte alla stampa. Un ascolto “diverso” da quello fatto un paio di settimane fa nella sede Rai di Milano (lì in pratica si ascoltano i dischi), ma anche da quello di domani sera in diretta Tv. Diciamo che qui s’intravede, di norma in maniera abbastanza netta, quello che succederà nei prossimi giorni. Cantano dal vivo, accompagnati dall’orchestra (ai maestri va fatto un elogio fin da ora, in considerazione dell’enorme mole di lavoro già svolta e quella che faranno da qui a sabato). Alcuni cantanti si presentano con l’abito di scena, altri arrivano mettendo “la prima cosa che ho trovato”. E poi ci sono ancora 24 ore per fare piccoli aggiustamenti, anche se arrivati a questo punto si può “aggiustare” ben poco, giusto qualche rifinitura.

Ma ecco, nell’ordine in cui hanno provato (cioè quello alfabetico, che non sarà lo stesso con cui usciranno domani sera), i miei giudizi, che ovviamente mi riservo di ritoccare dopo il passaggio Tv.

Me ne frego di Achille Lauro (dirige il maestro Beatrice Antolini) – Siamo in zona dancehall anni ’80, un tentativo di replica di Rolls Royce, ma meno incisiva. Superfashion come sempre, Lauro usa un po’ di autotune nell’intro, tanto per non perdere il vizio. Poi parte un pezzo studiato atavolino per far muovere il piedino. Ritmica potente, sostenuta da una chitarra cattiva. Non certo memorabile il testo: “Me ne frego / dimmi una bugia me la bevo / Sì sono ubriaco ed annego / O si me ne frego davvero / prenditi gioco di me che ci credo / st’amore è panna montata al veleno“. Voto 5

Il sole ad Est di Alberto Urso (dirige il maestro Celso Valli) – Una romanza pop dalla struttura classica: strofa, ponte, inciso con qualche vocalizzo sul finale. Chiaramente rivolto a un tipo di pubblico che ama il bel canto. Non morde, eppure non ci sarebbe da stupirsi se finisse sul podio. Voto 4

Rosso di rabbia di Anastasio (dirige il maestro Enrico Melozzi) – Già il titolo dice parecchio e il testo è potente, uno dei migliori: “E voi volete sapere dei miei fantasmi? / C’ho 21 anni posso ancora permettermi di incazzarmi / le parole sono le mie sole armi fino al sole voglio sollevarmi. / Io vorrei farlo e non posso, non è roba da poco, / strillare mentre questi mi fanno le foto. / Come ti senti? Disinnescato” (l’ultima strofa è un omaggio a Jovanotti: “A cosa pensi? Al deserto”). Non aspettatevi il classico rap, è un brano rock blues con un’impronta chitarristica notevole. Questo ragazzo un po’ timido ma coriaceo è in crescita costante. Voto 7,5

Sincero di Bugo e Morgan (dirige il maestro Simone Bertolotti) – Questa strana accoppiata potrebbe arrivare lontano. L’attacco sorprende: tutta la prima strofa, piuttosto lunga, la canta Morgan. Bugo arriva soltanto dopo. Poi i due si amalgamano alla perfezione. Bel pezzo, basato su un tripudio di synth e una ritmica squadrata. Richiama Battiato, quello migliore. “Volevo fare il cantante / delle canzoni inglesi / così nessuno capiva che dicevo / Vestirmi male e andare sempre in crisi / e invece faccio sorrisi ad ogni scemo. / Sono sincero me l’ahi chiesto tu / ma non ti piace più / non ti piace più”. Voto 7,5

Fai rumore di Diodato (dirige il maestro Rodrigo D’Eramo) – È il pezzo che al secondo ascolto ne guadagna di più. Parte morbido, con qualche accordo suonato al piano, poi va su in un crescendo continuo ed esplode in una potente melodia come quella a cui Antonio ci ha abituato. Quindi decolla la ritmica e la voce raggiunge il suo apice motivo: da brividi! La canzone è un invito a rompere il silenzio, ad abbattere i muri dell’incomunicabilità. Voto (quasi) 8

Musica e il resto scompare di Elettra Lamborghini (dirige il maestro Enzo Campagnoli) – Fa quello che sa fare, il reggaeton tamarro. Ovviamente ritmo ed energia ci sono. Ma tolta una bella chitarra spagnoleggiante, peraltro già sentita mille volte, cosa resta? Anche se bisogna darle atto di aver portato un po’ di spensieratezza sul palco. Volete sapere cosa dice la prima strofa? “Mi piace la musica fino al mattino / faccio un casino lo stesso / ma non bevo vino / ridi cretino / la vita è corta per l’aperitivo”. Voto 5

Andromeda di Elodie (dirige il maestro Silvia Catasta) – Per scrivere la musica si è fatta aiutare da due pesi massimi come Mahmood e Dardust (quest’ultimo ha anche firmato la produzione). Però la potenza di Soldi è lontana anni luce. Elodie canta bene, e grazie a un ritornello ruffiano probabilmente questa canzone diventerà una hit radiofonica. Ma alla fine tutto resta un po’ sospeso nell’etere. Nota di merito per la citazione all’immensa Nina Simone, che però resta irraggiungibile. Voto 5

Baciami adesso di Enrico Nigiotti (dirige il maestro Celso Valli) – Nigiotti è un bravo autore, ma questa volta non dà il meglio di sé. Una ballatona con un testo dedicato a quegli innamorati che si ringhiano da lontano “come i cani” e si pensano ancora più vicini. “Baciami ancora, baciami ancora, oooohh!”. Voto 5

Viceversa di Francesco Gabbani (dirige il maestro Fabio Gurian) – Scordatevi il Gabbani che conoscete. Stavolta si siede al piano e propone un testo (scritto a quattro mani con Pacifico) che è una riflessione sul vero significato dell’amore (in senso lato), col rifiuto dell’individualismo esasperato che caratterizza questi tempi. A contenere le parole c’è una musica piuttosto evocativa, e stavolta il ruolo acchiappante del “namasté olè” è sostituito da un fischio di morriconiana memoria che caratterizza il ritornello. Voto 6 e mezzo

Come mia madre di Giordana Angi (dirige il maestro Giovanni Sciamparrasi) – È da una vita che ci ripetono che son tutte belle le mamme del mondo, doveva dircelo anche lei? Il pezzo è una sorta di lettera alla madre, una dedica sincera, ma senza veri picchi emozionali, anche se Giordana canta bene. Voto 5

Finalmente io di Irene Grandi (dirige il maestro Celso Valli) – A vent’anni dal secondo posto ottenuto con La mia ragazza sempre, Vasco torna a scrivere per una delle sue pupille, cucendole addosso un testo che le si adatta alla perfezione. In pratica è una canzone-manifesto, quasi autobiografica: “Perdo le chiavi di casa / e perdo quasi ogni partita / gli amori miei buttati alla rinfusa / non mi ricordo mai dove li metto / gettati con la lista della spesa / nell’ultimo cassetto / disordinata come una risata / e anche più viva della vita / innamorata della libertà / ho perso ogni pazienza / e ogni fragilità”. Irene canta con voce graffiata, il che fa emergere in superficie l’anima rock del pezzo (che è stato firmato anche da Gaetano Curreri, Roberto Casini e Andrea Righi). Voto 7

No grazie di Junior Cally (dirige il maestro Enrico Melozzi) – Dopo tutto il casino che si è fatto attorno al suo nome, a modo suo ha già stravinto. Sale sul palco senza maschera e col vestito buono. Un rap basato su un riff di matrice rock martellante, un po’ alla Salmo (ma lui è s un altro pianeta). Tra tutti è il brano più politico: il rapper romano dice un forte no all’apatia degli artisti, lanciando una frecciata a due politici individuabilissimi: “Spero si capisca / che odio il razzista / che pensa al Paese / ma è meglio il mojito / e pure il liberista di centro-sinistra / che perde partite / e rifonda il partito”. Il fatto è che dopo tutto il casino di cui parlavo all’inizio, più che questo pezzo si è portati a “sentire” suoi vecchi brani dai contenuti non proprio eclatanti. Voto 6 e mezzo

Dov’è de Le Vibrazioni (dirige il maestro Peppe Vessicchio) – Una ballad molto pop che cresce a mano a mano che va avanti. Sarcina, la cui voce è matura al punto giusto, ripete all’infinito quel “dov’è” (rigorosamente senza punto interrogativo), fino a fartelo entrare in testa come un tormentone. Peraltro affronta un tema raro: la gioia, non aver paura di essere felici. Prima alle spalle, poi al fianco di Sarcina c’è pure una sorta di avatar umano. Voto 6+

Tikibombom di Levante (dirige il maestro Daniel Bestonzo) – Non fatevi ingannare dal titolo: la trap-latin non c’entra niente. Questo è un ritmo inventato sul quale danzano i protagonisti della canzone. È un testo importante, che riflette sull’omologazione, e racconta quattro diverse storie di “animali stanchi che non seguono il branco”, anime in pena, gli ultimi della fila. Voto 7-

Il confronto di Marco Masini (dirige il maestro Roberto Rossi) – Marco si guarda allo specchio e fa un confronto con se stesso. Però ci tiene a dire che il brano non è autobiografico, infatti racconta storie che potrebbero riguardare molti. “E sei stato un bugiardo / non hai avuto coraggio / quasi sempre imperfetto ma qualche volta saggio. / E sei stato per qualcuno, un marito mancato / e sei diventato padre, ma non è capitato. / E sei stato sul campo, sempre dietro a un pallone / e ora sei qui sulla porta, a tirarti un rigore / come un eterno bambino, dentro gli anni di un uomo /  (…) / la vita è un flipper e infatti ci giochiamo”. Marco non commette l’errore di strafare, si siede al piano e canta bene, come sempre. Voto 6 e mezzo

Nell’estasi o nel fango
 di Michele Zarrillo (dirige il maestro Adriano Pennino) – Un brano che non si capisce da che parte vuole andare. All’inizio è una specie di blues latineggiante, poi vira sull’elettropop, cantato con tutte le tonalità disponibili, da quelle più basse al falsetto. Un tentativo di fotografare la nostra epoca. Però alla fine resta poco. Voto 4

Voglio parlarti adesso di Paolo Jannacci (dirige il maestro Maurizio Bassi) – Canzoni sui e per i figli ne esistono a centinaia. Pure il figlio del mitico Enzo prova a raccontare in modo poetico, anche se a volte cade nel retorico, l’amore di un padre verso la figlia. “Voglio parlarti adesso / solo per dirti che / nessuno può da questo cielo / in giù volerti bene più di me / Voglio parlarti adesso / prima che un giorno / il mondo porti via / i tuoi sorrisi grandi / i giochi tra le porte / e quell’idea che tu / resti un po’ mia”. Interessante la partitura orchestrale. Voto 6-

Gigante di Piero Pelù (dirige il maestro Luca Chiaravalli) – Piero è un nonno rock e a quasi 58 anni (li copie il 10 febbraio) va al Festival come “esordiente” portando un pezzo dedicato al nipotino Rocco, 3 anni, figlio della sua primogenita Greta. È il Pelù che t’aspetti, niente di sorprendente né in positivo né in negativo. Look e attitudine rock, con due chitarristi che lo affiancano e passeggiata in platea. Che ci sia un cuore di panna dietro quell’aspetto un po’ mefistofelico? “Tu sei il mio Gesù la luce sul nulla, il mio piccolo Buddha. / È come una giostra la mente / tu sei il re di tutto e di niente… gigante”. Voto 6

Ringo Starr dei Pinguini Tattici Nucleari (dirige il maestro Enrico Melozzi) – Una delle proposte più fresche, che potrebbe diventare la sorpresa di questo festival, replicando il successo ottenuto due anni fa da Lo Stato Sociale. Brano caratterizzato da suoni urban, a tratti quasi bandistici, con un richiamo evidente nientepopodimeno che ai mitici Beatles, sia nella musica, sia nel testo, con quel verso-slogan davvero geniale “In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr / Uooh oooh”. Il ritornello e tondo e allegro, molto acchiappante. Voto 7

Eden di Rancore (dirige il maestro Carmelo Patti) – Testo ricco di pathos, infarcito di simboli e metafore, con alcuni significati che saltano subito all’occhio e altri che si scoprono negli ascolti successivi: “L’11 settembre ti ho riconosciuto / tu quando dici, grande mela / è un codice muto. / Tu vuoi nemici, sempre, / se la strega è in Iraq / Biancaneve è con i sette nani / e dorme in Siria / passo ma non chiudo! / Cosa ci hai venduto? / Quella mela che è caduta in testa / ad Isaac Newton / rotolando sopra un iPad oro / per la nuova era / giù nel sottosuolo / o dopo l’atmosfera”. Voto 7

Carioca di Raphael Gualazzi (dirige il maestro Stefano Nanni) – Il titolo è un po’ fuorviante, infatti c’è più Cuba che Brasile. Il pezzo è un mix tra una base urban con forti influenze latin jazz, sostenute da un piano suonato in stile “montuno” e da una sezione di fiati che spinge forte (e fa pure da coreografia). L’esecuzione con orchestra ne guadagna. Questa canzone mette addosso una gran voglia di ballare. E pare stupirsi lo stesso Gualazzi, che canta: “Carioca / Carioca / ma chi l’avrebbe detto”. Voto 6+

Lo sappiamo entrambi di Riki (dirige il maestro Pino Perris) – Un poppettino innocuo, all’acqua di rose. È un pezzo piuttosto datato, anche se cantato da un ragazzo di 28 anni che si rivolge a un pubblico di adolescenti. Quasi certamente avrà un buon successo, ma non credo che resterà negli annali. Voto 4

Niente (resilienza 74) di Rita Pavone (dirige il maestro Filadelfo Castro) – L’ho già scritto e lo ripeto: siccome parlar male di Rita Pavone ormai è un po’ come sparare alla Croce Rossa, confesso che speravo davvero che avesse un bel pezzo in modo da poterne dire tutto il bene possibile. Purtroppo non è così. Un brano up tempo poco credibile e che lascia poco, se non un senso di straniazione. Voto 4

Ho amato tutto di Tosca (dirige il maestro Valeriano Chiaravalle) – Su Tosca cantante non resta più molto da dire: è una delle interpreti migliori che abbiamo, raffinata, capace dare il giusto colore a qualsiasi cosa che canta e di avviluppare l’ascoltatore con i suoi ricami vocali. Il brano (di Pietro Cantarelli, seduto al piano) è intimo e molto intenso, una sorta di inventario di ciò che si è vissuto e a volte sognato. Un bel pezzo cucito addosso a un’interprete dotata di una gran classe. Voto 7+

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome