Sanremo 70. Cronaca (e pagelle) in diretta della prima serata

0
Sanremo 70

Ammetto che ero a un passo dal gettare la spugna. Domanda: dopo aver commentato a caldo le canzoni ascoltate in prima battuta nella sede Rai di Milano (ma quello è un ascolto dei dischi) e dopo aver commentato le prove generali di ieri ci sarà altro da aggiungere? Poi alcuni amici mi hanno convinto a continuare il gioco, e alla fine ho ceduto. Ma non prendetemi troppo sul serio, qui sparerò minkiatelle, come da tradizione festivaliera.

Fin dall’ingresso è chiaro che Fiorello farà parecchia ombra al presentatore-direttore artistico. Scambiare un segno di pace come in chiesa a Sanremo non si era mai visto. E Fiore rispetto al suo grande amico Amadeus ha un vantaggio enorme: può dire quello che gli pare, persino invitare il Santo Padre a non disdire l’abbonamento Rai, in quanto “questo è un Festival a rischio 15%”. Quindi entra in scena con il costume originale di Don Matteo, “che da solo vale il 35%”. E nel primo monologo azzecca una serie di battute al fulmicotone. Voto: geniale!

La gara inizia con le nuove proposte. Primo scontro a eliminazione diretta: Eugenio in Via di Gioia (che cantano Tsunami) Vs. Tecla (che canta 8 marzo). Vota la giuria demoscopica. Passa al turno successivo Tecla. Anche se vince con un risicato 50,6%, è l’ennesima dimostrazione che le giurie sanremesi sono… (aggiungete voi l’aggettivo).

Secondo scontro tra Fadi (che canta Due noi) e Leo Gassmann (che propone Vai bene così). Con il 54% vince il meno peggio, Leo Gassmann.

A Irene Grandi, con Finalmente io, il compito di aprire la gara dei big. Scelta forse dovuta al fatto di spendere subito il nome di Vasco Rossi, che fisicamente non è a Sanremo, ma del quale in questi giorni si parla in continuazione. Irene è emozionata, ma la maschera bene grazie alla grande esperienza. Il pezzo le è stato cucito addosso con abilità sartoriale, e potrebbe ripetere il successo di La mia ragazza sempre, che vent’anni fa arrivò seconda. Voto: e vai col rock!

Mica facile salire sul palco dopo un intervento assolutamente inutile di Diletta Leotta (bella, per carità!), ma Marco Masini (30 anni di carriera e 9 Festival), con tutte quelle che ha passato, non si lascia certo intimorire. Anche se in un paio di passaggi la voce cede leggermente. Il confronto è un pezzo nelle sue corde, un testo interessante, con qualche immagine un po’ retorica qui e là. Comunque non male. Voto: il mondo è open.

Il titolo è una sintesi perfetta della canzone di Rita Pavone, grande storia alle spalle, presente incerto: Niente (resilienza 74). “Niente” è quello che resta dopo aver ascoltato il pezzo, “resilienza” è una parola che non sopporto più. 74 sono gli anni dell’ex Pel di Carota. Voto: boh!

La mia amica Gianna, grande fan di Achille Lauro, è da Sanremo dell’anno scorso che prova a “catechizzarmi”. Ma io proprio non riesco a farmelo piacere. Francesco Salvi direbbe “non ce la faccio a farcela”. Punta su baracconate che magari aiutano lo show, ma non c’è un briciolo di originalità, né nella musica, né nei look, che pure a volte sono fantasmagorici, ma sono presi pari pari, tanto per restare a stasera, da artisti glam anni ’70. Sicuramente sbaglio io, dato che il ragazzo ha successo. Ma questo è quel che penso. Voto: me ne frego. 

Sanremo 70

Fai rumore di Diodato è un pezzo che cresce ascolto dopo ascolto. Antonio è il campione della melodia applicata agli anni venti del terzo millennio. Inoltre è uno dei migliori a sfruttare le potenzialità offerte da una grande orchestra come quella di Sanremo (ai cui componenti va una vera e propria standing ovation). Voto: mi piace un casino.

Le Vibrazioni fanno Le Vibrazioni, stavolta più pop e meno rock. I casi sono due: o quel “dov’è” ripetuto a profusione ti entra in testa, o dopo la ventiseiesima volta rischia di annoiare. Simpatica la trovata del mino che “traduce” il brano col linguaggio dei segni, ma non basta a raddrizzare il tutto. Voto: hanno fatto di meglio.

Devo commentare anche l’ospitata di Al Bano & Romina? Dai, non mi vengono le parole giuste. Diciamo che il momento super trash del Festival! Ah, no, dimenticavo che domani arrivano i Ricchi e Poveri!

Ecco una cosa che mi piace. Anastasio ha 22 anni e quindi grandi possibilità di crescere ancora. Ma già adesso è bravo. Non “vomita” parole a caso come tanti ragazzi della sua età. Le sue sono meditate e ognuna ha un significato preciso, sta bene lì dove è stata messa. Quel brevissimo richiamo al Jova nell’intro va letto come un omaggio a un suo idolo. Voto: brav uaglione!

Bastano pochissime parole: il monologo di Diletta Liotta è stato il momento peggiore, davvero inutile e noioso dell’intera serata. E l’hanno pure pagata! Voto: che barba che noia!

Quello di Elodie con Andromeda è un tentativo, credo riuscito solo in parte, di ripetere il successo di Soldi. Non a caso per scrivere la parte musicale si è rivolta a Mahmood e Dardust. Comunque il pezzo funzionerà. Voto: danzereccia.

Per la strana coppia formata da Bugo e Morgan mi sono già sbilanciato parecchio. Tra l’altro sono di parte, perché Cristian scrive un diario sanremese per Spettakolo. Ma non è certo per questo motivo che ne parlo bene. Hanno un bel pezzo, che richiama Battiato e il rock che colpisce allo stomaco. Stanno bene sulla scena insieme e sono tre minuti godibilissimi. Voto: sinceramente positivo.

Alberto Urso piace a chi ama il bel canto. A me sinceramente annoia non poco. E Il sole ad est, il pezzo che porta a Sanremo, non ha guizzi particolari. Una romanza pop che gli dà modo di sfoggiare qualche virtuosismo vocale. Stop. Voto: Il Volo ad est.

Bisogna riconoscere che in passato ci sono stati “talentini” peggiori. Ma anche Riki non scherza in quanto a pochezza artistica. Brano scontato e sostanzialmente inutile, Lo sappiamo entrambiVoto: più Amici che Sanremo.

La sfiga di arrivare per ultimo, dopo l’una. Per fortuna Carioca, il pezzo di Raphael Gualazzi, non è di quelli che fanno calare la palpebra. C’è ritmo e fa venire voglia di ballare. Interessanti i fraseggi pianistici, la sezione di fiati e l’uso che viene fatto dell’orchestra. Voto: un po’ di Cuba a Sanremo.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome