Festival di Sanremo. Il coraggio di Rula Jebreal e la macchina dell’odio

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Uno dei momenti più belli e drammaticamente intensi della prima serata del Festival di Sanremo 2020 è stato, senza dubbio, il monologo di Rula Jebreal. Più che un monologo un vero e proprio urlo contro la violenza sulle donne. Interpretato in una maniera struggente dalla giornalista palestinese, con un tono pacato, ma allo stesso tempo duro, richiamando tra l’altro artisti come Franco Battiato, Vasco Rossi, Francesco De Gregori.

Per renderlo ancora più vero ha voluto raccontare la sua esperienza personale, la storia di sua madre, prima vittima di violenza, poi, a causa del silenzio che la circondava, indotta al suicidio: «Mi madre Nadia, quando avevo 5 anni, si è data fuoco perché era stata brutalizzata e stuprata due volte, a 13 anni da un uomo, poi dal sistema che l’ha costretta al silenzio. E l’uomo che l’ha violentata aveva le chiavi di casa».

Parole secche, violente, rese ancora più urgenti dai numeri esposti: «Negli ultimi tre anni 3 milioni 150mila donne sono state vittime di violenze sessuali sul posto di lavoro. Negli ultimi due anni 88 donne al giorno hanno subito abusi e violenze, una ogni 15 minuti. Ogni tre giorni viene uccisa una donna. Sei donne sono state ammazzate solo la scorsa settimana. E nell’80% dei casi il carnefice non ha bisogno di bussare, ha le chiavi di casa».

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Davanti a tutto questo la reazione dovrebbe essere di sgomento, di urgenza, dovrebbe nascere il bisogno di fare qualcosa. Invece no. Invece siamo nel 2020, nel mondo dei social, nel mondo dell’odio, dell’invidia e della rappresaglia. E sotto un intervento di questo genere l’essere umano riesce, ancora una volta, a tirar fuori il peggio di se.

Abbiamo voluto selezionare i commenti più stupidi, idioti, schifosi che sono apparsi sul web perché internet è uno specchio di una parte (siamo convinti minima) della nostra società. Ma una parte che, per quanto risicata, deve essere messa in luce e alla quale va dato il giusto risalto.

Il leitmotiv di questi commenti è che Rula Jebreal sarebbe stata un’ipocrita: certe cose avrebbe dovuto dirle al suo Paese, non a noi italiani, perché «noi donne italiane non abbiamo bisogno della tua ipocrisia».

Poi, ovviamente, si passa al lato economico, un gran classico. Perchè ci dimentichiamo sempre che certe cose bisogna dirle gratis, o comunque «quei 25.000 € che hai preso li devi spendere tutti di lassativo».

Non manca il riferimento ai “poteri forti” perchè «la signora fidanzata con uno dei banchieri più potenti al mondo… viene a fare la morale su un palco dove cantano “canzoni” che hanno come oggetto una visione delle donne a dir poco scandalosa».

C’è un particolare però che rende questi commenti ancora più disgustosi di quanto già non siano: per ovvi motivi abbiamo dovuto oscurare i nomi di chi li ha scritti, ma molti di questi appartengono a delle donne. E pensare che delle donne possano esprimere questo genere cattiverie crea uno sconforto difficile da descrivere perchè forse, con le dovute proporzioni, è ancora più grave del maschilismo sfrenato di questa società.

In questa gallery abbiamo raggruppato il nostro meglio del peggio:

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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