Ricchi e Poveri, che bello rivedervi al Festival: sarà perché vi amiamo

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Ricchi e Poveri

Genova, terra di cantautori, ma anche di gruppi. Qualche nome: i New Trolls e i Matia Bazar. E poi loro, gli eterni Ricchi e Poveri, che tornano quest’anno come ospiti al Festival di Sanremo, a mezzo secolo esatto dalla loro prima volta. Un ritorno che è già storia: sul palco dell’Ariston saranno infatti in quattro, come agli esordi, come non accadeva da quattro decenni. Finalmente, dunque, rivedremo cantare insieme Angela Brambati, Angelo Sotgiu, Franco Gatti e Marina Occhiena. L’appuntamento è per mercoledì 5 febbraio. Ne approfittiamo per raccontarvi la storia delle loro dodici partecipazioni al Festival.

La prima cosa bella, Sanremo 1970

È il 1970 quando i Ricchi e Poveri approdano al Festival. Il gruppo esiste già da tre anni e quella è la grande occasione. E dire che, in coppia con Nicola Di Bari, doveva esserci Gianni Morandi. Si dice che il cantante pugliese temesse che l’eterno ragazzo di Monghidoro potesse fargli ombra, oppure chissà, al Gianni nazionale la canzone non piaceva più di tanto. Vai a sapere. Fatto sta che sono i Ricchi e Poveri a cantare La prima cosa bella. La canzone l’ha scritta lo stesso Nicola Di Bari, dedicandola alla nascita della figlia Ketty. Poi ci hanno messo le mani anche Mogol e Gian Franco Reverberi. Il successo è assicurato. Il Festival lo vincono Adriano Celentano e Claudia Mori con Chi non lavora non fa l’amore, ma La prima cosa bella si piazza seconda. E vende tonnellate di dischi. Il 45 giri di Nicola Di Bari è il più venduto di quella edizione, ma anche la versione dei Ricchi e Poveri va forte sul mercato. Per il gruppo genovese è il primo vero successo della carriera.

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Che sarà, Sanremo 1971

L’anno dopo i Ricchi e Poveri tornano a Sanremo e nuovamente si piazzano secondi. La canzone si intitola Che sarà ed è scritta da Franco Migliacci, Carlo Pes e Jimmy Fontana. Come il pezzo dell’anno precedente, anche questo diventerà un classico della musica italiana. Doveva essere Jimmy Fontana, uno degli autori, a cantare la canzone. Ma la RCA, all’epoca potentissima casa discografica, sceglie diversamente. E così Che sarà viene affidata ai Ricchi e Poveri, in coppia con José Feliciano. Il Festival lo vincono Nada e Nicola Di Bari con Il cuore è uno zingaro, ma per i Ricchi e Poveri il secondo successo consecutivo sembra aprire definitivamente i cancelli della gloria.

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Un diadema di ciliegie, Sanremo 1972

Niente sembra fermare i Ricchi e Poveri, che nel 1972 si presentano al Festival per la terza volta consecutiva. Un diadema di ciliegie, la loro canzone, però non sfonda. Interamente scritto da Riccardo Bertola (lo si ricorda come l’autore della musica di Carletto, grande successo di Corrado), il pezzo mette in risalto lo splendido impasto vocale dei quattro di Genova, ma non lascia il segno. Quel Festival resta nella memoria soprattutto perché è il primo senza la doppia esecuzione. La classifica, per i Ricchi e Poveri, dice undicesimo posto, mentre vince ancora Nicola Di Bari con I giorni dell’arcobaleno.

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Dolce frutto, Sanremo 1973

Nel 1973 i Ricchi e Poveri fanno poker: quarta presenza consecutiva al Festival. Quello è però l’anno in cui inizia la crisi per la kermesse della città dei fiori. La Rai, ad esempio, trasmette le tre serate in radio, ma solo la finale in televisione. Il gruppo di Genova porta Dolce frutto, una canzone scritta da Cristiano Minellono e Umberto Balsamo. Quest’ultimo è anche in gara come cantante e lo ritroveremo protagonista, molti anni dopo, di una delle canzoni più discusse dei Ricchi e Poveri. Il piazzamento (quarto posto) è buono, la canzone si difende, ma il successo delle prime due partecipazioni sembra lontano. Vince Peppino Di Capri con Un grande amore e niente più.

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Due storie di musicanti, Sanremo 1976

Il Festival sprofonda, i Ricchi e Poveri saltano un paio di edizioni, ma nel 1976 decidono di riprovarci. E lo fanno con una canzone che porta due firme importanti: Luis Bacalov (vincerà l’Oscar nel 1996 per la colonna sonora del film Il postino) e Sergio Bardotti. La canzone si intitola Due storie di musicanti e in realtà sono due brani, uniti per l’occasione, che fanno parte di un progetto più ampio, un disco e uno spettacolo teatrale ispirati alla favola dei fratelli Grimm I musicanti di Brema. I Ricchi e Poveri si presentano sul palco accompagnati da un gruppo di bambini, I Nostri Figli, mentre Angela indossa un premaman perché in dolce attesa. Vince Peppino Di Capri con Non lo faccio più, mentre i quattro genovesi devono accontentarsi di un anonimo tredicesimo posto.

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Sarà perché ti amo, Sanremo 1981

La seconda metà degli anni settanta non regala grosse soddisfazioni discografiche ai Ricchi e Poveri, anche se la popolarità del quartetto è sempre altissima. Nel 1978 partecipano anche all’Eurovision Song Contest, piazzandosi terzi con Questo amore. Il ritorno a Sanremo, invece, avviene solo nel 1981. Ma è un ritorno in grande stile, di quelli indimenticabili. Intanto, perché si presentano in tre e non più in quattro. Marina Occhiena, infatti, esce (o per meglio dire, viene esclusa) dal gruppo. Non c’è più feeling tra la bionda e la brunetta, sembra a causa di questioni sentimentali. Ma il gossip non ci appartiene e già si è scritto troppo su questa storia. Fatto sta che i Ricchi e Poveri, nel 1981, rinascono insieme al Festival. Sì, perché quella è l’edizione in cui Sanremo torna ad essere l’appuntamento musicale più importante dell’anno e il trio si fa trovare pronto, portando una canzone destinata a diventare un evergreen: Sarà perché ti amo. Scritto da Pupo, Daniele Pace e Dario Farina, il brano è una bomba. Il quinto posto in classifica (vince Alice con Per Elisa) significa poco. La canzone ha un successo immenso, in Italia (sesto 45 giri più venduto dell’anno) e in mezzo mondo ed ancora oggi è una delle canzoni italiane più popolari ovunque. La carriera dei Ricchi e Poveri riparte in grande stile.

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Se mi innamoro, Sanremo 1985

La prima metà degli anni ottanta rappresenta il periodo più fortunato dei Ricchi e Poveri, che infilano un successo dietro all’altro. Così, quando nel 1985 decidono di tornare al Festival, lo fanno da vincitori annunciati. E loro tengono fede al pronostico. Se mi innamoro, scritta da Dario Farina e Cristiano Minellono, non è forse la loro migliore canzone, ma in ogni caso stravince il Festival: per i Ricchi e Poveri, dal Totip, arrivano oltre 1,5 milioni di voti, quasi il doppio di quelli raccolti dal giovanissimo Luis Miguel, che si piazza secondo.

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Canzone d’amore, Sanremo 1987

La vittoria del 1985 è l’apice della carriera dei Ricchi e Poveri. Due anni dopo il trio torna a Sanremo, ma i favoriti sono altri. Si chiamano, per la precisione, Gianni Morandi, Enrico Ruggeri ed Umberto Tozzi: i tre cantano Si può dare di più e sbaragliano la concorrenza. I nostri portano invece Canzone d’amore, una canzone scritta da Toto Cutugno, Giancarlo Rampazzo e Dario Farina. La canzone è in pieno stile Ricchi e Poveri, arriva settima ed ha un discreto successo. Niente di più e niente di meno.

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Nascerà Gesù, Sanremo 1988

Ricordate Umberto Balsamo? Aveva scritto la canzone portata al Festival dai Ricchi e Poveri nel 1973. Negli anni successivi il cantautore siciliano firma in proprio due grandi successi come L’angelo azzurro e Balla. Poi, nel 1988, decide che è il momento di entrare nella storia. E lo fa scrivendo due autentici capolavori trash: uno è Italia, cantata da Mino Reitano, e l’altro è Nascerà Gesù, cantata dai Ricchi e Poveri. Cosa spinga il trio di Genova, celebre per i loro motivi scanzonati e qualche ballad disseminata qua e là, ad impelagarsi con una canzone che parla di ingegneria genetica resta tutt’oggi un mistero. In soldoni, dice il testo, i figli si possono fare in laboratorio, biondi o con gli occhi blu, ma tutto sommato è meglio farli alla vecchia maniera. «Stan cambiando il mondo ma che stupidi, ma che fa l’ingegneria genetica, presunzione inutile che non potrà mai far di te quel Dio che non sei», si ritrova a cantare la povera Angela. La classifica dice nono posto, ma la canzone la ricordano solo i cultori del trash. Vince Massimo Ranieri con Perdere l’amore.

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Chi voglio sei tu, Sanremo 1989

Abbandonati (fortunatamente) i temi etici, i Ricchi e Poveri tornano a Sanremo nel 1989 con Chi voglio sei tu, canzone scritta per loro da Piero Cassano e Adelio Cogliati. Entrambi collaboratori di Ramazzotti, il primo per molti anni anche componente dei Matia Bazar, i due confezionano un pezzo in pieno stile Ricchi e Poveri, quasi a voler cancellare quanto accaduto l’anno prima. Nulla di trascendentale, ma la canzone è dignitosa ed arriva ottava. A trionfare sono Anna Oxa e Fausto Leali con Ti lascerò.

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Buona giornata, Sanremo 1990

Nel 1990 i Ricchi e Poveri hanno un colpo di coda. Portano infatti a Sanremo Buona giornata, una canzone che mette pienamente in risalto le qualità vocali ed armoniche del trio. Gli autori sono Depsa, Mauro Paoluzzi e Vittorio Cosma. Non si conosce il piazzamento in classifica, visto che vengono rese note solo le prime tre posizioni. È un Festival importante, quello del 1990. Torna infatti l’orchestra e i cantanti in gara sono abbinati ad artisti stranieri, che propongono una seconda versione del pezzo. Compagni di viaggio dei Ricchi e Poveri dovevano essere i Manhattan Transfer e l’abbinamento sarebbe stato perfetto. Ma il gruppo vocale declinò l’invito. È invece il brasiliano Jorge Ben che accetta di salire sul palco dell’Ariston per cantare Boa jornada. Vincono i Pooh, alla loro prima (e unica) partecipazione, con Uomini soli.

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Così lontani, Sanremo 1992

L’ultima presenza in gara dei Ricchi e Poveri al Festival di Sanremo risale al 1992. Quell’anno tornano le eliminazioni ed il trio di Genova è vittima della nuova formula: la loro canzone si intitola Così lontani, è scritta da Toto Cutugno, e non arriva in finale. L’avventura dei Ricchi e Poveri come concorrenti della kermesse si conclude quindi con un’ingloriosa eliminazione. Destino ingiusto. Vince Luca Barbarossa con Portami a ballare.

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Nel 2013 i Ricchi e Poveri dovevano tornare al Festival come ospiti, richiamati da Fabio Fazio. Una tragedia impedisce però al gruppo di esibirsi e ritirare il premio alla carriera: nella notte viene infatti trovato morto, appena 22enne, il figlio di Franco Gatti.

L’anno dopo Angelo Sotgiu ha un malore e finisce in ospedale. I giornali parlano di infarto, ma per fortuna il biondo cantante si riprende ed i Ricchi e Poveri possono continuare la loro avventura.

Nel 2016, provato dal lutto di tre anni prima e probabilmente stanco di una vita che non sente più sua, Franco Gatti lascia il gruppo. Restano Angela e Angelo a tenere in piedi la ditta.

Quest’anno, infine, arriva l’annuncio più atteso: i Ricchi e Poveri tornano a Sanremo, come ospiti, e lo fanno da quartetto, nella formazione originale. Finalmente potranno ricevere dal pubblico dell’Ariston (e da milioni di persone a casa) l’applauso che meritano per una carriera straordinaria.

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