Sanremo 2020: cronaca (e pagelle) della seconda serata

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Sanremo 2020

Ed eccoci alla seconda serata di Sanremo 2020. La prima ha fatto il boom di ascolti, ma ha pure esasperato molti a causa di una durata eccessiva (chiusura all’1,30, manco fosse la finale!). Classifica a sorpresa, con Le Vibrazioni al primo posto.

Pure questa sera, oltre ai cantanti in gara, giovani e big, ci sono tanti ospiti (troppi?): l’ottimo Fiorello, Sabrina Salerno, Tiziano Ferro (che stasera duetta con Massimo Ranieri), il momento super kitsch della reunion dei Ricchi e Poveri, Zucchero (che canta Spirito nel buio, La canzone che se ne va e Solo una sana e consapevole libidine…), Gigi D’Alessio, Emma D’Aquino e Laura Chimenti. Ci sarà inoltre un ricordo di Fabrizio Frizzi nel giorno del suo compleanno fatto da sua moglie Carlotta Mantovan (con doverosa standing ovation). Insomma, tanta carne al fuoco.

Ok, andiamo a cominciare, godendoci tanto per gradire un esilarante Fiorello vestito da Maria De Filippi (che chiama in diretta). Il resto della gag riguardatela su Ray Play (ne vale la pena: clicca qui per vederla). Ma una frase detta da Fiorello ad Amadeus devo riportarla: «Ti rendi conto cosa sto facendo per te?». Voto: un amico vero

Primo scontro tra le Nuove Proposte: Martinelli e Lula (che cantano Il gigante d’acciaio) Vs. Fasma (che canta Per sentirmi vivo). Passa il turno con il 51% Fasma (che non è nemmeno male, ma glielo hanno imposto per contratto un uso così smodato dell’autotune?).

Seconda sfida tra Marco Sentieri (che canta Billy Blu) e Matteo Faustini (che canta Nel bene e nel male). Va al turno successivo, con il 52%, Marco Sentieri.

Nota a margine: sono le 22,02 e non ha ancora cantato nemmeno un big. Voto: demenziale

A rompere il ghiaccio è Piero Pelù con Gigante. Canta Piero “è un mestiere che conosco”: il riferimento non è all’essere un rocker, però diciamo che il mestiere lo aiuta. Attitudine rock, due chitarristi, le espressioni giuste e per finire una camminata in platea gli servono per strappare applausi. Anche se il pezzo lascia un po’ perplessi. Voto: nonno rock

Dal rock al reggaeton tamarro, di cui Elettra Lamborghini è regina. Infatti si presenta sul palco con una mise super sexy tamarra. Poi parte la chitarra alla Gipsy Kings, inizia la Musica (e il resto scompare). Cioè, si fa per dire. Comunque il ritmo è acchiappante e le va dato atto di aver portato sul palco tre minuti di spensieratezza, con tanto di twerking. Voto: cabron

Dopo un siparietto simpatico ma sostanzialmente inutile con il tennista Novak Docovic, tocca a Enrico Nigiotti, che canta Baciami ancora. Lui che di solito scrive bene e sa pure stare sul palco, stavolta porta un pezzo che non lascia il segno, di cui si fa fatica ad afferrare il senso. Voto: si può dare di più

Levante porta Tikibombom, canzone caratterizzata da un testo importante, una sorta di inno non retorico dedicato agli “ultimi della fila”. E lei è un bell’animale da palcoscenico e canta bene. Voto: brava

Non saprei dire se direttamente al Festival, o nelle settimane successive, ma con i Pinguini Tattici Nucleari e la loro Ringo Starr succederà qualcosa certamente. Si divertono e fanno divertire. E quel “in un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr… oooooh” è già uno slogan. Voto: tipo Lo Stato Sociale nel 2018

Tocca a Tosca che canta Ho amato tutto, canzone delicata e al tempo stesso intensa. La cosa migliore è chiudere gli occhi e farsi invadere dalla sua voce stupenda. Qui il livello è alto davvero. Che altro dire? Voto: morabeza

Ieri mi domandavo chi avrebbe vinto la sfida del trash tra Albano & Romina e i Ricchi e Poveri: Beh, Angela, Marina, Angelo e Franco hanno vinto a man bassa! Certo, gli acuti del cantante di Cellino San Marco e le movenze scoordinate dell’ex signora Carrisi sono tanta roba. Ma volete mettere la voce bassa e la simpatia di Franco e le mossette schizzate della moretta? E che dire di quelle rughe così coreografiche della Occhiena e della flemma di Angelo? Sarà perché in fin dei conti vi amiamo! Voto: ma ma ma mamma Maria ma

Dopo due canzoni spensierate (ma niente affatto stupide) come Amen e Occidentali’s karma, Francesco Gabbani torna sul palco che lo ha visto trionfare sia tra i giovani, sia tra i big con un pezzo più intimista, Viceversa, che è una riflessione sul vero significato dell’amore (in senso lato). Bella l’idea di quel fischio morriconiano che sostiene il ritornello Voto: up, un po’ di down

Bello scoprire a mezzanotte e mezza che Paolo Jannacci “ha prodotto tutti i dischi di suo papà”. Ma certe cazzate chi le scrive? (voto agli autori: ma che, davero davero?). A Sanremo 2020 Paolo porta una ballad che parla della figlia: interessante la partitura orchestrale, ma il testo a tratti cade nel retorico. Voto: mica facile il mestiere del figlio 

Rancore porta sul palco dell’Ariston il rap migliore. L’anno scorso lo aveva fatto come “supporter” di Daniele Silvestri, stavolta gioca in proprio. Con Eden mette in fila un fiume di parole, che però scendono a valle bene incanalate in argini che ha costruito con grande abilità. Voto: ta ta tà

Mica facile parlare di Junior Cally dopo tutto il casino che c’è stato attorno al suo nome, il fatto è che si rischia di essere deviati nel giudizio dall’ascolto delle sue vecchie canzoni, con testi non proprio esaltanti. Anzi, in alcuni casi proprio idioti. No grazie invece è un buon pezzo, basato su un riff rock martellante, “alla Salmo” (anche se il rapper sardo è su un altro pianeta), e con un testo molto politico. Voto: buono con riserva 

Giordana Angi canta Come mia madre. Per la serie: quando la voce non basta, ci vuole anche la canzone. L’intenzione sarà anche stata delle migliori, ma il risultato è quel che è, melenso. Voto: son tutte belle le mamme del mondo

Far cantare un concorrente, per di più con un’esperienza infinita alle spalle (13 Sanremo in tutto), all’1 e 25 di notte è una totale mancanza di rispetto. Questo anche se Nell’estasi o nel fango di Michele Zarrillo non è certo un capolavoro. Anzi è un pezzo piuttosto confuso che non si capisce dove va a parare. Ma il rispetto è comunque altra cosa. Voto: solidale

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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