Sanremo 2020: la serata delle cover (cronaca e pagelle)

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Sanremo 2020

Sanremo 2020 approda alla terza serata, quella dedicata alle cover di brani presentati nelle precedenti 69 edizioni del Festival. La maggior parte sono proposte in duetto, o comunque con ospiti. Alcuni cantanti invece hanno scelto di salire sul palco da soli (clicca qui per vedere l’elenco completo e l’ordine di entrata in scena).

Stando alla scaletta, stasera la parte canzoni in gara dovrebbe procedere più spedita, almeno nella prima parte. Ma attenzione: verso metà serata è previsto un “blocco” di 40 minuti con Roberto Benigni. Inoltre, tra gli altri, ci sono “ospitate” di Mika (con un omaggio a Fabrizio De André), Tiziano Ferro, la star albanese Alketa Vejsiu (che alla fine duetterà con Bobby Solo in Una lacrima sul viso), Lewis Capaldi e Georgina Rodriguez (Ronaldo è in città, quindi dovrebbe essere seduto in prima fila, anche per “giustificare” il compenso di 140.000 euro alla sua fidanzata). Stasera invece Fiorello fa un pit stop.

Ma andiamo a cominciare con le minkiatelle (con avvertenza: i voti sono nella media piuttosto generosi perché comunque si tratta quasi sempre di belle canzoni).

Primo duetto, Michele Zarrillo e Fausto Leali. Cantano Deborah, canzone del 1968 riproposta con poche varianti rispetto all’originale. E va bene così. Leali con quella voce micidiale dà sempre i brividi. Voto 6 e mezzo

Junior Cally propone Vado al massimo (1982) di Vasco e canta con il duo romano Viito. Qui l’attesa era alta, e il rischio pure. Alla fine il messaggio che passa è “c’iabbiamo provato”. Però vien voglia di dire, ma che davero davero? Voto 5

Marco Masini (per l’occasione diventato Masani nella “traduzione” di Georgina Rodriguez, “el calor per la vicinanzia”, per dirla con Amadeus) e Arisa cantano Vacanze romane dei Matia Bazar (canzone che nel 1983 si piazzò al quarto posto). Il pezzo è uno più belli in assoluto dell’intera storia della nostra musica, però l’esecuzione – pur sufficiente, anche grazie alla gran voce di Arisa – non ne esalta le caratteristiche intrinseche e la parte emozionale. Voto 6

Annuncio a sorpresa di un grande concerto intitolato Una nessuna centomila che si svolgerà all’Arena Campovolo il 19 settembre, con Laura Pausini, Fiorella Mannoia, Elisa, Giorgia, Gianna Nannini, Emma e Alessandra Amoroso.

Riki canta L’edera di Nilla Pizzi e Tonina Torrielli assieme alla popstar spagnola Ana Mena. Scelta curiosa, quella di un ragazzo di 28 anni (affiancato da una ragazza di 22), cantare un pezzo del 1958. Ma è un’occasione persa. In particolare la versione originale di Tonina Torrielli era una grande provocazione per l’epoca. Questa versione invece è in puro stile talent, totalmente priva di emozione. Voto 4

Raphael Gualazzi con Simona Molinari canta E se domani, brano di Fausto Cigliano e Gene Pitney del 1964, che non entrò in finale (poi ripreso da Mina, diventò un grande successo). Versione in puro stile crooner, con una Simona in grande spolvero, bellissima e bravissima. Per la serie la classe non è acqua. Voto 7 e mezzo

Accompagnato dalla PFM, Anastasio rilegge a modo suo Spalle al muro di Renato Zero (che nel 1991 si classificò al secondo posto, dietro a Se stiamo insieme di Riccardo Cocciante). Lui è bravo, e non mi stanco di ripeterlo. Scrive bene, ha buone idee e riesce sempre a rivitalizzare i classici cui mette mano. Poi quella strofa cantata da Franz con l’inquadratura in primo piano (“Vecchio, diranno che sei vecchio…”) è un bel colpo di teatro. Voto 8 

Un trio tutto al femminile per rileggere Si può dare di più con cui Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi trionfarono nel 1987. Levante parte in salita con un’imprecisione, ma le sue amiche Francesca Michielin e Maria Antonietta la rimettono in carreggiata e alla fine riescono a regalare qualche buona sensazione. Voto 6+

Alberto Urso (22 anni) duetta con Ornella Vanoni (85 anni) in La voce del silenzio, originariamente cantata da Tony Del Monaco e Dionne Warwick nel 1968. Una melodia immortale, riproposta senza stravolgimenti. Il problema è che Ornella ormai è l’ombra di se stessa. Voto 5

Elodie duetta con il pianista siriano Aeham Ahmad sulle note di Adesso tu, con cui Eros Ramazzotti partecipò al festival nel 1986. Versione molto rallentata, e pure pretenziosa. D’accordo che nel brano in gara Elodie cita Nina Simone, ma diventare una grande interprete per lei resta ancora un sogno. Voto 5

Affiancato da Dardust e dal duo La Rappresentante di Lista,Rancore canta Luce (tramonti a nord est) di Elisa, che vinse nel 2001. Il rapper romano la rilegge a modo suo, modificando il testo. Il compito di riproporre la melodia tocca alla brava Veronica Lucchesi. Bello. Voto 8

Pinguini Tattici Nucleari presentano un medley intitolato 70 voltePapaveri e papere di Nilla Pizzi (secondo posto nel 1952), Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli (secondo posto nel 1966), Gianna di Rino Gaetano (terza classificata nel 1978), Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri (1981), Una musica può fare di Max Gazzè (1999), Salirò di Daniele Silvestri (2002), Sono solo parole di Noemi (terzo posto nel 2012) e Rolls Royce di Achille Lauro (2019). Una scelta di brani da cantare come al karaoke. Tutto sommato divertente. Voto 7

Enrico Nigiotti canta Ti regalerò una rosa con Simone Cristicchi, che nel 2007 vinse il festival con questo brano. Coppia ben assortita, con Cristicchi che aggiunge peso specifico. Esibizione emozionante e di classe. Voto 8

Giordana Angi canta La nevicata del ’56, brano con cui Mia Martini, nel 1990, vinse per la terza volta il Premio della Critica. Bisogna apprezzare il coraggio, perché avvicinarsi a qualsiasi pezzo della grande Mimì non è semplice. La cantante franco-italiana ce la mette tutta, e l’apporto del Solis String Quartet un po’ l’aiuta. Però resta un’esibizione sospesa. Voto 6

Le Vibrazioni con i Canova reinterpretano Un’emozione da poco, con cui Anna Oxa arrivò seconda nel 1978. Scelta azzeccata. E immaginare la Oxa con barba, quelle di Matteo Mobrici e Francesco Sarcina, aggiunge divertimento al gioco. Voto 7 e mezzo 

Diodato propone assieme a Nina Zilli 24 mila baci, interpretata nel 1961 da Adriano Celentano e Little Tony: arrivò seconda. Diodato canta la prima strofa, poi Nina fa un ingresso da star, salendo sul palco dalla platea. Simpatica l’idea del quadretto tipo musical, con tanto di balletto e coreografia. Voto 7

Tosca con la spagnola Silvia Peréz Cruz canta Piazza Grande di Lucio Dalla, ottava nel 1972. Attacco straordinario. Poi le due voci si amalgamano a meraviglia e sono brividi. Cosa dire? Straordinario: questi sono gli omaggi che mi piacciono. Voto 9

Rita Pavone porta 1950 di Amedeo Minghi e duetta con lui. Nel 1983 questo pezzo non arrivò nemmeno in finale, ma il tempo gli ha reso giustizia. Esibizione corretta, senza eccedere con i manierismi. Voto 6 e mezzo

Achille Lauro e Annalisa cantano Gli uomini non cambiano di Mia Martini, seconda classificata a Sanremo 1992. Sul palco arriva un lauro sempre più clone di David Bowie. Cantare così Mimì è assoluta mancanza di rispetto. Per fortuna poi arriva lei, che perlomeno sa cantare. Non male l’arrangiamento orchestrale. Voto (ponderato tra i vari elementi) 6 e mezzo

Bugo e Morgan propongono Canzone per te, che trionfò al festival del 1968 grazie alle interpretazioni di Sergio Endrigo e Roberto Carlos. Fino al tardo pomeriggio non era certo che sarebbero saliti sul palco, a causa delle bizze di Morgan (che avrà pure le sue ragioni, ma le esprime con tempi e modi sbagliati). Stasera in triplice veste di direttore d’orchestra, pianista e cantante. E comunque alla fine il risultato è piuttosto deludente. Peccato. Voto 5 e mezzo

Irene Grandi e Bobo Rondelli eseguono La musica è finita, grande pezzo di Umberto Bindi, Nisa e Franco Califano, cantato nel 1967 da Ornella Vanoni. Un Rondelli sempre più ciampiano con la sua voce profonda affianca un’Irene grintosa e ispirata. Voto 7

Piero Pelù ha scelto Cuore matto, cantata da Little Tony e Mario Zelinotti nel 1967. Giusta la scelta di non stravolgere il pezzo, aggiungendo soltanto un po’ di anima rock, con tanto di citazione del cornucuore litfibiano. Piero in totaal Red è un grande animale da palco e pure stasera scende in platea. Buona l’idea di omaggiare Little Tony anche riprendendo un filmato d’epoca. Voto 8

Paolo Jannacci gioca in casa, ricordando il padre Enzo con Se me lo dicevi prima (1989) insieme all’attore Francesco Mandelli. Impostazione molto teatrale, e Paolo evidentemente canta avendo il padre nella testa e nel cuore. Ottima la parte di tromba di Daniele Moretto. Voto 7

Elettra Lamborghini e MYSS Keta propongono Non succederà più, che Claudia Mori cantò (non in gara) a Sanremo nel 1982. Se esistesse un premio speciale per il trash lo vincerebbero a man bassa. Elettra è semplicemente imbarazzante, ma forse proprio per questo alla fine (considerata anche l’ora) strappano un sorriso. Voto 4

Francesco Gabbani ripropone L’italiano di Toto Cutugno, che a Sanremo 1983 non andò oltre il quarto posto, ma poi è diventata un successo mondiale. Finale all’insegna del trash: Francesco indossa una tuta da astronauta e sventola una bandiera tricolore, poi entrano in scena altri sbandieratori e tutto assume un sapore da sagra. Forse l’intento era riprodurre “l’effetto scimmia” ma stavolta l’operazione riesce parzialmente. Si salva con la simpatia. Voto 6

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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