Michele Zarrillo: «Il mio Sanremo senza stress, come fossi in vacanza»

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Michele Zarrillo
@Gianni Bruccoleri

«Se sei furbo, puoi trasformare il Festival in una piccola vacanza, visto che la maggior parte degli artisti è anche spesata». Lo dice Michele Zarrillo, uno dei grandi veterani di questo Sanremo,  con il suo 13esimo Festival.

Mica male 13 su 70…
Bella percentuale, no? Ma, quando ti ritrovi catapultato nella realtà sanremese, sembra sempre la prima volta. Sono bello strapazzato.

Cosa consiglieresti a chi è al primo Festival?
Di considerare anche la parte ludica e non solo agonistica e competitiva. Intorno a Sanremo ci sono tantissimi paesini splendidi, anche nell’entroterra, che ho scoperto negli anni, grazie ad amici del luogo. Consiglio di concentrarsi sull’esibizione, ma di godersi anche la località, non lasciandosi prendere troppo dalle ansie e dalla voglia di mostrarsi. Ritagliarsi degli spazi per sé, incontrare gli amici, fare delle belle cene, condividere le serate. Se sei furbo, puoi trasformare il Festival in una piccola vacanza, visto che la maggior parte degli artisti è anche spesata.

Il 90% dei tuoi colleghi dovrebbe assumerti come “trainer”…
Perché a Sanremo ti giochi tante cose. Ma io ne ho fatti tanti, quindi la vivo con serenità. Ne ho fatti tanti e ho dimostrato tanto, visto che almeno 5-6 canzoni che ho presentato qui sono diventate dei classici: Cinque giorni, L’elefante e la farfalla, Una rosa blu, La notte dei pensieri. E altre 4 sono comunque molto conosciute e amate. Titoli che esistono da almeno 40 anni, ma che per molti giovani sono delle scoperte. Pensa che mi arrivano dei messaggi su Facebook e su Instagram di ragazzini che partecipano alle feste, sentono per la prima volta una mia canzone, girano un video e me lo inviano. Mi lusinga molto, non c’è regalo più grande del vedere una generazione che si appropria delle canzoni dei genitori. Questo mi permette di andare avanti.

Parliamo di Nell’estasi o nel fango. Come nasce?
Nell’ultimo anno ho “suonicchiato” parecchio. Questa canzone è nata un pomeriggio, quindi niente di più lontano dalla classica notte particolarmente ispirata. Stavo giocando con i bambini nel salotto di casa, davanti al pianoforte, e mi è venuta fuori una musica che ho memorizzato subito nei memo vocali del cellulare. Al mio produttore e arrangiatore è piaciuta subito tantissimo, pensava fosse molto forte e accattivante. Ho girato la musica a Valentina La Parisse, con cui già avevo lavorato, che ha scritto il testo. È brava a cogliere le sfumature della ritmica.

Michele Zarrillo
Michele Zarrillo a Sanremo 2020

Quindi, Sanremo?
A canzone completa, bella e d’impatto com’era, pensavo fosse un peccato non presentarla a Sanremo. E la risposta immediata a Sanremo. Soprattutto per  me, che non sono più un ragazzino. Questo poi è un pezzo diverso dai miei precedenti.

In che modo?
È dinamico, molto ritmico. E poi è molto legato all’oggi. Chiunque abbia un minimo di umanità e di coscienza si è reso che conto che è arrivato il momento di darsi da fare. Come canto nel pezzo, “Tutto il tempo che ci resta non ci basta”. Qui rischiamo veramente grosso. Prendi gli incendi in Australia: tutto dimenticato dopo un paio di settimane. Perché pensiamo alle nostre vite, ai social, alle vacanze: tutte cose giustissime, eh. Ma con questa canzone vorrei dare uno “scossone”. Dobbiamo tornare a cercare i rapporti umani, ciò che conta veramente, la cura del tempo. Come le famose coppie che, al ristorante, passano la serata a guardare i rispettivi cellulari. E lo dico da persona che trascorre un paio d’ore al giorno sui social. Anche se solo per lavoro e perché “devo”, non sono assolutamente “malato” di follower. Mi piace quando la gente apprezza le mie canzoni, ma non mi faccio venire il “fiatone”.

E allora questa canzone può essere una dedica ai tuoi figli?
Sicuramente sì, anche se inconsciamente. Spero che il futuro riservi loro un futuro migliore di questo presente. Noi occidentali siamo fortunati, ma il nostro benessere ha generato un disastro climatico e ambientale.

Michele Zarrillo

Dopo Sanremo cosa succederà?
Pubblicherò dei singoli a scaglioni. Al terzo, intorno a Natale, dovrebbe uscire un album. Ho già 2-3 canzoni quasi pronte. Appena un singolo inizierà a scendere di intensità, subito uscirò con quello successivo. Per me è una novità ma, d’altra parte, un disco pronto ancora non ce l’ho, quindi devo fare così. Però ammetto di essere un po’ pentito: ultimamente ho pensato troppo ai concerti e poco a scrivere.

Cosa non ti piace di Sanremo?
Premetto che io vivo il Festival cercando sempre di “godermi” i miei amici e i miei collaboratori, rimanendo esterno alle chiacchiere. Sanremo dà la possibilità a chiunque di mettersi in mostra: opinionisti improvvisati, pseudo giornalisti, uomini da “salottini”. Tante persone che durante l’anno non appaiono mai e, per questo, non vedono l’ora che arrivi la settimana sanremese per mettersi in mostra: Sanremo è la loro grande occasione. E questa è la cosa più fastidiosa, perché questi personaggi si sentono i protagonisti e vengono trattati come tali. Piccole persone che danno giudizi approssimativi senza cognizione di causa. E poi ci sono le reti “avversarie” della Rai, che costruiscono il palinsesto anti Sanremo, sfruttando l’interesse del pubblico. È un grande circo e questo non lo sopporto. Quindi cerco di starne fuori, difatti molte cose le vengono a sapere per ultimo.

Qual è il Sanremo che ricordi con più affetto?
Quelli che mi hanno dato più soddisfazioni dal punto di vista artistico e che hanno reso le mie canzoni “immortali”. Pensa che moltissime persone non sanno neanche che “Cinque giorni” l’ho presentata per la prima volta a Sanremo. Oppure “L’elefante e la farfalla”, la cui poetica è studiata nelle scuole. O “La notte dei pensieri”, con cui vinsi tra i giovani, e che dal vivo è cantata dai ragazzi e dai loro nonni. Tutto questo è stato grazie a Sanremo.

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, studentessa di Giurisprudenza a Padova e giornalista a Milano. Classe '93. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, D.Repubblica.it e Young.it. Giornalista pubblicista, da sette anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su Amica.it, la Nuova Venezia, il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, FoxLife, Trentino, Alto Adige, DireDonna e Italpress.

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