Il ladro di giorni

On the road italiano di padre pregiudicato con figlio perplesso

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Il ladro di giorni
di Guido Lombardi
con Riccardo Scamarcio, Massimo Popolizio, Augusto Zazzaro, Giorgio Careccia, Vanessa Scalera.
Voto: melò con intoppi

Prologo con un tuffo mancato: il bambino Salvo (Zazzaro) si era preparato sugli scogli e la polizia aveva portato via suo padre Vincenzo (Scamarcio). Quando Vincenzo torna dalla galera sette anni dopo è un tamarro indurito e Salvo ormai è stato adottato dalla famiglia perbene del cugino al nord. Buio contro Luce. Vincenzo vuole usare il figlio per sviare i sospetti e consegnare un carico di droga a Bari (e per vendicarsi di un pittore fiancheggiatore che li aveva traditi). Nel tragitto il figlio perfettino impara a conoscere il padre grossolano e disastrato, che ovviamente rientra nello schema del buon ladrone. Un po’ di buio entra nella luce e la luce non è così diversa dal buio. Anzi il bambino aiuta il padre e dimostra d’avere un po’ del suo DNA gaglioffo. Poi la storia si sposta alla ricerca della vendetta e la vicenda s’ingarbuglia di elementi poco credibili nel contesto. Un melodramma che sembra uscito da un film di Matarazzo con aggiornamenti alla contemporaneità. Finale simmetrico -ovviamente- con il tuffo per sette anni rinviato.

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