“After the rain”: quando il jazz ha la voce di Anna Cimenti

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Anna Cimenti

Si intitola After the rain il primo disco jazz pubblicato da Anna Cimenti, da pochi giorni disponibile su tutte le piattaforme digitali. L’album è stato registrato a Bologna nell’estate dello scorso anno. Anna Cimenti si è cibata di pane e musica fin da bambina. L’abbiamo intervistata per farci raccontare il disco ed il suo percorso musicale.

Anna Cimenti

Partiamo dal titolo del tuo disco. Perché hai scelto di chiamarlo After the rain?
Il titolo si riferisce ad un periodo che è passato e che ha lasciato un segno che la pioggia ha reso meno doloroso, pulendone via una parte, per poi lasciare posto al sereno.

Con quale criterio hai scelto i dieci brani del disco?
Una volta che ho ripreso a studiare canto jazz ho ripassato vecchi standard studiati con gli insegnanti della New School di New York. Tra questi ci sono Come rain or come shine, Black Cofffee, It might as well be Spring a cui ho aggiunto pezzi da nuovi ascolti rivolgendomi più che altro a standard in cui io potevo trovare sensazioni che mi appartenessero. Un amore a primo ascolto è avvenuto con Strange fruit, Four women e Inside a silent tear. Man mano li ho provati sul palco e scelto quelli in cui la mia voce e la mia personalità si trovavano più a proprio agio.

Chi ha collaborato con te in questo lavoro?
Una figura importante a cui mi sono affidata è stata quella di Massimo Max Tagliata, pianista e fisarmonicista dal talento innato, ma frutto anche di tanta esperienza e studio accurato. Con lui si sono uniti Massimo Max Turone al contrabbasso e Oreste Soldano alla batteria, trio già affiatato e per questo capace di farmi sentire totalmente a mio agio. Si è aggiunto al sax tenore Pietro Mirabassi, figlio d’arte, che con i suoi colori e il suo calore ha scaldato i brani. E infine il pezzo Four Women è stato interpretato da tre vocalists diverse e complementari: Sonia Cavallari, Grazia Donadel e Linda Gambino.

Ti ricordi come è nato il tuo amore per la musica?
Io penso che già da piccola sentissi il desiderio di cantare. Era un’esigenza che irrompeva quotidianamente e che mi dava molta felicità. A casa i miei genitori ascoltavano molto spesso musica classica e il loro desiderio di avere una figlia che studiasse musica ha fatto sì che arrivasse un pianoforte in casa che io avevo appena 7 anni. Immediatamente sono stata attirata da quel “mobile” con i tasti e incuriosita dal capire come suonarlo.

Nel tuo percorso artistico hai studiato e frequentato sia il jazz che la lirica. Sono due mondi che vanno d’accordo?
Non è facile unire questi due mondi perché rischi di fare una grande confusione. Con il tempo e con fiducia però riesci ad abbinarli ma è più semplice se parti con una impostazione moderna e poi passi allo studio della lirica. Se no puoi rimanere intrappolata in impostazioni troppo rigide che non ti permettono di passare da un genere all’altro.

Chi sono i tuoi punti di riferimento in campo musicale?
Nel mio percorso artistico sono stata ispirata inizialmente dal blues-rock e dal soul-funky, per poi virare verso la musica jazz e il canto lirico. Quindi per me ci sono stati molti artisti di riferimento, sia maschili che femminili. È difficile scegliere tra i vari nomi perché ognuno mi ha dato uno spunto diverso, una particolarità che ha formato i colori e le sfaccettature della mia voce.

Come sta il jazz in Italia?
Il jazz presenta in Italia numerosi artisti pieni di talento che purtroppo non sempre riescono a trovare abbastanza visibilità a causa di un mondo che sempre più coltiva e dà spazio alla musica moderna. Ci vorrebbe un bilanciamento, meno talent o almeno uno spazio uguale per i vari generi musicali. Per fortuna con l’apertura di corsi accademici nei conservatori italiani si cerca di tramandare anche ai ragazzi questo genere musicale. È una gioia vedere tutti questi giovani che si appassionano alla musica jazz.

Per alcuni anni sei stata lontana dalle esibizioni live anche per impegni familiari. Questo disco segna un ritorno definitivo? Hai concerti in programma?
Mi auguro che questo ritorno duri molto a lungo. Mi sono iscritta al conservatorio per frequentare il biennio di canto jazz ed ho intenzione di riprendere a studiare anche altri strumenti. Il mio futuro lo vedo pieno di impegni musicali e spero presto di trasferire questo mia passione  ai miei figli che già stanno muovendo i primi passi con il pianoforte e con la chitarra.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

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