Quanto manca Caparezza?

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Michele Salvemini, in arte Caparezza, è uno di quegli artisti capaci di farti innamorare di un genere a te non affine, come il rap. Per me, almeno, è stato così. Escludendo le infantili ballate sulle note di Fuori dal tunnel, la prima volta che venni a contatto (seriamente) con la musica di “Capa” fu nel 2011, con l’album Il sogno eretico.Mi capitò di ascoltare in radio il brano Il dito medio di Galileo e io, adolescente capellone con una fissa per tutto quello che potesse lontanamente avvicinarsi al sesso, rimasi divertito dall’immagine di questo enorme dito medio che si appropinquava inarrestabile al perineo dei creduloni e dei bigotti. Da quel momento in poi mi cimentai in un’analisi più approfondita delle tematiche trattate dal rapper pugliese, riscoprendo i lavori antecedenti alla mia epifania e, successivamente, mostrandomi maniacale nella ricerca di citazioni, riferimenti e giochi di parole presenti all’interno delle sue liriche.

A circa 9 anni dalla mia prima volta con Caparezza, posso affermare senza ombra di dubbio di aver tratto più insegnamenti positivi dal buon Michele che dalla stragrande maggioranza degli adulti con i quali sono venuto a contatto. La sua immensa cultura, la sua capacità di virare da un genere all’altro rimanendo comunque estremamente identitario, la sua ironia nei confronti dei bigotti, degli odiatori di mestiere e dei razzisti. Tutto questo è stato per me, negli anni della maturità, una fonte inesauribile di scoperte e di curiosità, capace di costruire in me una passione per l’arte, la politica, la tolleranza, i DIRITTI.

Credo che Caparezza possa essere davvero uno strumento da utilizzare con i più giovani per costruire, attraverso la musica, una coscienza critica che superi le barriere dell’odio e dell’approssimazione. A 3 anni dal suo ultimo album, Michele Salvemini manca, così come manca la sua capacità di sognare un mondo diverso da quello che viviamo. Il mondo che dobbiamo consegnare ai più piccoli. Un mondo con “meno bulli del cazzo e più gay”.

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