Vi proponiamo un piccolo assaggio, equamente diviso tra proposte italiane ed europee, di come oggi i portati tipici del sound black, spesso contaminati ai limiti del possibile, assumano le coniugazioni più differenti, sia quelle già elaborate nel tempo sia quelle più innovative. Il risultato è piacevole e sciolto, capace di raccontare senza schematismi la gioia della vita, quasi a farti credere che la felicità sia di questo mondo, toccabile con queste mani… O almeno ascoltabile con queste orecchie.

London Afrobeat Collective

LONDON AFROBEAT COLLECTIVE
Humans (London Afrobeat Productions)
Voto: 9

Non usciva un loro album dal riuscito Food Chain, che nel 2015 aveva ottenuto un ottimo airplay radiofonico e i consensi della critica più avveduta. Già allora — non per nulla avevano fatto un tour anche in Nigeria, oltre ad aver suonato in mezzo mondo, comprese Nuova Zelanda, Argentina e anche Italia — i nove ragazzi capitanati dal chitarrista Alex Farrell e dal trombettista Andy Watts (con l’italiano Giuliano Osella alla batteria) avevano dimostrato di essersi abbondantemente lasciati alle spalle il ruolo di tribute band dei mitici Afrobeat di Fela Kuti per ergersi a nuovi propulsori e ripropositori di quel genere che segnò uno spartiacque tra tradizione e modernità per tutta la musica del Continente Nero.
Questo Humans segna per LCA la definitiva consacrazione, dopo dieci anni di attività e le collaborazioni con star del calibro di Dele Sosimi e il supporto alle esibizioni di Tony Allen, Ebo Taylor e dello stesso figlio di Fela, Femi Kuti. Il loro formidabile mix di jazz, funk, rock e dub, sorretto da groove ipnotici e ballabili, da una sezione fiati poderosa e da testi molto attenti al sociale (il primo singolo proposto dalla nuova voce solista Juanita Euka, che sostituisce ottimamente Funke Adekele, ha il titolo emblematico di Power To The Women), è tra le più sfavillanti uscite di fine 2019.
Il cd, che presenta otto brani più le versioni ridotte in forma radio edit di sei e vanta l’artwork del mitico Ben Hito, celebre per i suoi lavori per i Parliament/Funkadelic (non per nulla l’altra band di riferimento dei LCA), propone un impenetrabile wall of sound in cui perdersi seguendo logiche che nulla invidiano a quelle zappiane e voli che trasportano lontano come shakespeariani sogni di mezza estate.

Afrodiaspora

CESARE PASTANELLA AFRODIASPORA
The Round Trip (Alfa Projects)
Voto: 8

Il percussionista, che debuttò con i Taverna Nova all’inizio degli anni ’90 e, da allora, vanta la partecipazione a 52 album e collaborazioni di enorme prestigio, da Bobby McFerrin a Paolo Fresu, da Pierre Favre a Gianluigi Trovesi, presenta il suo ultimo progetto dal nome programmatico. Infatti i quattro Afrodiaspora propongono un repertorio che si rifà alle migrazioni che, dall’Africa, hanno raggiunto il continente centro e sudamericano, creando vari mix sonori che hanno raggiunto nel corso dei decenni livelli altissimi di qualità artistica.
Pastanella, da approfondito studioso di quel materiale qual è, sa trattare la materia con levigata e partecipe attenzione, tanto che i tre brani da lui stesso firmati non sfigurano in mezzo agli standard di big come Mongo Santamaria e Oscar Brown (il latin jazz di alta classe “Afro Blue”), l’immenso Tom Jobim (il duetto chitarra-percussioni Samba Do Avião, in cui eccelle, come in numerosi momenti del cd, la tecnica sopraffina di Nando Di Modugno), il cubano Eliseo Grenet (Drume Negrita, con la voce di Rosanna D’Ecclesiis che diventa suadente e misteriosa), lo spagnolo Javier Ruibal (l’iniziale Reina De Africa), la peruviana Chabuca Granda (Fina Estampa, un autentico classico), il capoverdiano Vasco Martins (la lirica morna Filosofia), le africane Rokia Traoré (la luminosa Sara) e Dobet Gnahoré (la delicata Issa). Da citare anche il quarto elemento del gruppo, il contrabbassista Francesco Cinquepalmi, per l’ottimo contributo a questo lavoro raffinato e convincente.

Alessio Colì

ALESSIO COLÌ
Genesi (Alfa Music)
Voto: 7/8

Lo smooth jazz è la formulazione più accattivante e “facile” della fusion che ha conquistato il mercato americano a partire dagli anni ’90 e che ha come campioni strumentisti come David Sanborn, Ken Navarro, Gerald Albright, Kenny G e via dicendo. Alla critica italiana, specie a quella più bacchettona e ortodossa, non è mai piaciuto. Non uno dei suoi interpreti si è salvato dagli strali di commercialità, superficialità, tecnicismo, easy listening e chi più ne ha…
Il sassofonista pugliese Alessio Colì, noto nel giro jazz regionale e per le collaborazioni con Franco Simone, Gegè Telesforo, Testaccio Jazz Orchestra e… Albano nel cd Amanda è libera, sceglie questo territorio espressivo per il suo debutto da leader. Il risultato è elegante e positivo, come negli standard tipici dello smooth jazz, che l’altista coniuga con una lodevole attenzione al lato funk e vivace, alla formulazione “mossa” e vibrante, ma che non disdegna anche il contributo di un quartetto d’archi in tre brani, tra cui l’ottima title-track. Nove composizioni originali, tra cui To Jaco, dedicata al mitico bassista Pastorius, e l’altro tributo Groove For Pantani, misurate quanto funkeggianti, sciolte quanto rilassanti, registrate con diverse formazioni elettriche e con il contributo determinante del tastierista Pasquale Paco Carrieri.
Il progetto Genesi ha avuto una lunga sedimentazione, ma giunge ancora fresco e piacevole, anche se non porta traccia delle reiterate (e avrebbero potuto essere costruttive) collaborazioni che Colì ha avuto con i maggiori deejay house della scena internazionale, da Little Louie Vega a Tony Humphries, da Todd Terry a Martin Solveig, da Bob Sinclair a Hector Romero.

Kraak & Smaak

KRAAK & SMAAK
Pleasure Centre (Boogie Angst)
Voto: 8/9

Sono olandesi i tre produttori Oscar de Jong, Mark Kneppers e Wim Plug che costituiscono l’ensemble Kraak & Smaak ormai da più di 15 anni. Dal loro debutto Boogie Angst (da cui hanno preso il nome per la loro etichetta, su cui esordiscono oggi) del 2003 fino allo scorso Juicy Fruit del 2016 hanno avuto una carriera in crescita, apprezzata dal pubblico delle dancefloor più esclusive, dagli artisti più attenti alla qualità dei propri remix, dal pubblico di live show e deejay set. Questo album è il loro lavoro più omogeneo, ha richiesto due anni di lavoro e una lucidità che spesso nei precedenti cinque capitoli veniva sorpassata dalla voglia di “esibizione”, di “presenza”.
Kraak & Smaak trovano una formulazione più rilassata, quasi hippie, del loro funk elettronico di sempre, grazie all’aver sciacquato i panni nell’Oceano Pacifico della West Coast, recuperando sonorità white come il dream pop e il yacht rock anni 70. Numerosi i collaboratori che si susseguono nelle 15 tracce, dalla diva dance Gavin Turek su Out In The Daylight al formidabile Nic Hanson in Say The Word, dalla neozelandese Imugi alla deliziosa soul woman Sanguita, e via dicendo in un fluire che può sembrare meno energetico e meno coinvolgente del solito, ma che invece sa intrigare in maniera più sottile, più costruito su infiniti rimandi, più intrigante nell’illuminare angoli bui con luci segrete e lampi improvvisi.
Il funky è molto meno da tuffo in pista e i momenti downtempo molto meno da relax spensierato, perché il trio vuole raggiungere una modernità intensa, fiera, personale, ottenuta senza rincorrere le frenesie del mixtape ultimo modello e senza bruciarsi l’anima. Mai.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome