I problemi sanitari e medici di tutta l’Italia, anzi di tutto il pianeta terra sono infinitamente più grandi di chi si occupa di musica, divertimento, ballo, notte & affini.
Grazie al terribile Coronavirus, stare a casa è diventato un valore e primi a conoscerlo sono stati tutti gli operatori di musica e intrattenimento. Ad esempio, discoteche e dj bar lombardi sono chiusi dal lontano 23 febbraio 2020.
Se la musica pop rock, quella che coinvolge un po’ tutti, da Vasco a Sanremo passando per gli U2, la musica da ballo in questo periodo vive soltanto di notte e di sera. Per mille motivi, i brani di J Balvin o le piccole hit trap in italiano (e non) si ballano solo in discoteca. In pochi le ascoltano davvero nei siti di streaming. Per questo, forse, la serrata totale dei locali è ancora più grave.
Proprio sulla serrata, va sottolineato innanzitutto l’ovvio: la “movida” a cui i giovani si sono sottoposti nello scorso weekend in alcuni spazi pubblici non è avvenuta in discoteca, visto che le disco e i locali con musica (concerti, dj bar) erano già chiusi. Il decreto governativo parla ancora di discoteche solo per fare ancora più chiarezza sugli assembramenti, visto questo tipo di spazi erano già chiusi, spesso da settimane.
Detto questo, cosa fanno dj e locali ai tempi del Coronavirus? Stanno, come tutti o quasi, sui social. Alcuni, pochi, si lamentano a caso. Altri provano ad inventarsi qualcosa. È il caso di Luca Guerrieri, dj toscano che con successo da diversi anni porta avanti una manifestazione collettiva totalmente gratuita come Meet Music, un evento totalmente gratuito che anche nel 2020 si svolge a Follonica a fine giugno (GR): si è inventato “”, una playlist collaborativa su Spotify, il luogo simbolo della musica in streaming nel mondo. Come immagine tutta italiana c’è l’eterno volto del David di Michelangelo. Chiunque voglia aggiungere un brano dance prodotto in Italia o i dj che vogliano diffondere “il verbo” sono benvenuti. Perché la musica, anche ballata e ascoltata a casa, fa bene.

Se Asso Intrattenimento, uno dei sindacati del settore, giustamente racconta i suoi sforzi per cercare di convincere il governo ad adottare una qualche forma di sostegno specifico al settore, il SILB, l’altra associazione di categoria, lancia una campagna condivisibile: “Io resto a casa, per tornare a divertirci e ballare”. L’immagine è un cuore che balla: «Un cuore al centro, quello della vita che pulsa e che trova nella gioia, nel divertimento, nel ballo il proprio motore atavico. Per procedere insieme, come una compagine unita dalla stessa corrente di energia…»






































