Francesca Michielin: «Un disco per far compagnia ai miei fan che stanno a casa» (videointervista)

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Francesca Michielin
@Roberto Graziano Moro

Uno schermo di computer. Una video chiamata in arrivo di primo pomeriggio. Il sole fuori dalla finestra. Un sorriso genuino, il suo, che cerca di spezzare la tensione di un momento difficile che coinvolge tutti quanti. Vi dirò la verità: l’intervista di Spettakolo con Francesca Michielin, che questo venerdì esce con il suo quarto album Feat (Stato di Natura), era nata sotto tutta un’altra prospettiva. E, soprattutto, ancora in un’altra Italia.

La proposta iniziale, giunta non più tardi di una settimana fa, era di incontrare la voce di Cheyenne di persona, al necessario metro e mezzo di distanza, bypassando così l’assembramento (annullato da tempo) della canonica conferenza stampa. Poi, come ben saprete, c’è stato un weekend di sole e di sbraco e siamo precipitati in maniera ancor più drammatica in quello che stiamo vivendo attualmente. Italia in quarantena forzata (giusto così), zona rossa estesa all’intera Penisola e appuntamento con Francesca spostato tra le meraviglie digitali del web, usufruendo di una provvidenziale linea Skype.

Francesca Michielin

Lei a casa sua, io nella mia abitazione, a parlare di un bel disco che più pop e curato davvero non si può; anche se parte, in maniera incredibile, con Stato di natura, un pezzo rap metal (con la partecipazione dei Maneskin) che pare uscito da Evil Empire dei Rage Against The Machine o dal primo album degli Incubus. E poi prosegue con canzoni asciutte e ottimamente prodotte dove il canto notturno e quasi jazz della Michielin si fonde con un’infinita di altri artisti (compresi Elisa e Fibra Fibra) ed atmosfere: dal reggae leggero ed ecologista di Sposerò un albero (ospite Gemitaiz) al trip hop di Riserva naturale dove in cattedra salgono i Coma_Cose, passando per la trap umanizzata di Gange (featuring Shiva), una frizzante Leoni in duetto con Giorgio Poi (dove si allunga l’ombra di Luca Carboni) e la futura hit La vie ensemble scritta con Max Gazzè, cantata mezza in francese e con in  testa addirittura i Noir Désir.

Ok, il risultato mediatico lo trovate qua sotto: diciotto lunghi minuti di dialogo che forse saranno ancora più utili in giornate prudentemente casalinghe come queste. Col desiderio umano di concentrarci sulla buona musica e sulle tante collaborazioni vincenti di Feat (Stato di Natura), ma col pensiero sempre fisso su di un presente alquanto complicato.

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