#IoRestoACasa con Spettakolo

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#iorestoacasa

In queste giornate così complicate anche noi di Spettakolo! vogliamo aderire all’hashtag #IoRestoACasa contribuendo, nel nostro piccolo, ad alleggerire la “clausura forzata” di ognuno di noi proponendovi una canzone e un film al giorno, per darvi uno spunto su come passare un po’ della giornata.

Credo che dire a qualcuno “ascolta questa canzone” sia come dire “ascolta una parte di me”, perchè nei momenti belli come in quelli brutti “C’è sempre una canzone”, a darci supporto, a darci conforto, a fornirci la motivazione e la forza o semplicemente a farci sfogare, quindi quello che ognuno di noi sta facendo in questi giorni è donare a voi lettori un pezzo di noi stessi, della nostra vita, delle nostre esperienze e della nostra anima.

Quella che vi propongo io è Cerca di non esser via degli Stadio, una delle mie canzoni preferite in assoluto, con uno dei testi più “veri” che io abbia mai letto.
Una vera e propria perla scritta da Vasco Rossi nell’ormai lontano 1991 (e spero che prima o poi decida di cantare qualcuna delle canzoni che ha scritto per gli altri, tra cui questa), donata appunto agli Stadio e contenuta nell’album Siamo tutti elefanti inventati.

La curiosità che voglio condividere con voi riguardo questo pezzo è che diversi anni fa, chiacchierando con Gaetano Curreri, mi disse che questa canzone è la “mamma” di Un senso, il brano di Vasco del 2004 contenuto nell’album Buoni o cattivi.

Forse si potrebbe definire un manifesto di intenzioni di vita, un ideale verso cui tendere.
Ok, adesso siamo tutti chiusi dentro casa ma domani, quando potremo uscire di nuovo dopo questo lungo periodo di isolamento, iniziamo a cogliere l’attimo, visto che stiamo imparando proprio da questo periodo di “reclusione” in cui tutto questo ci è negato quanto sia importante vivere, assaporare e godere ogni istante.
E soprattutto ricordiamoci che qualsiasi “attimo fuggente” che ci passerà davanti “non importerà che sia una cosa che dura una vita, ma un senso, però, potrebbe darglielo”.

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Per quello che riguarda il film mi sento di consigliare una pellicola che non avevo mai visto prima (mea culpa) e che grazie alla forzata permanenza casalinga ho potuto finalmente apprezzare durante la prima serata di questo isolamento.
Sto parlando di Pensavo fosse amore… invece era un calesse, opera considerata forse “minore” tra quelle di Massimo Troisi e anch’essa casualmente del 1991, come la canzone che vi ho presentato sopra.

È lo stesso regista e attore napoletano a spiegarci sia il significato del titolo che il senso del film: «Perché calesse? Per spiegare al meglio la delusione di un qualcosa le cui aspettative non sono state mantenute poteva essere usato un qualsiasi altro oggetto, una sedia o un tavolo, che si contrappone come oggetto materiale all’amore spirituale che non c’è più. Mi piaceva e poi si possono trovare tante cose con il calesse: si va piano, si va in uno, si va in due, ci sta pure il cavallo… Quando non è più amore ma “calesse”, bisogna avere il coraggio della fine, piano piano, con dolcezza, senza fare male…ci vuole lo stesso impegno e la stessa intensità dell’inizio. Le storie d’amore non mancano mai nei film, quindi farne un’altra mi sembrava una cosa né stupida, né eccezionale ma raccontata in questi termini mi incuriosiva.»

E poi, oltre alle ottime prove d’attore di Francesca Neri (Nastro d’Argento come miglior attrice protagonista) e Angelo Orlando (David di Donatello come miglior attore non protagonista) la colonna sonora firmata da Pino Daniele (Nastro d’argento e Globo d’oro per lui), con la bellissima Quando a fare da colonna portante della pellicola, vale da sola il classico “prezzo del biglietto”.

Considerato che su YouTube è possibile vedere il film completo (trovate i link delle due parti qui sotto), non mi resta che augurarvi una buona visione.

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