#iorestoacasa con Spettakolo

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#iorestoacasa

Anche se il meteo sembra non volerci venire incontro, regalandoci giornate serene che ci fanno desiderare una passeggiata, siamo tutti costretti, per il bene comune, a rimanere a casa. La redazione di Spettakolo!, come ormai sapete, aderisce all’hashtag #iorestoacasa  e si impegna quotidianamente a tenervi compagnia consigliandovi ogni giorno un film e una canzone che possano allietare le lunghe giornate casalinghe.

Ho pensato molto a cosa suggerirvi e, alla fine, ho deciso di affidarmi a due tra i miei uomini preferiti: Bruce Springsteen e Tom Hanks.

Proprio quest’ultimo, positivo al Covid-19 assieme a sua moglie, è l’involontario gancio tra il momento che stiamo vivendo e il film che ho deciso di proporvi. No, non è una commedia, ma un film che ha segnato la storia cinematografica mondiale e che, a mio avviso, viene riproposto troppo di rado: parlo di Philadelphia di Jonathan Demme, film tratto da un mix di due storie vere, ma che può farsi facilmente portavoce di moltissime altre.

La pellicola, uscita a ridosso del Natale del 1993, racconta una storia niente affatto festosa, ma senza dubbio drammatica: Andy Beckett (Tom Hanks) è un brillante avvocato nella città di Philadelphia. Licenziato con motivazioni capziose, Beckett decide, sostenuto dalla famiglia e dal compagno e difeso da un combattivo avvocato nero (Denzel Washington), di intentare causa nei confronti del suo studio legale con l’accusa di essere stato fatto fuori perché omosessuale e malato di AIDS.

Se Philadelphia, all’epoca, fu tra i primi grandi film a parlare apertamente di AIDS, il tema, quasi 30 anni dopo, risulta ancora tristemente spinoso e sicuramente adattabile anche a moltissime altre forme di “razzismo” quotidiane che, soprattutto in questo periodo complicato in cui una pandemia mondiale sembra aver preso il controllo della nostra vita e anche del nostro animo, risulta catartico perché, a volte, i progressi medici non vanno di pari passo con quelli della nostra mente.

Inutile dire che, se non vi convince la trama, saranno capaci di farlo le interpretazioni magistrali degli attori protagonisti, con un Tom Hanks che domina su tutti. Per questo lavoro Hanks perse ben 12 kg e sicuramente chi ha visto il film almeno una volta non può non ricordare la sequenza più struggente, quella sulle note di un’aria di Umberto Giordano, conosciuta come La mamma morta e tratta dall’opera Andrea Chénier, cantate da Maria Callas. La disperazione dell’uomo, il dramma dell’omosessuale che vive in segreto il proprio amore e che con dignità affronta la morte dello spirito prima ancora di quella del corpo, questo è quello che ci racconta questa scena memorabile (sotto). Forse anche a voi, riguardandolo adesso, cadranno piano piano i pregiudizi verso l’altro come capitò a Denzel Washington nel film e chissà, magari riscopriremo insieme la bellezza di essere tolleranti, anche in un momento complicato.

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Il ruolo di Andy Beckett valse a Tom Hanks uno dei due Oscar che Philadelphia si guadagnò nel 1994. L’altra statuetta fu per Bruce Springsteen, altro indiretto protagonista del successo di questo lungometraggio, vincitore dell’Oscar alla miglior canzone per il brano Streets of Philadelphia.

Dopo il successo di Tunnel of Love la carriera di Springsteen fu attraversata da diversi mutamenti che lo portarono a dividersi dai suoi compagni di viaggio della “E Street Band” e che coincisero con altrettanti cambiamenti nella sua vita personale (il divorzio dalla prima moglie e il successivo matrimonio con Patti Scialfa che in quegli anni gli diede tre figli).

Streets of Philadelphia è la prima canzone che il Boss compose per una colonna sonora. Il regista Demme aveva già tra le mani Philadelphia, scritta dal suo amico Neil Young che sarebbe poi finita nei titoli di coda del film, ma sentiva il bisogno di un brano rock per i titoli di testa.

Springsteen rielaborò un brano che aveva scritto in precedenza per la morte di un amico e lo registrò praticamente da solo, suonando tutti gli strumenti. La mandò come demo incompiuta, ma a Demme piacque così tanto che la inserì così nel film, poco rock, ma fortemente emotiva.

“The night has fallen, I’m lyin’ awake, I can feel myself fading away” (È calata la notte, sono disteso e sveglio, posso sentirmi dissolvere lentamente), sono le parole di un uomo che guarda in faccia al suo destino sapendo a cosa va incontro, nette, brucianti, vive.

Questo film e questa canzone probabilmente non saranno quelle che vi regaleranno un po’ di leggerezza, ma spero quelle che riusciranno a farvi risuonare corde del cuore che la paura spesso indurisce.

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