“La principessa sul triciclo” di Esc, una favola metropolitana con il sound del 2020

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Esc

Esc (all’anagrafe Francesco Botti) è un artista romano che riesce felicemente ad unire la scrittura di stampo cantautorale con un sound contemporaneo. Ha iniziato a fare musica più di dieci anni fa in un gruppo post rock romano, poi si è esibito su palchi importanti ed ora, per lui, è arrivato il momento del primo disco. Si intitolerà Argonauta e l’uscita è prevista a maggio. Nel frattempo ha pubblicato La principessa sul triciclo, un singolo che delinea un quadro musicale dai contorni già ben definiti. Lo abbiamo intervistato.

Chi è La principessa sul triciclo del tuo nuovo singolo? Solo un personaggio di fantasia?
La canzone nasce effettivamente da un mio reale ricordo, una ragazza che vagava per le strade di una città su questo “triciclo delle principesse” che aveva comprato in un negozio Disney, tra l’altro piuttosto costoso. Ci fu una specie di discussione in merito perché io credevo che l’acquisto fosse insensato, ma nel tempo dell’immagine di lei sorridente su quel triciclo mi è rimasta solo la bellezza. Da qui l’idea di scrivere un pezzo dove la principessa sul triciclo non è altro che la parte più fragile di ciascuno di noi, in cerca di qualcosa dentro e fuori di sé, a cui bisogna mostrare rispetto. In questo senso, per quanto riguarda me, la principessa sul triciclo è la personificazione della musica.

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A breve uscirà Argonauta, il tuo primo album. Ci puoi anticipare qualcosa? Dobbiamo aspettarci sonorità simili a quelle del singolo?
In questo primo disco abbiamo giocato per ogni canzone in bilico tra sonorità elettroniche e sonorità pop, e questo ha portato a diverse sfumature di colore. Insomma ci sono i synth, ci sono i bassoni elettronici e non e i beat, ma abbiamo anche la chitarra, il pianoforte, gli archi e gli ottoni. Esattamente come sognavo che fosse questo primo disco. La principessa sul triciclo forse rappresenta la versione più intima di tutto questo, ma nel disco compaiono atmosfere decisamente differenti e ritmi ben più sostenuti.
Sono due mondi che sono riusciti a convivere e che descrivono una volta in più i contrasti e le analogie tra le parti opposte che volevo esprimere con questo disco. Lo stesso titolo, Argonauta, oltre ad essere il nome del mio storico gruppo di amici “Gli Argonauti”, non solo rappresenta il viaggio ma è un nome che se da un lato si riferisce sicuramente al classico, a livello di “suono” ha forte assonanza con qualcosa di più “scientifico” o “spaziale”.
Il disco è composto da dieci delle canzoni che ho scritto negli ultimi due anni. Per me però rappresenta in qualche modo tutto quello che non ho fatto in questi anni in ambito musicale e per questo lo considero un po’ il mio disco zero.

Qual è il significato di Esc, il tuo nome d’arte?
Esc è nato la mattina dopo una festa, avevamo scritto sui bicchieri i nostri nomi e del mio, Francesco, era rimasto solo Esc. Mi ha subito colpito molto. Poi, accostandolo al tasto della tastiera, rappresenta un simbolo del mio percorso, che mi ha visto lasciare una strada molto vicina ai computer per abbracciare la mia passione per la musica, che ho sempre coltivato.

Si fa oggi un gran parlare di indie-pop in Italia. Ti senti parte di questa scena?
Questo è un discorso particolare. Secondo me le incomprensioni nascono dal momento in cui, come succede da decenni, si vuole accostare la parola indie ad un genere musicale. Anche oggi per me non è possibile farlo. Faccio decisamente musica pop e lo faccio in maniera indipendente, quindi non la sento distante come etichetta.
Stilisticamente invece, per quanto guardi ai progetti principali di questa scena con profondo interesse e rispetto, la “scena indie” intesa come genere musicale mi sembra molto spesso un ricalco di questi stessi progetti. Da questo punto di vista, non me ne sento parte.

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Come ti sei avvicinato alla musica da ragazzo?
In casa si è sempre respirata aria di musica, mio padre è musicista per passione e un gran conoscitore musicale. Ma non è stato qualcosa di calato dall’alto. Già da bambino mi piaceva molto cantare e scrivere delle piccole melodie, poi a undici anni ho iniziato a studiare percussioni classiche e ho fatto una giovanissima esperienza di orchestra. Negli stessi anni ho iniziato a mettere le dita sul pianoforte da autodidatta e così è iniziato il mio percorso.

In passato hai vinto una borsa di studio al CET di Mogol. È un’esperienza che ti è stata utile?
Sicuramente sì, è stata la mia prima esperienza di campus musicale e quindi la mia prima immersione in un mondo in cui condividere con tanti altri una passione a qualsiasi ora del giorno. Oltre alle lezioni in sé che sono state davvero utili è stato il senso di condivisione con il gruppo che mi ha lasciato tantissimo, oltre ad aver segnato l’inizio di rapporti per me molto importanti.

Hai iniziato a fare musica, più di dieci anni fa, in un gruppo post rock. È un genere che hai abbandonato?
Sì la band nella quale ho iniziato come cantante era una band post rock, genere al quale mi sono molto avvicinato nell’adolescenza e che ancora ascolto tra le varie cose. La formazione era molto particolare perché in qualche modo venivamo da background musicali diversi ma eravamo accomunati dalla passione per queste armonie cupe e aperte allo stesso tempo. Sicuramente non ha a che fare musicalmente con Argonauta, che poi rappresenta quello che ho sempre voluto fare, ma in alcune canzoni, mentre le scrivo con la chitarra, io personalmente avverto qualcosa che mi riporta indietro a quel periodo.

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Negli ultimi anni hai aperto i concerti dei Sick Tamburo + Ros e dei Kutso. Cosa hanno rappresentato per te quei palchi?
Prima di tutto delle esperienze indimenticabili, man mano che capitavano ero incredulo di poter condividere in qualche modo il palco con artisti come quelli che compongono queste band. Mi hanno dato una carica fortissima e veramente un incentivo a tenere duro in tutte le difficoltà che fare musica porta con sé.

Quali sono i tuoi punti di riferimento, se ne hai, in campo musicale?
Devo dire che la cosa che ha sbloccato la scrittura delle canzoni e che ha portato ad Argonauta è stato proprio l’emanciparmi da determinati modelli che avevo in testa e che in qualche modo cercavo di emulare. Ci sono molti artisti che si può dire mi abbiano formato e a cui sono molto affezionato nel cantautorato, nel pop e nell’elettronica ma nessuno che costituisca in questo momento un vero e proprio riferimento.

Una canzone del tuo passato che consigli di ascoltare a chi vuole conoscere meglio Esc?
Purtroppo le canzoni della mia prima band non sono più online ma chissà che un giorno non ritornino. Per quanto sia un passato non molto remoto direi Sul portone, che è il primo singolo che ho pubblicato come Esc, con una produzione del tutto casalinga. Forse anche per questo fa sentire tutta la sincerità che c’è dietro. La canzone sarà anche presente in Argonauta ma con un nuovo arrangiamento.

La principessa sul triciclo:

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

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