#IoRestoACasa con Spettakolo

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Arrivati a metà della terza settimana di clausura forzata, e considerato anche che nelle settimane che hanno preceduto la quarantena avevo limitato di tanto le uscite a causa di misure che diventavano pian piano più restrittive, anche una pantofolaia come me inizia a sentire il peso di trascorrere le giornate tra quattro mura. Le cose da fare in casa non mancano come non manca il tempo libero. Ma passata l’euforia dei canti dal balcone e dopo aver sperimentato qualche ricetta dolciaria, arriva il momento dei pensieri.

Più di ogni altra cosa, in questi giorni sto pensando a come saranno le nostra vite quando questo brutto momento sarà un ricordo lontano. Chissà quanti strascichi ci porteremo addosso, se continueremo a lavarci le mani per 100 secondi subito dopo aver toccato una superficie in metallo, se starnutiremo ancora nel gomito. E chissà quando smetteremo di aver paura di un’altra persona che ci sta troppo vicino.

Chissà poi se questa cosa ci avrà insegnato a essere persone migliori. A capire che in fondo siamo tutti collegati, che è impossibile mappare i contatti e gli incroci che tutti abbiamo avuto. A renderci consapevoli che un nostro gesto è capace di condizionare la vita di tante persone. Chissà se ci sarà finalmente chiaro che nord e sud sono solo due parole e siamo tutti parte di un unico Stato che soffre o gioisce insieme. E, magari, chi lo sa, impareremo anche ad apprezzare le piccole cose che abbiamo sempre dato per scontate: gli abbracci, il caffè ai tavolini del bar sotto il primo timido sole, le passeggiate all’aria aperta e le cene affollate piene di voci che si sovrappongono.

Proprio mentre la mia mente era affollata da questi pensieri mi sono imbattuta in una canzone pubblicata nel 2018 ma che sembra perfetta per descrivere questo strano periodo: Adesso di Diodato e Roy Paci.

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Probabilmente il pezzo portato a Sanremo dal duo nel 2018 è stato scritto con l’intento di farci notare quanto spesso siamo succubi di un’alienazione tecnologica che amplifica le distanze e rende sempre più complesso il rapporto umano. E che ci fa dimenticare di quanta bellezza abbiamo intorno. “Dici che torneremo a guardare il cielo, alzeremo la testa dai cellulari/dici che torneremo a parlare davvero senza bisogno di una tastiera”.

Oggi, piuttosto, le parole scritte da Antonio Diodato qualche anno fa, sembrano un’esortazione a rivedere le nostre priorità. In queste settimane la tecnologia è il nostro unico mezzo di vicinanza nei confronti di tante persone e forse proprio questo distacco forzato potrà aiutarci a capire quanto vale uno sguardo dritto negli occhi e non filtrato dalla videocamera. Dopo essere stati a tutti gli effetti “parte della storia”, forse impareremo davvero qualcosa e ne approfitteremo per avere una sorta di seconda possibilità da sfruttare al meglio. E allora sarà bellissimo trovare “il coraggio di vivere tutto per davvero”, “sentire un’emozione prenderci in gola” e “vedere quanto una luna ti può bastare”.

Parlando di alienazione e tecnologia ho pensato che, in fondo, c’è anche un film che ci ha insegnato negli ultimi anni che dovremmo curare meno il rapporto con il nostro cellulare e molto di più quello con le persone che ci stanno intorno: Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese.

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Il lungometraggio che è entrato nel Guinnes dei primati per aver avuto il più alto numero di remake nella storia del cinema (sono ben 18 in tutto il mondo) non è che lo specchio di una società che vive parte della propria quotidianità attraverso uno schermo. Una dipendenza che supera generazioni e ceti sociali e blocca migliaia di persone all’interno di quelle scatole nere che sono gli smartphone.

Non voglio fare la moralista: ho un iPhone e lo uso per scattare foto, inviare messaggi, perdere tempo sui social, fare telefonate, leggere mail e ogni tanto anche per gli acquisti online. E in questi giorni come non mai ringrazio la tecnologia per essere riuscita, almeno in parte, ad annullare le distanze. Ma sarei ipocrita se non dicessi che quando mi sono trovata a un concerto di uno dei miei cantautori preferiti e ho visto tutti alzare il cellulare e guardare lo spettacolo che avevano di fronte solo attraverso lo schermo, ho pensato che forse ci stiamo perdendo qualcosa. Qualcosa di bello e lento.

Perfetti sconosciuti è sicuramente un film che parla di tradimenti, bugie, segreti, paure ma che mette anche in evidenza quanto un semplice oggetto che dovrebbe migliorarci le giornate sta diventando il luogo in cui nascondersi, la barriera che usiamo nei confronti degli altri. E anche questo lavoro corale che conta su un cast di altissimo livello, può aiutarci, proprio come Adesso di Diodato e Roy Paci, a trovare la spinta, una volta trascorso questo brutto momento, per ritagliare sempre più attimi offline. Da conservare nella nostra memoria piuttosto che in un hard disk.

E poi, insomma, parliamo di un lungometraggio che nel 2016 ha trionfato ai Ciak d’Oro, al Globo d’Oro, ai Nastri d’Argento e ai David di Donatello. Ed è interamente girato intorno a un tavolo di una sala da pranzo: la dimostrazione che anche in casa si possono creare dei piccoli, grandi capolavori!

1 COMMENTO

  1. Quanto sei BRAVA!!! Sai descrivere la realtà con una tale semplicità che noi pur vivendola non avremmo saputo cogliere se non attraverso il tuo racconto.

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