Un Racconto Di Quarantena (in divenire)

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Il momento attuale è arrivato lentamente, come è accaduto per tutti.

Dapprima si sono succedute notizie riguardanti un nuovo virus, ma arrivavano dalla lontana Cina, ove usi e costumi sono diversi, visti come esotici.

Pipistrelli, pangolini, il mercato di Wuhan che è vicinissimo a un laboratorio epidemiologico.

Questo succedeva in gennaio, dopo le feste natalizie. Qualche voce allarmata denunciava l’impreparazione del nostro apparato sanitario ma faceva la figura di Cassandra, che esagerava la minaccia.

E’ poi iniziata ad apparire la schermata del mondo con i contagi e gli scomparsi. Con quelle macchie rosse che informavano sulla trasmissione del virus nel paese orientale.

Abbiamo poi avuto notizia tutti dei primi casi in Italia.

Nomi come Codogno e Vo’ sono diventati noti a tutti.

I due turisti cinesi allo Spallanzani di Roma.

Dopo sabato 8 marzo, a Modena, abbiamo cominciato a pensare che la situazione fosse seria.

Le scuole erano chiuse ma tutto sommato, non è che la vita in città fosse cambiata di molto. Fino al primo decreto del Presidente Del Consiglio.

Fino al lockdown progressivo che ci ha messo tutti in quarantena.

Che ci ha colpito in modo diretto.

Il pensiero va a chi ha avuto lutti di persone care, spesso anziane. Ai medici e agli infermieri che si spendono senza sosta e con altruismo per alleviare e curare, alle forze dell’ordine e alla protezione civile che lavora per il bene di tutti.

A noi musicisti rimane poco da fare, se non qualche video e una suonata davanti al balcone che potete trovare qui e vaghi propositi di andare a donare il sangue.

Sembra già passato tanto tempo da quella suonata fatta davanti alla finestra. Ora non trovo le motivazioni per farla di nuovo.

Il concetto stesso di dentro e fuori è saltato.

Passo decine di minuti alla finestra, di mattina, di sera, di notte, guardando la strada sotto la casa che abitiamo, da sempre centro della cosidetta “movida” modenese e sento il silenzio e respiro il vuoto. Si sente il treno passare come non succede normalmente. Noti gli uccelli e senti un passante come se fosse una mandria di bufali.

I giorni si susseguono in una tempesta informativa che ci trova indifesi di fronte a tutte le nozioni che invadono la nostra quotidianità, i briefing quotidiani della Protezione Civile, i numeri che aumentano, il M.e.s., l’Euro, il rapporto dell’Italia coi paesi membri della Unione Europea.

Le preghiere, le canzoni. La musica.

Ho suonato in modo forsennato in questi lunghi giorni, ho suonato davanti alle finestre spalancate sulla primavera che brillava fuori dalle nostre case, ho suonato davanti all’iphone per fare dei video per varie ragioni, alcune nobili, altre legate al nostro bisogno di avere sempre un piccolo palco ove esibirci.

Ho suonato davanti alla schermata di Skype per colleghi bassisti interessati al mio metodo di lavoro.

lo continuerò a fare, mi piace condividere il mio percorso con appassionati e musicisti.

Gli amici del Circolo PickWeek mi hanno invitato a fare una diretta in streaming per loro in dieci puntate e diventa un bell’appuntamento quotidiano, mescolo così la passione letteraria con le canzoni che mi hanno formato.

Inizio, ripreso da mio figlio Angelo, regolarmente remunerato, a fare un classico reso immortale dal genio di Marvin Gaye. La canzone è “I Heard It Trough The Grapevine” ed è un pezzo che denuncia il pettegolezzo, quello che senti, appunto, nel vigneto, per basso voce e un piccolo loop.

Ecco il video.

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Il secondo appuntamento è con un poeta, drammaturgo, attore e musicista che  amo profondamente,  Sam Shepard, ecco una sua foto.

Lui è un cowboy di quella America che abbiamo amato tutti, collaboratore di Bob Dylan, al Chelsea con Patty Smith, marito di Jessica Lange. Sua la sceneggiatura per “Paris, Texas”, il capolavoro di Wim Wenders con le musiche di Ry Cooder e uno stellare Harry Dean Stanton.

A seguire, dopo un doveroso cambio di scena, il pezzo che ha fatto partire la carriera stratosferica di Johnny Cash alla Sun Records, quella “Folsom Prison Blues” del 1955 con quel realismo che ha fatto sì che le persone pensassero che Johnny era stato in prigione.

Le riprese sono di Francesca Vecchi.

Questo è il video in questione.

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Terzo appuntamento con la diretta in streaming per il Circolo Pickweek con un grandissimo poeta che si chiama James Laughlin, la sua poesia “Poeti con I Trampoli”, parole che parlano di una avanguardia poetica che rischia la credibilità in cerca dell’effetto wow.

La canzone che ho accoppiato è la gigantesca creazione di Otis Redding “(Sittin’On)The Dock of The Bay”, un pezzo prodotto artisticamente dal grande chitarrista Steve Cropper, che dovette faticare parecchio per convincere l’Atlantic a pubblicare il pezzo con i gabbiani che si sentono all’inizio e quel fischietto finale che era un appunto melodico di Otis che doveva ancora completare il testo, rimasto poi come un commiato e una specie di eredità spirituale per tutti noi, dal sapore agrodolce e eterno.

Le riprese sono sempre di Francesca Vecchi.

Ecco il video.

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Del resto, credo ci siano una lunga serie di cose che ci accomunano.

Quei libri che ci siamo sempre ripromessi di leggere e che continuiamo a non leggere, data una specie di sindrome da anormalità che ci caratterizza, quella che ci fa aprire venti volte il libro ma fermare venticinque volte, così come quelle spese fatte con tutto l’armamentario del momento (intendendo con questo il doveroso equipaggiamento per non diffondere il virus o infettarsi) mascherina, guanti, distanza di almeno un metro dal nostro prossimo, il tutto si risolve in spese alimentari deliranti, fatti in una specie di stato di trance.

Tutti i giorni, credo tutti, aneliamo una boccata d’aria e un poco di moto poi, appena ci muniamo delle necessarie motivazioni, la mamma anziana da rifornire, la spesa da fare appunto, una bolletta da pagare, appena siamo fuori e notiamo l’ambiente giustamente deserto, non vediamo l’ora di tornare a casa.

Le preoccupazioni per il futuro sono comuni a tutti, provi ad informarti su quello che potrebbe essere un tuo diritto, poi arriva la voce di quello che dice che ritiene ingiusto chiedere rimborsi o facilitazioni a fronte di un marzo che ha visto giustamente saltare qualcosa come otto o dieci appuntamenti lavorativi, tra date dal vito ed eventi formativi già organizzati.

Quelli che scrivono così sono gli stessi che condannano quelli che cantano sui balconi, perché non va bene neanche quello, come quelli che ricordano ai musicisti che devono farsi pagare per le loro esibizioni, cosa che ritengo giusta ma visto che la mia libertà finisce dove inizia la tua, se io ho voglia di fare un migliaio di video e regalarli alla rete credo di poter essere libero di farlo, così come spero di poter essere libero di cantare una canzone rivolto verso il cortile interno del palazzo ove abitiamo, in una improvvisata jam session con Lucio Bruni, pianista che abita a fianco della nostra cucina.

Pubblicato da Antonio Rigo Righetti Full su Venerdì 13 marzo 2020

 

Chiaro che non farei la stessa cosa vicino a un ospedale, ma una mezz’ora di musica credo possa risollevare lo spirito senza che qualche attorucolo di dubbio livello e presenzialista possa dire che siamo dei buffoni.

Pubblicato da Antonio Rigo Righetti Full su Venerdì 13 marzo 2020

 

Spirito.

Ecco cosa ha messo in evidenza questa esperienza ancora in corso.

 

La mancanza di spirito e spiritualità che ci contraddistingue.

Posso sperare in una ripartenza che ci faccia cambiare, nei modi e nei tempi del nostro lavoro, nei rapporti reciproci, nel rispetto.

Lo spero per me, per la mia famiglia e per tutti.

Che il dolore non sia vano.

Ecco cosa spero.

Speranza, forza, coraggio e perseveranza.

Keep Rocking!

ecco il link per la playlist del Circolo PickWeek su YouTube

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