Riporto da Wikipedia: “La world music (in italiano: “musica del mondo”) è un genere musicale di contaminazione fra elementi di popular music e musica tradizionale (folk ed etnica) sviluppato negli anni Ottanta”. Definizione calzante, con l’aggiunta che la contaminazione avviene ormai non solo con il pop, ma anche con tutte le musiche dell’universo contemporaneo, dal jazz all’elettronica, dall’hip hop alla classica, che è stata la prima a iniziare il processo all’inizio del secolo XX.

Pippi Dimonte Quartet

PIPPI DIMONTE
Majara (autoprodotto)
Voto: 8

Per il suo quarto album da solista Giuseppe “Pippi” Dimonte, contrabbassista di vaglia e compositore di puzzle preziosi, è tornato a casa, fra i magnifici sassi di Matera, della cui provincia è originario. Insieme a lui un terzetto di musicisti eccellenti – Francesco Paolino a chitarra e mandola, Mario Brucato ai clarinetti ed Emiliano Alessandrini al tamburello brasiliano pandeiro – per proporre un sound acustico elegante e colto, sempre giocato sulle sfumate e sui rapporti timbrici fra la strumentazione inusuale, in un equilibrio raffinato tra atmosfere eclettiche e vitali.
Majara, nome dialettale dell’anziana “curatrice” degli antichi villaggi antichi, è un album di pregio, che fonde diverse sonorità mediterranee tra di loro e propone il fluire raffinato della musica da camera (compreso il jazz à la Modern Jazz Quartet). Si va dalle composizioni che afferiscono ai suoni del sud Italia, come Quasimodo, intenso omaggio al poeta siciliano, oppure Camarda, ispirata alla Basilicata, a quelle più arabeggianti, come la danzante Arroz che sfocia in fraseggi flamencati, dalla serenità mediterranea di Tarassaco agli intrecci multicolori di Agavè, con un feeling che ricerca l’emozione come referente immediato.

Villandorme

VILLANDORME
Villandorme (Nota)
Voto: 7/8

Il veterano Lino Straulino, uno dei maggiori musicisti friulani, cantautore e compositore in dialetto, italiano e inglese, sperimentatore di combinazioni sonore con linguaggi disparati lungo una discografia infinita, torna come chitarrista nel trio Villandorme. Completato dall’altro chitarrista Alvise Nodale e dalla cantante Alessia Valle, il trio ci propone un album eponimo minimale, che punta a metterci in comunicazione diretta con l’essenza di ballate popolari notissime del nord Italia (come Donna lombarda oppure Il mugnaio), alcune già proposte da Straulino nel cd La bella che dormiva del 2004.
Tutte e sette le canzoni vedono come protagonista una donna, spesso in situazioni “imbarazzanti” con testi carichi di doppi sensi, che Straulino riporta dai diversi dialetti in un italiano “lavorato” per modellare l’ascolto sulla scelta di un folk-rock acustico quasi anni Ottanta, alla Pentangle o alla Malicorne. Il risultato è piacevole e discorsivo, specie per il lavoro di elaborazione ritmico-armonica e per i sapori blues, ma ovviamente l’organico ridottissimo non aiuta più di tanto la ricchezza e il peso della proposta.

Giovanna Marini

GIOVANNA MARINI
Canta Matteo Salvatore (Nota)
Voto: 9

Un gigante donna incontra un altro gigante, E, nell’intermezzo tra le 15 canzoni, ci racconta come avvenne nella realtà di 55 anni fa, propugnato dal grande studioso Michele Straniero, e altresì come si sviluppò la storia del cantastorie pugliese, che finì anche in galera per l’uccisione della compagna e cantante Adriana Doriani.
“Se mi ci è voluto tanto tempo per decidermi a incidere i canti che avevo imparato da Matteo, il fatto è dato da una timidezza dettatami dalla forza poetica e lirica che usciva (ed esce tuttora, ndr.) da quelle canzoni”, scrive Giovanna Marini sul booklet, dove purtroppo mancano le traduzioni in italiano dei brani, illustrati con ironia da Saverio Montella. E aggiunge: “Non volevo proprio guastarle dopo che Matteo stesso mi aveva spiegato come e perché dovevano essere cantate con tanto rispetto”.
Ovviamente la 83enne folksinger (dalla voce ancora incredibilmente giovanile e da lei stessa doppiata spesso), con il solo aiuto della chitarra e di sax e clarinetto del figlio Francesco, ottimo jazzista e non solo, le canta con un’aderenza intensa e una partecipazione totale. I brani, che Matteo Salvatore cantava in falsetto, sono resi con il rispetto che si deve ai grandi lieder di Schubert e di Mahler e con un pathos assoluto.

Roberto Licci, Enza Pagliara, Dario Muci, Emanuele Licci

PAGLIARA, MUCI, R. LICCI, E. LICCI
Suddissimo (Nauna)
Voto: 9

Lo stesso pathos, forse ancora più intenso, emana da questa proposta del gruppo pugliese (tutta gente dal grande cursus honorum nell’ambito della musica popolare e della ricerca, a cominciare dal 70enne Roberto Licci, uno dei fondatori del Canzoniere Grecanico Salentino) di 11 brani di Matteo Salvatore. Otto sono gli stessi cantati dalla Marini e il confronto tra le emozioni che scatenano le diverse interpretazioni corre sul filo della personalità di chi ascolta e del suo rapporto con la tradizione.
Enza Pagliara e gli altri sono più ligi a una lettura potremmo dire “etnica” dei brani del cantautore di Apricena (FG), nato nel 1925, cresciuto analfabeta e poverissimo. Ballate e tiritere in dialetto che parlano, senza mai cercare una morale, di un mondo contadino e operaio guardato con l’occhio neorealistico degli anni 50 e con una poesia spontanea e immediata, non priva di momenti sorridenti e rivestita con poche note essenziali ed eleganti.
Il cd comprende anche due toccanti racconti di emigrazione che integrano il percorso delle canzoni e tutto il packaging è completato da un booklet con le traduzioni (in italiano e francese) dei brani e alcune foto relative all’unico concerto di Salvatore in Francia, datato ottobre 1999, che viene offerto anche in DVD. Un documento eccezionale.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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