#iorestoacasa con Spettakolo

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#iorestoacasa

Lo dicono in molti, in questi giorni stiamo combattendo una guerra in cui il Mondo intero è unito contro un nemico invisibile, un virus che sta democraticamente colpendo ogni Nazione e ogni ceto sociale.

La nostra sola arma, ormai lo sappiamo, è quella di restare a casa, che non vuol dire rimanere inermi ad attendere che passi la bufera, ma magari cogliere l’occasione per recuperare tutto quello che a volte ci perdiamo nella nostra quotidianità frenetica.

Il compito che ci siamo dati, in questo periodo di quarantena, è quello di consigliarvi una canzone e un film che possano farvi compagnia nelle giornate casalinghe. Io ho deciso di non separare le due cose e proporvi un film musicale che non potrà non piacervi: Across the Universe.

Se non siete fan dei musical non abbiate paura, la colonna sonora di quest’opera è tutta dei Beatles – compreso il titolo preso in prestito da una canzone contenuta nell’album Let it be- e già solo questo dovrebbe bastare a convincervi a dargli (o ridargli) una chance.

Across the Universe è un film uscito nel 2007, che racconta la storia di Jude (Jim Sturgess), giovane operaio in una Liverpool degli anni ’60, che decide di partire alla volta degli Stati Uniti per cercare un padre che non ha mai conosciuto. Arrivato negli States Jude si imbatterà in tantissimi nuovi amici e soprattutto nella realtà di quegli anni fatta di contestazioni, lotte per i diritti civili, condita da un’onnipresente riferimento alla guerra del Vietnam e un sottofondo di rock’n’roll.

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Se pensate di seguire la trama come in un qualsiasi film, dimenticatevelo! Across the Universe è un insieme di quadri diversi, con all’interno tantissimi riferimenti alla controcultura dell’epoca o rimandi ad altre opere cinematografiche, reinterpretazioni psichedeliche di alcuni brani, riferimenti testuali o ricostruzioni spaziali (un esempio su tutti le posizioni di Jude e Lucy sotto l’acqua che richiamano la copertina del Rolling Stones del 1981 con John Lennon e Yoko Ono) che è impossibile pensare di guardarlo senza analizzarlo in dettaglio.

L’intera struttura narrativa è un ammiccamento più o meno sussurrato a fatti reali o testi musicali che cerca di apparire del tutto casuale, ma è stato, invece, studiato in dettaglio dalla regista Julie Taymor.  Anche i cameo di ospiti illustri come Salma Hayek (che chiese di far parte del progetto), Bono Vox e Joe Cocker e del coreografo dell’opera Daniel Ezralow hanno tutti una posizione e un senso specifico all’interno del film, come i nomi stessi dei personaggi principali (Jude, Lucy, Max) o il fatto che alcuni di loro siano modellati su icone di quegli anni, come Jojo che ricorda Jimi Hendrix.

Una trama leggera che vi saprà catapultare (e per alcuni frangenti è davvero il termine giusto) nella psichedelia di quegli anni così lontani, ma che vi ricorderà anche un pezzo di storia che viene spesso trascurato o peggio edulcorato. In questo film c’è tutto, la leggerezza e la coscienza, il rock’n’roll e la guerra, lo scantinato putrido e il cielo limpido, il pensiero comune e la visione artistica.

E ovviamente ben 32 brani originali della band di Liverpool (non a caso città natale del protagonista) reinterpretati dal cast. In questo caso ve li consiglio tutti, nessuno escluso, riscopriteli nella versione inedita del musical e poi ascoltateli ancora in quella originale o nei rifacimenti illustri di alcuni brani, come la versione di David Bowie della canzone che dà il titolo al film e che nel ritornello riporta quel “Nothing’s gonna change my world” che per noi, oggi, si carica di un significato nuovo.

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Claudia D'Agnone
Nata a Foggia in un’estate di notti magiche in cui si inseguivano goal, a 19 anni parte prima alla volta di Roma per poi approdare a Milano. Ha iniziato a 20 anni a collaborare con riviste cartacee o web scrivendo principalmente di musica e spettacolo. Parla tanto, canta, suona (male), insomma pratica qualunque attività fastidiosa vi venga in mente. Per evitare di snervare eccessivamente chi le è vicino si è “sfogata” al microfono collaborando con alcune radio web e locali. Medaglia olimpica di stage non retribuiti.

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