Springsteen ai tempi del Covid-19, una canzone al giorno: “Reason to believe”

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Pandemia 2020, giorno 9. Alla fine di ogni giornata faticosamente guadagnata, la gente trova una ragione per credere… nonostante tutto. Soprattutto in periodi strani, difficili e anomali come quello che stiamo vivendo. Reason to believe, la canzone di oggi, compare nel 1982 in Nebraska, ed è un pezzo scritto e pensato per chitarra e armonica, ma nella versione full band (come quella del video in calce) acquista ancor più forza fino a diventare travolgente. Presentando questa canzone nel 1990 a Los Angeles durante il concerto di beneficenza per il Christic Institute, Bruce disse: «Questa canzone parla di ciò che la fede cieca e il rifiuto di rinunciare alle proprie illusioni tira fuori dalle persone». 

Ci sono un uomo su un’autostrada che guarda un cane morto in un fosso, in attesa che si rialzi e inizi a correre; una ragazza che lavora tutto il giorno per portare i soldi a casa al suo uomo che un giorno prende e se ne va e lei rimane li ad aspettarlo; c’è un bambino che viene portato al fiume per essere purificato dal peccato originale; c’è un uomo anziano che si suicida nel suo casotto degli attrezzi e viene portato al cimitero; c’è uno sposo che viene lasciato all’altare e si domanda dove sia andata a finire la sua sposa. Sono tutti personaggi assurdi eppure drammaticamente reali. Personaggi che nonostante tutto, alla fine della giornata, trovano una ragione in cui credere e andare avanti. Che senso può avere, si chiede Springsteen, purificare un neonato che per la sua stessa condizione di essere appena nato non può aver commesso alcun peccato? Che senso può avere portare un suicida al cimitero quando la chiesa cattolica non lo ammette? Che senso ha attendere all’altare una donna che non tornerà mai più o un uomo che hai sempre mantenuto e che ciò nonostante ti ha lasciato? Che senso ha aspettare che un cane morto possa tornare in vita? Sono tutte domande che hanno un’unica risposta: nessuno. Eppure, nonostante l’evidenza della realtà, ognuno di loro accetta il proprio destino e trova una ragione in cui credere. Troviamolo anche noi allora un motivo per resistere a questa quarantena nonostante ci sembri assurda e per alcuni versi ingiusta. Stringiamo i denti, aggrappiamoci ai nostri amici e ai nostri affetti. Soprattutto, ascoltiamo la musica, quella buona, quella vera, quella che ci salverà.

Ci sono tante versioni live di questo brano, avrei voluto mostrarvi quella acustica del 1990 a Los Angeles citata sopra, o quella del 28 novembre 2007 a Milano, alla fine ho scelto quella del 7 novembre del 2016 (Parigi, Bercy) perché ha una carica pazzesca anche da parte del pubblico, e Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di carica in questi giorni…

#stiamoacasa, #brucespringsteen, #letsplaythemusic

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

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