#iorestoacasa con Spettakolo

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Eccomi nuovamente con voi per la rubrica quotidiana #iorestoacasa. Giorno dopo giorno, la quarantena diventa sempre più impegnativa, ma noi di Spettakolo! continuiamo imperterriti ad intrattenervi e a proporvi nuovi spunti musicali/cinematografici per queste lunghe giornate. Come è stato spesso ribadito da altri componenti della redazione, la “missione” di farvi compagnia è una piccola grande responsabilità per ciascuno di noi in quanto, nel condividere qualcosa che fa parte del nostro vissuto, speriamo che possa in qualche modo allietare anche il vostro.

La canzone che vorrei proporvi oggi è la gemma nascosta di un album che ha fatto la storia del nu soul/hip hop, nonché l’unico inciso, più di vent’anni fa, dalla sua straordinaria autrice, produttrice ed interprete: Lauryn Hill. Composto da sedici canzoni, l’album capolavoro The Miseducation of Lauryn Hill è anche uno dei miei dischi preferiti, che ho scoperto per caso, frequentando un corso di danza hip hop tanti anni fa. Anche l’amore per il brano che vi segnalo è nato su quella pista, cosa che può sembrare un po’ strana, visto che si tratta di una ballad.

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Ghost track dell’album, Tell Him è una struggente preghiera d’amore, ispirata al Capitolo 13 della prima lettera di San Paolo ai Corinzi, di cui vengono riadattati diversi versi. Il brano è un inno all’amore universale, al sentimento più puro e spogliato di ogni sovrastruttura, a quell’amore che tiene uniti, fa sacrificare per l’altro e rende persone migliori. Mi fa piacere condividere il seguente estratto del testo, che a mio parere esprime molto bene questo concetto:

Let me be patient, let me be kind
Make me unselfish without being blind
Though I may suffer I’ll envy it not
And endure what comes
‘Cause he’s all that I got and tell him

Tell him I need him
Tell him I love him
And it’ll be alright

Passiamo adesso al film che vi consiglio di gustarvi sul divano di casa. Si tratta de Il Discorso del Re, pellicola del 2010 diretta da Tom Hopper e interpretata da Colin Firth, Helena Bonham Carter e Geoffrey Rush. Il film è ispirato alla vera storia del principe britannico Albert di York, padre dell’attuale regina Elisabetta II e successivamente divenuto re con il nome di Giorgio VI. Albert, detto Bertie, soffre da sempre di balbuzie e deve affrontare da un lato il rapporto con un padre forte e autoritario (re Giorgio V), di fronte al quale si sente perennemente inadeguato, dall’altro quello con il fratello maggiore, erede al trono e amante delle mondanità. Deluso dalle precedenti terapie intraprese, Bertie è deciso a non incontrare ulteriori specialisti: è sua moglie Elizabeth a spingerlo a fare un ultimo tentativo con l’originale logopedista australiano Lionel Logue. L’uomo aiuterà il principe non solo ad affrontare il suo problema legato alla balbuzie, ma anche a capirne l’origine dal punto di vista psicologico. Tra i due il rapporto medico-paziente si evolverà in una vera e propria amicizia, che risulterà ancora più determinante quando Bertie, a causa del matrimonio del fratello Edoardo con una donna divorziata, dovrà (suo malgrado) salire al trono e fronteggiare quelle responsabilità da cui si era sempre sentito protetto e, in verità, per le quali non si era mai considerato all’altezza.

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Vi riporto qui sopra la scena finale del film, in cui si chiude il cerchio di questo affascinante viaggio: quello attraverso le fragilità di un principe che non voleva diventare re ma che, di fronte a una situazione di grave crisi (l’imminente scoppio della Seconda Guerra Mondiale), riesce a tirare fuori la determinazione per dare un messaggio incoraggiante e pieno di speranza al proprio Paese.

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Claudia Tinelli
Nata a Bari nel 1984, vivo a Milano dal 2006 e mi sento fortunata nell’affermare che amo la mia città adottiva tanto quanto la mia terra d’origine (l'unico vuoto incolmabile è il mare, ahimè!). Marketing/communication addicted, sono una media planner atipica che cerca perennemente di conciliare al meglio la sua anima creativa con quella analitica/numerica. In tutto ciò, la musica è la passione viscerale che ha sempre accompagnato la mia vita.

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