#IoRestoACasa con Spettakolo tra Gianna Nannini e Nick Hornby

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Settimana Pacifica
Foto di Simone Di Luca

Visto il prolungarsi dell’isolamento noi di Spettakolo continuiamo a tenervi compagnia in queste giornate casalinghe anche durante tutto il mese di aprile, sperando di riuscire a darvi qualche spunto per passare qualche ora del vostro tempo in maniera un po’ più spensierata, farvi conoscere una canzone che non avevate mai sentito (ma non credo che sarà il caso del brano di oggi), oppure aggiungere un film alla vostra collezione.

Stare in casa a lungo andare provoca insofferenza, soprattutto per uno come me che ogni tre per due prende un aereo per andare ovunque sia, come direbbe De André “per la stessa ragione del viaggio: viaggiare”.

La canzone di oggi infatti è proprio a tema viaggio, è stata pubblicata nel 1982 ed è tratta dall’album Latin lover.
In quegli anni il mondo era profondamente diverso: il muro di Berlino non era ancora caduto, la tensione tra U.R.S.S. e USA era ancora palpabile, gli atlanti avevano ancora quell’enorme dicitura, “Unione Repubbliche Socialiste Sovietiche”, su di un’enorme distesa verde di cui si sapeva ben poco.
Eppure c’era la voglia di camminare tranquillamente per strada, di girare per il mondo, di scambiarsi le culture, i sogni, i pensieri, di conoscere nuove lingue, nuovi autori.
I viaggi in autostop, in interrail, senza una meta, erano uno stile di vita e i giovani volevano sentirsi cittadini d’Europa, del mondo.

Come ha raccontato la stessa Gianna nella bellissima puntata di 33 giri – Italian masters dedicata all’album, questa canzone parla di una storia vera: «C’era questo ragazzo che bazzicava negli studi di Conny Plank, era uscito dalla Polonia per non fare il servizio militare e si rifugiava un po’ lì. Ci ho fatto amicizia, mi ha raccontato la sua storia e allora mi sono ispirata a lui, scrivendo questa canzone, che è anche un brano antimilitarista».

Curiosità: le tastiere di questo pezzo sono suonate da Annie Lennox.

Speriamo si possa tornare presto a viaggiare, anche se le limitazioni dureranno a lungo, se tanti paesi ancora ci negheranno l’accesso per chissà quanto tempo, oppure saremo noi a impedire agli altri di venire in Italia per proteggerci dal contagio.
Di certo il settore dei trasporti ci metterà mesi e mesi prima di tornare a livelli di traffico pre-crisi, ma speriamo di poter salire presto le scale di un aereo, per tornare a viaggiare e non piantare mai bandiera, come il “ragazzo dell’Europa” della canzone.

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Per quello che riguarda il film oggi ho pensato a Febbre a 90°, dedicato a chi è in astinenza da calcio a causa dello stop forzato ai campionati e alle coppe europee.

Ma questo film cult tratto dall’omonimo romanzo di Nick Hornby non è soltanto una pellicola per gli invasati del pallone e gli ultras, e il sottotitolo la dice lunga: “la vita si fa complicata quando ami una donna ma hai sposato 11 uomini”.
Febbre a 90° è una bellissima commedia che vede Colin Firth nei panni di Paul Ashworth, insegnante di lettere in una scuola superiore e tifoso dell’Arsenal e prende spunto dal calcio per esaminare quanto in realtà la nostra passione per questo sport influenzi letteralmente la nostra vita, condizionando anche le nostre relazioni, perché per qualsiasi tifoso è davvero impossibile non immedesimarsi nel protagonista e rendersi conto di quanto, anche noi, a volte abbiamo fatto cazzate o trascurato qualcuno per amore di quegli undici ragazzi in maglietta e calzoncini che corrono dietro ad un pallone.
Vi lascio con il monologo più bello del film e vi auguro una buona visione!

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