Cambiamenti
(
Voltati e guardali, gli strani)
Cambiamenti
Non voglio essere più ricco
Cambiamenti
(
Voltati e guardali, gli strani)
Cambiamenti
Voglio solo essere un uomo nuovo
Il tempo mi può cambiare
Ma io non posso prevederne il corso

Changes, David Bowie

 Una mattina il signor Ics era uscito di casa come tutte le mattine per il suo giro in bicicletta. L’aria insolitamente fresca segnava il passaggio tra un interminabile inverno e la nuova stagione a lungo desiderata. Malgrado il gelo avesse prolungato la sua mano su ogni cosa, tutte le inflorescenze si erano da tempo presentate all’appello del sole più incerto.

 Era primavera, malgrado tutto e tutti, malgrado i dolori e i drammi di sempre, le lotte, i rivolgimenti e tutto il resto. Gli uccelli riempivano di una gloria nuova ogni pianta dei vialetti di tiglio e di magnolia. L’aria era tersa e pungente. La bellezza lo colse di sorpresa, regalandogli una vertigine dolce, qualcosa di speciale, come quando l’ultimo raggio di sole inaspettatamente ci indora la fronte, una sera, rientrando a casa dopo una giornata spenta, e questo cambia il nostro sentire, rinnovandolo.

 Vagava in bicicletta più leggero che mai. Alle undici il sole aveva già lasciato il posto all’avanzare di un fronte nuvoloso verdastro che gonfiava l’orizzonte, e in un precipitare di eventi atmosferici nell’arco di pochi minuti si era ritrovato nel pieno di una forte, inattesa burrasca. Gli sconvolgimenti del clima lo avevano abituato da tempo a bruschi cambiamenti di rotta del cielo, con incroci delle masse ventose che viravano di colpo, ma quella mattina fu diverso, fu tutto più bello e terribile.

 Pedalando con vigore aveva ripreso la via di casa, ma l’incalzare della pioggia e il vento contrario, di una forza inaudita, in un incremento sempre più potente e implacabile, lo rallentavano, sfiancandolo.

 C’è stato un prima e un dopo di ogni singolo avanzamento delle nostre vite. Così fu per il Signor Ics, in quella mattina di fine aprile del 1989. Sulla cresta della sponda di un rigagnolo schiumoso, colto in pieno dalla frustata estesa di un fulmine, prima di vedere solo blu, sentì solo un profondo ardore riempirlo come di una gioia mai sentita.

 Un mese dopo, all’ospedale di Dresda, riavutosi dal trauma della sua disgrazia, si sentiva spiegare dal neurologo calvo che lo aveva assistito sin dal principio, che il suo caso doveva considerarsi vicino all’esemplarità, tanto rari sono gli episodi di persone che vengono colpiti con tanta precisione da un fulmine e ancor meno coloro che sopravvivono alla sciagura di una fulminazione.

 Ripresosi del tutto in tempi brevi e tornato alla sua vita di professore di statistica, si era via via accorto da piccoli dettagli che la sua vita era mutata. Una inspiegabile predilezione per la musica aveva preso il posto per quella che in precedenza era stata, se non proprio indifferenza, di certo distanza o superficiale considerazione di ogni avvenimento sonoro organizzato.

 Nel corso dei mesi successivi all’incidente, il Signor Ics era passato gradualmente dall’interesse crescente verso ogni fonte di riproduzione musicale, all’acquisto di un giradischi insieme a una nutrita collezione di opere sinfoniche e pianistiche, fino al desiderio sempre più invadente di possedere un pianoforte, al noleggio di un dignitoso Willis & Co., per approdare alla più bruciante passione per l’esecuzione di sonate di Chopin, Schubert, fino ad  arrendersi infine all’evidenza di essersi scoperto a quarant’anni suonati, incredibilmente, miracolosamente, un autentico talento.

Sostenuto dal neurologo divenuto suo amico, meno di sei mesi dopo l’incidente, otteneva un’audizione presso la direzione del Teatro Sociale, la cui direttrice, informata dall’amico medico e mossa a quell’incontro da semplice curiosità, impressionata dalle qualità espressive, dalla ricchezza dinamica e timbrica delle esecuzioni, ma più di ogni altra cosa dal trasporto col quale il Signor Ics, ex statistico, si era trasformato in un pianista di toccante drammaticità, gli aveva procurato una scrittura per il suo speciale debutto in pubblico per la stagione successiva.

 Senza passare per alcuna delle numerose, lunghe e dolorose tappe che normalmente compongono una carriera musicale e occorrono a un qualunque, seppur brillante concertista per poter affrontare le tavole silenti di un teatro gremito, il sorprendente Signor Ics, nel novembre del 1990, alle ore ventuno, faceva il suo trionfale ingresso nel novero degli interpreti in grado di commuovere una platea inebetita, attonita, e a propria volta come colta dal lampo di una bellezza dirompente.

 Pochi mesi prima di quel debutto, il 9 novembre 1989, per il mondo intero un evento di inestimabile potenza aveva preso il posto della realtà preesistente.

Il muro che separava la parte est dalla parte ovest della città di Berlino, era caduto, e quell’apertura tra due parti dello stesso mondo, ritenuta a lungo impensabile, aveva aperto un orizzonte terribilmente nuovo, insieme benefico e nefasto, all’umanità.

 Il Signor Ics aveva voluto intitolare “Crisis” la sua tournee europea, tenutasi con grande partecipazione di pubblico, appena prima che i suoi interessi di statistico lo riportassero gradualmente a produrre studi sulle inattese sorti del mondo, sia individuale quanto collettivo, in occasioni di eventi traumatici, che egli aveva preso l’abitudine a stilare accanto, e alle volte proprio a ridosso dei tasti del suo ormai sgangherato ma inseparabile pianoforte della sconosciuta ditta Willis & Co.

Liberamente ispirato allo studio sul rapporto tra musica ed eventi traumatici raccolti nel testo “Musicofilia”, di Oliver Sacks, Adelphi, 2008.

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gianCarlo Onorato
gianCarlo onoratoMusicista, scrittore e pittore fuori dagli schemi, ex leader di Underground Life. Ha pubblicato i dischi: Il velluto interiore (1996), io sono l’angelo (1998), falene (2004), sangue bianco (2010, Premio Giacosa), ExLive (2014) con Cristiano Godano, quantum (2017), “quantum Edizione Extra” (2018), ha curato la co-direzione artistica del Tributo a Luigi Tenco come fiori in mare Vol. I (2001) e Vol. II, in “Sulle labbra di un altro” (2011), ed i libri: Filosofia dell’Aria (1988), L’Officina dei Gemiti (1992), L'ubbidiente giovinezza (1999), Il più dolce delitto (2007), “ex-semi di musica vivifica” (2013), La formazione dello scrittore” (2015). Ideatore del Seminario del Verbo Musicato, ha centinaia di concerti alle spalle e un disco, un tour e un nuovo romanzo nel prossimo futuro. giancarloonorato.it

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