Springsteen ai tempi del Covid-19, una canzone al giorno: “Candy’s room”

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Pandemia 2020, giorno 13. Oggi parliamo di una delle canzoni più dure e crude che Bruce ha scritto nella sua carriera: è Candy’s room, solo apparentemente un brano che parla di una ragazzina che ha la testa piena di sogni. In realtà dietro questa canzone c’è una storia brutta e brutale che ci ascia sempre spiazzati. Basta sentire il ritmo e la “cattiveria” con cui Bruce la suona per capire subito che non può essere una storia leggera e facile da raccontare. Siamo ancora nel 1978, l’album è Darkness on the edge of town: per comporre questo brano, Springsteen mette insieme due canzoni, Candy’s boy e The fast song. In particolare, dalla prima riprende e aggiusta il testo, dalla seconda, la musica. La prima volta che Bruce la registra è il 1977 poi ci lavora su, smussa gli angoli, registra più volte al voce e alla fine esce fuori uno dei pezzi più drammatici e più forti che abbia mai scritto. Una canzone  assolutamente irresistibile che dal vivo diventa travolgente. Candy’s room uscirà come B side del  singolo di Badlands nell’estate del 1978.

La versione che sentiamo nel video, però, è quella del Paramount Theatre di Asbury Park del 2009, durante le prove del tour. Ascoltate bene la voce rabbiosa che ha Bruce nel cantare questo pezzo, guardate come picchia duro sulla chitarra, quasi a voler vendicare un torto subito da una ragazzina fragile e indifesa. Sentite  la batteria di Max Weinberg: bastano questi pochi cenni per capire che non è una semplice canzone d’amore. Questa volta non si tratta di raccontare una grande passione, questa volta  ci  racconta una storia torbida. Candy potrebbe essere una sorta di alter ego di Rosalita, con qualche problema in più magari. Suo padre le impedisce di uscire con il suo ragazzo perché è uno squattrinato e e per sua figlia, evidentemente, sogna il meglio. Il padre di Candy, invece, la segrega in casa per ben altri motivi. Partiamo dal primo elemento: il buio nell’ingresso di casa sua, già di per sé dà l’idea di qualcosa di torbido e ambiguo. Altro elemento inquietante, perché Candy ha tutti questi amanti e perché nonostante ciò (she has men who give her everything she wants) lei vuole stare solo con il narratore della storia (but they don’t see that what she wants is me)? È vero che quel ragazzo innamorato di lei deve imparare molto in materia d’amore (Baby if you wanna be wild you got a lot to learn) ma è l’unico al quale può mostrare la sua essenza, i suoi mondi nascosti che brillano nell’oscurità (hidden world that shine), l’unico uomo di cui si possa fidare. Ma è proprio questa difficoltà a fidarsi degli esseri di sesso maschile, unito a quella oscurità sottolineata più volte, che mi fanno pensare a un’altra interpretazione molto più ambigua e inquietante: quella di una violenza subita e di una costrizione a prostituirsi concedendosi a molti uomini sconosciuti che le portano tanti regali (Strangers from the city call my baby’s number and they bring her toys). È evidente che Candy nasconde un segreto, qualcosa di inconfessabile che trapela dal suo sguardo ma da cui nessuno può difenderla. Candy è una ragazzina molto giovane come ci fanno capire i poster dei suoi idoli alle pareti (In Candy’s room there are pictures of her heroes on the wall), ma riceve uomini, non ragazzi, in casa sua, anzi in camera sua, un particolare che mi fa pensare che a gestire questo disgustoso traffico sia una persona di famiglia, il padre per l’appunto. Il buio nell’ingresso di casa metaforicamente ci parla di una condizione di vita oscura di questa ragazzina. Da notare poi anche l’utilizzo del termine pretty in questa canzone, ripetuto due volte nella stessa strofa: When I come knocking she smiles pretty  (Quando vado a bussare alla sua porta, lei mi sorride in maniera carina) she knows I wanna be Candy’s boy (lo sa che voglio essere il ragazzo di Candy) There’s a sadness hidden in that pretty face  (C’è una tristezza nascosta in quel faccino carino) A sadness all her own from which no man can keep Candy safe (una tristezza tutta sua da cui nessun uomo può difenderla). 

Ma poiché nulla è mai casuale mi viene da pensare ad un film di Louis Malle, Pretty Baby, uscito proprio nel 1978 (ad aprile) , in cui si racconta la storia di una giovanissima prostituta di dodici anni (Brooke Shields) che vive in un bordello di New Orleans insieme a sua madre (Susan Sarandon) all’inizio del Novecento. Le due storie sono sorprendentemente simili: nella canzone, Candy, tra i tanti uomini che la vanno a trovare portandole e promettendole qualsiasi cosa, vuole solo il narratore che non è certo ricco ma è l’unico che possa garantirle una vita normale, non agiata forse, ma decisamente passionale e senza dover vendere il suo corpo. Nel film Violet (la pretty baby del titolo), incontra un fotografo (Keith Carradine) che inizia a immortalare lei e sua madre, diventando una presenza fissa, una sorta di istituzione del bordello. La baby-squillo, dopo un’iniziazione traumatica, capisce che Bellocq, il fotografo, è l’unico che possa salvarla da quella vita di inferno. Così come Candy nella canzone sa che l’unica sua possibilità di redenzione passa dalla fuga con quel ragazzo che non ha nulla a che vedere con i suoi clienti.

Violet e Candy sono figure che si assomigliano e che a tratti si sovrappongono: sono entrambe molto giovani, sono state violentate dalla vita stessa, prima ancora che dagli adulti, e cercano con grande determinazione una via d’uscita per cambiare la loro condizione. Una (Violet) accetterà di sposare Bellocq, che nel frattempo ha perso completamente la testa per lei e che darà prova di questo suo grande amore nel momento in cui lascerà andare la sua sposa bambina per farla tornare con la madre. L’altra (Candy) darà modo a quel ragazzo così diverso da tutti gli uomini che frequenta, di conoscere il suo segreto, di entrare a fare parte di quel mondo nascosto che però può anche brillare, perché soltanto attraverso la rivelazione e la condivisione di quel terribile segreto, Candy può redimersi e cominciare a fare una vita decente. Solo attraverso la forza e la potenza di un sentimento autentico e disinteressato Candy tornerà a vivere. Ma lui stesso dovrà essere disposto a scendere nei meandri di questa miseria umana per poter capire e conseguentemente mettere al sicuro Candy. Per questo dovrà attraversare il buio all’ingresso e andare fino in fondo per conoscere la sua storia (We go driving driving deep into the night) perché solo in questo modo e solo comprendendo realmente il suo dramma potrà vedere la speranza e la volontà di cambiamento espresse attraverso quella luce che ancora brilla negli occhi di Candy (I go driving deep into the light in Candy’s eyes). Candy sa che lui è l’unico disposto a sacrificare tutto se stesso per amor suo (She knows that I’d give all that I got to give) e quindi punta tutto su di lui per salvarsi e tornare a vivere.

Schermo intero, volume a palla e giù a cantare a squarciagola!

#stiamoacasa, #brucespringsteen, #letsplaythemusic

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati “Ben Harper, Arriverà una luce” (Nuovi Equilibri, 2005, scritto in collaborazione con Ermanno Labianca), ”Gianna Nannini, Fiore di Ninfea” (Arcana), ”Autostop Generation" (Ultra Edizioni) e ben tre su Luciano Ligabue: “Certe notti sogno Elvis” (Giorgio Lucas Editore, 1995), “Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue” (Arcana, 2011) e il nuovissimo “ReStart” (Diarkos) uscito l’11 maggio 2020 in occasione del trentennale dell’uscita del primo omonimo album di Ligabue e di una carriera assolutamente straordinaria. Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

1 COMMENTO

  1. Per la precisione non si tratta delle “prove del tour” ma di un set registrato al Paramount Theatre di Asbury Park appositamente per il trentennale della pubblicazione dell’album Darnkess on the edge of Town. E’ stato prodotto un cofanetto e come perla tutto l’album è stato ri-suonato dal vivo a “porte chiuse” ed è finito con DVD bonus.
    Rimane uno dei documenti più incredibili ed eccezionali ufficiali mai rilasciati, una band maturata e migliorata come il buon vino che ripropone in un ambiente particolare e carico di storia il suo capolavoro del 1978. Alla formazione ufficiale manca solo Danny Federici passato a miglior vita qualche tempo prima, rimpiazzato da Charles Giordano all’organo.

    Grazie ancora una volta per aver tirato fuori da cilindro questa perla e la sua esecuzione unica. Invito tutti a guardarsi tutto d’un fiato l’esecuzione dell’intero album live e comprendere la grandezza di questa opera.

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